Gruccialterna: la sartoria ribelle si allea alla questione di genere

Quando apre un atelier ti aspetteresti di tutto, tranne che trovarci due ventenni. Gruccialterna è una sfida, un sogno nato dall'incontro fortuito tra comunicazione e sartoria

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Quando apre un atelier ti aspetteresti di tutto, tranne che trovarci due ventenni. Gruccialterna è una sfida, un sogno nato dall’incontro fortuito tra comunicazione e sartoria, tra Francesca Buonacara ed Ilenia Marzella. La prima ha ventotto anni, è laureata a Bologna e ha un’enorme passione per la fotografia; la seconda va per i ventisette e cuce da quando ne aveva dieci. In comune il passato a Barletta, in Puglia, e ora i 50 metri quadrati al 58/a di Strada Maggiore. Le loro due ambizioni assieme hanno dato vita al progetto di una sartoria a porte aperte, una produzione dal sapore tradizionale dell’artigianato in grado, però, di unirsi alla ricerca e ai tessuti delle nuove generazioni. Come è stato possibile? Perseverando nell’idea di lavorare nella moda e soprattutto cogliendo l’occasione del bando regionale Garanzia Giovani. Un anno appresso a carte e burocrazia per vedere finalmente finanziata la loro visione del made in Italy. Ilenia, infatti, ha le idee chiare: lei è la sola designer, oltre che home-maker. I tessuti sono comprati dalla merceria che sta un numero civico più in giù e la fan base è tutta bolognese. Anche gli accessori in vendita – unica merce non prodotta in casa – proverranno da altri artigiani italiani.

Quando apre un atelier ti aspetteresti di tutto, tranne che trovarci due ventenni. Gruccialterna è una sfida, un sogno nato dall'incontro fortuito tra comunicazione e sartoria

I tessuti usati in atelier

Già in corso d’opera la realizzazione dei capi che troveremo in negozio: per le più frettolose nelle taglie standard; su misura – da vera sartoria – per coloro che amano valorizzare le proprie forme. Tre sono le linee da farsi cucire addosso. La prima, quella basic, è accessibile, sulla base delle esigenze delle più giovani; la seconda è stata pensata per gusti più classici e maturi, tutto pizzi e merletti. La terza è la vera innovazione, il lavoro su cui fondare il brand di Gruccialterna. “Tomboy è un modo per definire quelle donne a cui piace indossare capi generalmente maschili. In Italia puoi solo sperare di vestire al meglio una camicia proveniente da un reparto Uomo, mentre all’estero sono molte le firme che assecondano l’esigenza di modellare questi abiti alle misure femminili”. Si tratterebbe quindi di un progetto d’avanguardia per uno stile che in Italia non ha ancora goduto di degna considerazione. Un primato tutto bolognese non solo per quanto riguarda la manifattura, ma anche per i significati che si porta dietro: la sartoria tradizionale si coniuga ad una delle più moderne questioni di genere.

Proprio come un vero salotto d’avanguardia, l’atelier si propone come luogo di convergenza delle arti grazie al supporto di Francesca. Sfruttando le doti di comunicazione e socializing, la ventottenne si occuperà di organizzare eventi e serate dedicate ad artisti emergenti. Dalla musica all’arte: da concerti in atelier, ad esposizioni temporanee. Unica eccezione è l’opera permanente di Valeria Bertolini che ha letteralmente dipinto l’idea ribelle del duo. Il primo evento in programma, anticipato su Facebook e Instagram, sarà l’inaugurazione di domenica 22 novembre a partire dalle 17. Non resta che farsi in-vestire da questa rivoluzione.

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