Sotto i portici di via Cartoleria, a Bologna, esiste ‘La Confraternita dell’uva’, un posto dove cibo, vino, musica e letteratura si incontrano e si sposano creando un ambiente alquanto singolare

 

 

 

 

Quello in cui ci accoglie Giorgio Santangelo, uno dei proprietari, è sicuramente uno degli ambienti più esteticamente alternativi e accattivanti per chi bazzica nei vari locali del centro storico di Bologna.
L’insegna al civico 20b di via Cartoleria, nel cuore storico della città, ci informa che stiamo per entrare in un posto ibrido, una libreria – caffetteria – wine bar. Una chitarra appesa al muro, un divano, qualche ritratto, arredo in legno, un quid di vintage. Fate conto, un’atmosfera da antica osteria del villaggio in cui Shakespeare, Bukowski, Pratt e altri si ritrovano e si abbracciano sugli scaffali come vecchi amici.
La Confraternita dell’uva, nonostante il nome possa far pensare subito a una setta di alcolisti anonimi e spietati, è proprio questo: un posto in cui puoi bere del buon vino mentre la vista si sollazza con fiumi di parole e il palato con delle ottime pietanze pugliesi. Anzi, a dire il vero anche l’udito spesso viene deliziato dalle performance di artisti che vengono a fare un salto per presentare il proprio disco alla Confraternita, con buona pace degli inquilini dei piani di sopra.

 

Da dove viene l’idea di creare un locale come questo?

“L’idea mi venne durante il mio tirocinio a Bruxelles, nell’estate 2015” – ci spiega Giorgio.
“Lì ho lavorato da Piola Libri, una libreria-osteria in mano a due italiani, Jacopo e Nicola, in cui lavorano italiani e si vendono libri rigorosamente in italiano.
Un’altra spinta all’ idea è stata data da un altro tirocinio fatto all’ estero, quello a Barcellona nell’ estate 2016, insieme a Cecilia e Valentina, che gestiscono una libreria italiana chiamata ‘Le nuvole’ in onore a De Andrè”.

Dopo queste due esperienze ho capito che, da persona farcita di letteratura e amante della buona cucina quale sono, a Bologna – che è la città in cui ho studiato – mancava un qualcosa di simile a posti come quelli e che mi sarebbe piaciuto trovarne uno. Tant’è che alla fine eccoci qua, l’abbiamo tirato su io e il mio socio Antonio Ciavarella e adesso ci siamo dentro!”.

Giorgio e Antonio, i due proprietari della Confraternita dell’Uva

 

 

Giorgio ci parla poi del sodalizio con il socio, Antonio Ciavarella.

 

Antonio è l’altra pietra di fondazione di questo posto, ci siamo conosciuti perché fidanzato di una mia cara amica. Lui viene da studi di Giurisprudenza e dal master in Food and Wine Management alla Bologna Business School, con annesso una stage da Alce Nero. Bisogna anche dire che il posto qui in via Cartoleria lo ha trovato lui, passando per caso da qui e parlando col gestore del locale che era qui prima di noi.

Insomma, Antonio aveva le competenze giuste e tutto quello che serviva per metterci in società e dare finalmente vita alla Confraternita”.

 

 

 

Domanda banale ma inevitabile. Perché il nome ‘La Confraternita dell’uva’?

Oh, eccoci. Finalmente ne parlo”. L’espressione radiosa di Giorgio già parla per lui.
Questo nome viene dal titolo omonimo di un romanzo di John Fante, scrittore italo-americano di origine abruzzese sul quale ho scritto la mia tesi di laurea.
È stato sceneggiatore per Hollywood e per De Laurentis in Italia alla fine degli anni ‘50”.

“Ha scritto romanzi intrisi di un’italianità pazzesca, scritti in inglese ma con termini in italiano e addirittura in dialetto.
La Confraternita dell’uva è un romanzo particolare in cui si uniscono vino e letteratura che parla di vecchi italiani che si incontrano in un caffè, il Caffè Roma. Con questo, Fante si avvicina e si ispira a quel sentirsi italiano tipico del padre, un muratore che beveva molto e andava a donne, e dei suoi amici che si incontravano spesso per bere e chiacchierare seduti in qualche bar di Denver.
John Fante è nato in America ma da italiani, motivo per cui si sentiva italiano in terra straniera e per cercava sempre una via di fuga dall’ italianità opprimente della famiglia, anche se non ha mai rinnegato né odiato le sue origini. Lui si sentiva tra quelli che all’epoca chiamavano dago, un termine dispregiativo per indicare gli italiani in America”.

“Io e chi lavora con me veniamo da Foggia, e credo che uno scrittore come John Fante in qualche modo parli molto a noi del Sud in generale. Dice tanto soprattutto a chi emigra all’estero per lavoro, ma fa altrettanto anche con i fuorisede che studiano e lavorano in altre città italiane come noi, anche se in modo più tranquillo e diverso.
Anche se si vive da tanto a Bologna o altrove in Italia, in fondo si rimane sempre fuorisede”.

 

 

 

Giorgio ci porta a fare un giro per il locale e ci mostra orgoglioso la letteratura proposta, molta della quale di scrittori provenienti da case editrici indipendenti che spesso scelgono la Confraternita dell’uva come luogo per la presentazione del loro libro. Del circuito indipendente sono anche gli artisti stranieri e italiani, che periodicamente si esibiscono da loro, e i prodotti culinari pugliesi, dai celeberrimi taralli fino alle conserve, alle olive, alla birra e alle più disparate prelibatezze made in Puglia.

Il tutto, sotto l’occhio vigile di John Fante che osserva gli avventori dall’alto del suo ritratto appeso alla parete.

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.