Disagio Monolocale

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Disagio Monolocale. Illustrazione di Gabriele Conte
Disagio Monolocale. Illustrazione di Gabriele Conte

La casa.
Un ambiente fatto di muri all’ interno del quale succede di tutto. Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. E direi anche nel disagio. Finché contratto d’affitto non ci separi.

Il tutto mentre in quella stessa casa regna il disordine, un caos primigenio con un suo ordine preciso che sa di bottiglie di birra vuote, panni stesi ancora umidi, qualche cartina a terra, una chitarra, penne sparse e post-it estemporanei appesi ovunque. E il cane, che deve ancora eleggere il suo posto in queste quattro mura e decidere quale sia la posizione più comoda da adottare ogni giorno.
Un ordine che si completa nel suo essere disordine, in cui ogni minimo elemento gioca la sua parte. Un concetto che potrebbe appartenere ad una qualche corrente filosofica in grado di diventare – o forse lo è già – tutto sommato la mia personale filosofia.

È proprio da quel piccolo e semplice labirinto di mattoni e finestre che scrivo.
Un luogo dove si passa una buona percentuale di vita terrena e dal quale osservo, con una sigaretta in mano e una penna, anche il brulicare frenetico della vita degli altri. Che poi alla fine è anche la propria. Una frenesia motivata dal bisogno di fare qualcosa, il proprio e quello altrui. Una vita che è un continuo mescolarsi, uscire e fare, osservare ciò che fanno le persone intorno, entrarci dentro facendo quelle stesse cose per poi ritrovarsene comunque fuori il più delle volte.
Io di fatto ci provo a mescolarmi un po’ alla gente. Sento il suono delle loro voci provenire da fuori, ne respiro gli odori e il fumo, ne sono in un certo odo incuriosito. Ne osservo i passi e le azioni e talvolta le imito pure, tipo fare spesa, mettere a posto qualcosa o portare fuori il cane, o addirittura esprimersi per esporsi e manifestare per qualcosa e contro qualcuno alla ricerca – forse – di capirci un po’ di più su quello che ci circonda.
Il tutto, inutilmente.

E poi sì, in quel mio mosaico e stato d’animo casalingo-esistenziale che amo definire ‘disagio monolocale’ c’è anche lei.
Lei che sa di essere accattivante e intelligente ma che non ostenta, che detesta la birra da 33, che legge libri e guarda film al limite del culturale, che ha abitudini parallele al classico vivere da fuorisede a Bologna. Il più bel film erotico che abbia mai visto, una probabile e ipotetica Musa per artisti, una donna che riesce sempre e comunque ad attirare l’ attenzione, seppure le mie stiano pian piano svanendo. Nonostante tutto, credo sia proprio ciò che reputo amore.
Un cercarsi per amare o un cercare di amarsi? Va beh, lasciamo perdere.
Guardiamo al futuro e alla vecchiaia, perché col tempo si arriva inesorabilmente anche lì. Come si ritornerà alle nostre terre e ai nostri affetti, così da qualche parte ai quattro angoli del mondo, un giorno.

Per ora rimaniamo imprigionati nei sogni, nelle speranze e nelle belle illusioni.
Al disagio poi farò l’abitudine.

La casa è in un disordine ordinato
ti giuro, c’ho provato a stendere il bucato
e sono pure uscito, ho fatto un po’ di spesa
e riordinato la dispensa, casomai qualche emergenza

E volevo pure andare a comprare qualche settimanale
di quelli belli, interessanti, intelligenti
tipo “Amori e fai da te”,
ma c’ho trovato l’ansia nel mio tempo libero
e pure il cane sembrava ce l’avesse con me,
ce l’avesse con me, ah!

Con vino sfuso a poco prezzo
fumo magico Marocco
scendo in strada fra manganelli e distintivi
e i sit-in dei No Tav
Dove sei? Dove sei? Dove sei? Dove sei?
Ma l’attivismo ti crea acidità
la politica sa un po’ di falsità,
come un attore dallo scarso talento
per via del suo accento

Quando campavamo di canzoni e caramelle,
come quando sembravi un fiore
in mezzo a tutto quello schifo di cemento
Ma lo sai che non è facile senza di te?
Sì che lo sai, no, non è facile senza di te

Credo tu sia quella che fa per me, stramega intelligente
e anche un sacco accattivante
E credo sia amore perché
ti incazzi abbestia se ti offro birra da 33
E se non c’è sincerità
non me ne frega niente, la vecchiaia pure quella porterà
E sogneremo come vuoi,
ce ne andremo un po’ in Oriente, torneremo nelle Americhe
e andremo a cena a casa dei tuoi, ahi ahi
a casa dei tuoi, ahi ahi

Ti facevo meno provinciale
in base ai libri che leggevi
ispiravi film erotici
e neanche te ne accorgevi
Con il cane vai tranquilla, c’ho risolto ieri
uh oh oh oh oh

Ti facevo meno provinciale
in base ai libri che leggevi
eri un gran bel film erotico
e forse non lo sapevi
Piove ancora da tre giorni
ma esce il sole, magari!
O ci facciamo un giro a piedi?

Credo tu sia quella che fa per me, stramega intelligente
e anche un sacco accattivante
E credo sia amore perché
ti incazzi abbestia se ti offro birra da 33
E se non c’è sincerità
non me ne frega niente, la vecchiaia pure quella porterà
E sogneremo come vuoi,
ce ne andremo un po’ in Oriente, torneremo nelle Americhe
e andremo a cena a casa dei tuoi, ahi ahi
a casa dei tuoi

La casa è in un disordine ordinato
ma io mi sono abituato.

Ascolta ‘Spleen’ di Praino su Spotify:

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