Tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “F”. 

Stefano Cavallini

isola-nel-cantiere
Una piccola guida ragionata che ci aiuta a comprendere il dialetto bolognese e le sue origini. Lettera F: “c’ho una fattanza blu che nemmeno Neffa”. Nella foto “L’isola nel cantiere”, www.flaviopintarelli.it

F (prima parte)

fadîga agg., inter. impr. fatica; usato con funzione enfatica da solo o in formule enfatiche come “socc’ fadîga” ♦ dal dialetto fadîga s. f. (=)

fagiano s. m. credulone. Negli anni ’80 venivano così apostrofati a Bologna i ragazzi dark. Poco usato, non esclusivamente bolognese; “sei davvero un gran fagiano

faiga /n/ s. f. (volg.) vulva, vagina. Più che per indicare l’organo femminile o individui appartenenti al sesso femminile è (poco) usato nelle esclamazioni quando si vuol essere originali senza ricorrere all’uso del milanese “figa” e delle controparti maschili “cazzo”, “minchia” e simili; “il Bologna ne ha presi quattro” “faiga!”

fangaBOCs. f. scarpa. Si intuisce in che ottimo stato dovessero essere le strade cittadine nel passato; “ma con le fette che c’hai dove le trovi le fanghe giuste?” ♦ dal dialetto fangaͦuṡa s. f. (=), lemma appartenente al gergo dei ladri, dei muratori e degli ambulanti

fangénBOC /a/ s. m. bambino, neonato; “eeeh che bél fangén!” ♦ dal dialetto fangén s. m. (=). Vedi anche nino

fantèṡmaBOC /a/ s. f. fantasma; usato esclusivamente nel modo di dire “dî baͦn só fantèṡma”, che sino a pochi anni fa era anche il titolo di una rubrichetta nella sezione locale del giornale La Repubblica ♦ dal dialetto fantèṡma s. f.

farlocco agg. falso, non originale; “mi sa che ‘sta borsa è farlocca” ♦ dal dialetto farlòc agg. ingenuo, sempliciotto, fasullo, forestiero nel gergo dei ladri e degli ambulanti

fattanza /n/ s. f. stato di stordimento e annebbiamento dei sensi che si verifica dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti; “c’ho una fattanza blu che nemmeno Neffa”

fecola s. f. cocaina; “hai della fecola

felpaBOCs. m. gay, omosessuale. Rarissimo, non siamo in grado di fornire un esempio. Vedi anche busone, chira, flobero, fulasca

ferla s. f. chi scrive ha sempre usato detto lemma come sinonimo di tiro potente, cannonata, bomba; “ma che ferla ha tirato Verdi?”, invece a quanto sembra significa truffa, raggiro; “lui là c’ha tirato una gran ferla

ferminoBOC/a/ s. m. carta di briscola di valore minimo che si gioca a briscola o tressette a coppie per impedire all’avversario di strozzare col carico; “mettici un fermino” ♦ dal dialetto farmén s. m (=)

ferroBOC /n/ s. m. mezzo a motore su due o quattro ruote; “gran ferro la Desmo”

fessa s. f. patta, apertura centrale dei pantaloni; “guarda che hai la fessa aperta” ♦ dal dialetto fassa s. f. (=). Vedi anche bottega

fettaBOC /n/ s. f. piede; “ma che fette c’hai?”


Elenco simboli e abbreviazioni

agg.                   aggettivo/aggettivale
avv.                    avverbio/avverbiale
BOC                  Bolognesità d’Origine Controllata
f.                        femminile
inter.                  interiezione
inter. impr.         interiezione impropria
loc.                    locuzione
m.                      maschile
prep.                  preposizione/preposizionale
pron.                  pronominale
s.                        sostantivo
top.                    Toponimo
v.                        verbo/verbale
(=)                     di uguale significato
/n                   sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/                      sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o vicini al dialetto, usati dai nonni e a  volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali e, all’occorrenza, il Dizionario Slang di Fernando Pellerano e il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli. Fondamentale è l’esperienza personale.


 

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