Nelle sale del MAST di Bologna gli scatti di Eugene Smith, abilissimo e tormentato fotografo documentarista americano, in un’esposizione che mette in mostra e a nudo la città di Pittsburgh dalla sua storia industriale fino ai suoi lati più bui.

di Stefano Laddomada

Gli scatti di Smith nella prima sala espositiva
Gli scatti di Smith nella prima sala espositiva

Nella spettacolare cornice del MAST, nota sopratutto ai più appassionati, cullata dalle opere di Anish Kapoor e Olafur Eliasson, per la prima volta in Italia viene allestita una mostra dedicata esclusivamente a William Eugene Smith, fotoreporter americano del secolo scorso. Dopo il successo di FotoIndustria, biennale dedicata alla fotografia di industria e del lavoro che ha ospitato a Bologna fotografi dagli stili più diversi, dalle fotografie costruttiviste di Aleksandr Rodchenko ai più concettuali e contemporanei scatti di Carlo Valsecchi, proprio dove lo scorso autunno sono state accolte le fotografie di Thomas Ruff tocca adesso a Eugene Smith. Il tema è sempre lo stesso, l’industria.
Dopo essere stati assorbiti dal museo, sopraffatti da touchscreen interattivi e ingranaggi affascinanti e scenografici ma tutto sommato inutili, le fotografie di Eugene Smith sono un ottimo modo per tornare coi piedi per terra e per tornare indietro nel tempo di almeno mezzo secolo, non a Bologna ma nel cuore (economico) degli Stati Uniti.

La storia di Smith è quella tipicamente americana del riscatto. Per colpa di una ferita rimediata al volto alla fine della seconda guerra mondiale, le doti da fotografo di Smith sembrano essere compromesse a vita. Dopo una lunga convalescenza, il progetto commissionatogli su Pittsburgh, Pennsylvania è quindi il modo per dimostrare la sua capacità come fotografo che vada oltre gli scatti di guerra e di cronaca che lo avevano comunque reso un fotografo di una certa fama.

Le oltre 100 stampe esibite su un totale di 20mila negativi prodotti da Smith in quelle che dovevano essere 3 settimane di lavoro, che si sono trasformate poi in 2 anni di ricerca sociale e visiva, ci raccontano la dura realtà di Pittsburgh, capitale americana dell’acciaio. Il percorso della mostra ci immerge immediatamente nella dimensione cittadina con scatti notturni della città e da subito il focus di Smith sembra essere uno solo, quello di far vedere la città per come si presenta e il più fedelmente possibile al suo spettatore, mettendo in risalto il ruolo dell’industria e l’influenza che esercita sulla città e i suoi abitanti. Il bianco e nero da lui usato è cupo e tagliente e la composizione ai sali d’argento delle sue stampe ne enfatizza i contrasti decisi, sia dentro che fuori dalle industrie. Le situazioni raffigurate da Smith fanno capire la sua decisione nel volere avvicinarsi il più possibile al valore documentario della fotografia ma con uno stile assolutamente attento all’estetica: si alternano quindi paesaggi dominati dai fumi industriali a viste sul fiume Ohio, cantieri urbani ad altiforni, ritratti in posa ad altri rubati, lavoratori in rivolta a sindaci, ghetti decadenti a nuove zone residenziali. Ne traspare una città in un periodo di crescita vertiginoso, quello del dopoguerra, ma contraddittoria e succube dall’industria che la impiega, realtà riservata a tutti i grossi poli industriali, che si trovino in America, in Germania o in Italia.

Una delle riflessioni di Smith nelle sale del MAST
Una delle riflessioni di Smith nelle sale del MAST

Ad accompagnare le fotografie, dove le immagini non arrivano ci pensano poi le parole dello stesso Smith. Estratti di lettere e riflessioni scritte dal fotografo, trascritte e tradotte attraverso la mostra aiutano a farci capire ancora di più la sua persona e la sua missione nel voler rappresentare Pittsburgh. Il risultato é un’ analisi personale e introspettiva, graduale e consapevole della particolarità della città che lo ha accolto e che mette in primo piano il ruolo della città stessa, ricavandone un viaggio a immagini con un contenuto apparentemente aleatorio ma preciso e sensibile, ruvido e talvolta ironico, in ogni caso documentario e di un certo impatto.
Attraverso la sua interpretazione di Pittsburgh, Smith è in grado di ridare dignità ad un paese intero durante uno dei periodi di ascesa economica più floridi del paese. L’industria, anche se cupa e visivamente oppressiva, ricopre un ruolo fondamentale nella dinamica della città.
È la turbina che consente a decine di migliaia di famiglie di vivere una vita decente, che d
à anche a lavoratori afro-americani e immigrati europei una vera opportunità, ma che allo stesso tempo alimenta il deturpamento della città con l’acciaio da essa stessa prodotta.

Da vedere. Anche perché è gratis.

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