“SLANG BOLOGNESE”: tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “P”

tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “P”

P (seconda parte, pad-par)

paga s.f. sconfitta nella loc. dare/prendere la ∼, sconfiggere/essere sconfitti; “ho preso una gran paga a briscola” ♦ dal dialetto pèga s.f. (=) nella loc. ciapèr/ dèr la ∼ (=). Vedi anche prendere il proprio avere

paglia s.f. sigaretta; “hai una paglia?” ♦ dal dialetto pâja s.f. (=), paglia, filo di paglia. Vedi anche pagliuca

paglione s.m. confusione, situazione di caotica allegrezza; N.V.P. forse dal dialetto pajån s.m. materasso imbottito con foglie di granturco. É anche il titolo di un film, Paglione!, di Francesco Merini e Bernardo Bolognesi, gli stessi autori di Cavedagne.

pagliuca s.f. nome dell’ex portiere del Bologna e ora giocatore del Pontecchio basket nel CSI silver, è la sigaretta; “appizzo una pagliuca, come Giuanluca…” cit. Inoki. Vedi anche paglia

pajâz s.m. pagliaccio, persona ridicola, che non conta niente. Da pronunciare scandendo bene le sillabe con affilatura finale della “z”, guardando l’interlocutore negli occhi; “pajâz” ♦ dal dialetto pajâz s.m. (=)

palazzo s.m. con questo termine si indica Palazzo d’Accursio, vecchia sede del Comune di Bologna, oppure, molto più spesso, il Paladozza; “sabato c’è il derby al palazzo” ♦ dal dialetto palâz s.m. Palazzo d’Accursio

palo s.m. milione di lire; N.V.P. Vedi anche gamba

palombaro s.m. rimbambito, fesso, abbreviato in palombo; N.V.P.

panierina s.f. coppetta di cialda del gelato. Sta lentamente cadendo in disuso; “una panierina piccola per favore”

panarino s.m. coperta, plaid da usare sul divano; “è venuto un po’ freddo, tira fuori il panarino

panone s.m. tipico dolce natalizio bolognese con cioccolato e canditi; “vai dal fornaio e prendi un po’ di panone

papagno s.m. pugno; “gli ho tirato un papagno in faccia”. vedi anche cartone

pappina s.f. gol; “anche oggi il Bologna ha preso tre pappine“. Poco usato. Vedi anche bollo

para s.f. paranoia, nella loc. essere in ∼, essere in una condizione di paranoia; “rega sono in para dura…schiodiamoci! Schiodiamoci!” cit. Skiantos – Eptadone

parabro s.m. termine molto in voga negli anni ottanta, è il parabrezza; N.V.P.

 

Elenco simboli e abbreviazioni

agg. ………………….aggettivo/aggettivale
avv. ………………….avverbio/avverbiale
BOC ………………….Bolognesità d’Origine Controllata
f. ………………………femminile
inter. ………………..interiezione
inter. impr. ………..interiezione impropria
loc. ……..……………locuzione
m. ..………………….maschile
prep. ………………..preposizione/preposizionale
pron. ………………..pronominale
s. ……………………..sostantivo
top. ……...………….toponimo
v. ……………………..verbo/verbale
(=) ……………………di uguale significato
/n/ sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/ sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o più vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori. La sigla N.V.P. (non verificato personalmente) identifica i lemmi per cui non abbiamo riscontro diretto, ma in uso in tempi o ambienti diversi da noi non vissuti o frequentati.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali. All’occorrenza, abbiamo consultato il Dizionario Slang di Fernando Pellerano, il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli e il volume edito dalla CARISBO Benéssum, alla ricerca dello stupure perduto errando fra dialetto e gergo a Bologna e dintorni di Andrea Mingardi. La fonte principe resta comunque l’esperienza personale.

 

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