Puntata inaugurale della nostra “Piccola guida allo slang bolognese” dedicata alla lettera “a”

slang bolognese
Esempio di balûṡ. Foto:Artimondo

A (ABA-ATU)

a balû avv., loc. significa 1 a palate, molto, moltissimo; “grana sulle tagliatelle? ∼”, ma anche 2 benissimo, alla grande; “come è andata in Spagna?” ““. È anche il nome di una birra ♦ dal dialetto balû s.m. pl. ballotte, succiole, castagne lessate, testicoli

abbiocco s.m. termine non tipicamente bolognese usato in tutta Italia. Annebbiamento dei sensi, stato di sonnolenza precedente a un breve sonno ristoratore pesante e senza sogni. Di solito successivo a pranzi natalizi, pasquali, cene con parenti o mangiate tra amici; “mi è salito un ∼ della Madonna”. Vedi anche piomba, ingubbio

a busso (andare) loc. v. molto forte; “oh la 1299 va “. Vedi anche a canna, a manetta, a schiodo

a canna (andare) /n/ loc. v. molto forte; “per forza si è incioccato, andava ∼”. Vedi la voce a busso (andare)

acsè /a/ avv., cong. così, in questa maniera. Da pronunciare in modo perentorio e deciso, quando si vuole mostrare come svolgere correttamente un’attività; “∼, cinno!” ♦ dal dialetto acsè  avv., cong. (=)

after /n/ s.m. non dormire e restare fuori tutta la notte fino all’alba, di solito assumendo ingenti quantità di alcol e/o droghe leggere; “stasera? Facciamo?”. Vedi anche drittone

agratis /a/ agg., avv. gratis, gratuito. Termine fratello di arâdio, mi amanca ♦dal dialetto a grètis agg., avv. (=)

alla boia d’un giuda loc. avv. alla rinfusa, alla Borisiana cazzo di cane, come viene. Sfumatura bonaria; “l’amore fatto ∼” cit. Guccini, Eskimo

allora poi avv. per esprimere 1 delusione; “Andrea ha detto che pacca l’uscita” “ah ∼…”, o  2 sarcasmo; “sono stato dieci volte a New York” “Ah sì? ∼…”

altro? /a/ agg., pron. espressione usata nelle botteghe alimentari bolognesi tradizionali per chiedere al cliente se desidera qualcos’altro. Singolarissima la risposta di chi abbia finito di far compere; “∼ signora?” “∼, grazie” e se ne va con le sue sportine

a manetta (andare) loc. v. molto forte; “la nuova scheda grafica va ∼”. Vedi la voce a busso (andare)

amanca (mi) /a/ v. non avere, mancare; “mi amancava  poco così!”. Poco usato ♦ dal dialetto (a)manchèr v. mancare, morire, non riuscire, non colpire

ammazzabalotta /n/ s.m.f., pl. definisce una persona che coi suoi dubbi e ripensamenti continui guasta sempre i piani del gruppo di amici e smorza ogni entusiasmo. Letteralmente, uccide la balotta; “soccia che ∼ che sei”. Vedi anche spezzabolgia, sgonfiamischia

amarcmand /a/ v. significa 1 mi raccomando, fai attenzione. Tipica raccomandazione dei genitori, spesso generica, in particolare delle madri e nonne bolognesi, fatta ai bambini o agli adolescenti in procinto di uscire di casa. Da pronunciare con enfasi calcando sulle allitterazioni; “oh cinno eh! Brîa fèr l’èen!”. Oppure in riferimento a qualcosa di cui si è già discusso precedentemente 2 ci tengo, ci conto; “oh ∼!” ♦ dal dialetto arcmandèrs v. raccomandarsi. Si può italianizzare in amarcmandi, marcmandi. Vedi anche uraccia (stèr in)

anbråusa /a/ s.f. fidanzata, ragazza. Classica la domanda della nonna “et caté l’∼?”. Vedi anche morosa, tipa, dadafilarina ♦ dal dialetto anbråusa s.f. (=)

anc prep., inter. impr. anche, ancora. Spesso pronunciato come sfogo all’ennesima disgrazia capitata in poco tempo o dopo reiterate richieste di prestiti da parte di amici; “∼!?” oppure “pò ∼, csa vût!?” ♦ dal dialetto anc prep., inter. impr. (=)

anda /n/ inter. impr. andare via, darsela a gambe, fuggire. Contrazione imperativa di “andiamo” che esprime il bisogno pressante di spostarsi da qualche altra parte perché non c’è abbastanza gnocca nel locale o un maruega vuole sbottigliarti la faccia in Piazza Verdi; “regaz, ∼!”. Vedi anche andaggna, andersen, telare

andaggna /n/ inter. impr. andiamo dal dialetto andèr v. andare. Si può usare 1 da solo; “regaz, andagna“, oppure 2 come prima parte della celeberrima loc. v. “csa fagna, andagna o stagna?”, formula utilizzata dai giovani felsinei per esprimere incertezza riguardo all’attuazione del raggiungimento di una meta precedentemente concordata. Vedi la voce anda

andersen inter. impr. andiamo. Bolognesissimo. Da pronunciare in maniera risoluta. “Quando ci si trova in gruppo ed è il momento di andare via, basta citare il famoso scrittore danese; règaz, ∼!” cit. Fernando Pellerano, Dizionario Slang. Vedi la voce anda

aperto /n/ agg. essere molto stanco, distrutto dalla fatica; “règaz ieri dopo San luca ero ∼”. Vedi anche sfatto, dilaniato

appiccio /n/ s.m. accendino, di solito rubato, pardon, guzzato a un amico. “oh vez passami l’∼ che faccio su un personal.” Ovviamente con l’appiccio si appiccia il lainz ♦ probabilmente dal dialetto apiær v. accendere, bruciare qualcosa di inutile

appoggiare /n/ v. in senso figurato, sostenere l’idea o i programmi di qualcuno della balotta. A inizio serata, classiche le domande di questo genere; “règaz, Pratello? Chi me l’∼?”.

arâdio /a/ s.m. radio. La vocale dell’articolo determinativo femminile “la” diventa prima lettera di “radio”. Da “la radio” a “l’aradio“; “spegni l’∼”. Vocabolo da bar popolare, raro.

a rusco (andare) loc. prep. andare a quel paese, a fare delle pugnette, ma meno forte, con una sfumatura ironica e sorniona. Dopo proposte improbabili da parte di amici, come per esempio li lancio di una nuova app che vi renderà ricchi in brevissimo tempo, si può rispondere con un “ma vai ben va!”. Letteralmente, “vai in mezzo alla spazzatura”. Invito velato a intraprendere la professione di ruscarolo, cioè gli addetti di una volta alla raccolta dei rifiuti, che “emanavano un olezzo di cefalo delle valli perché allora si cucinava spesso il cefalo bollito e il cavolfiore”. Cit. Giovanni Tamburini – Antica Salsamenteria Bolognese. Vedi anche pugnette (andare a fare delle)

arvêrsa /a/ loc. avv. al contrario, alla rovescia; “guarda che ti sei messo la maglia all’∼” ♦ dal dialetto arvêrsa loc. avv. (=)

arżdåura /a/ s.f.  la donna di casa, massaia. Letteralmente “colei che regge” la casa. Di solito abbreviato in żdåura. Nello slang, il significato dialettale si perde e la żdåura diventa la vecchietta bolognese arzilla dedita alla produzione di quantità industriali di tortellini o a ciacarare con le sue amiche. Esiste anche il dialetto arżdåur /a/ s.m. il padrone di casa. Non usato nello slang ♦ dal dialetto arżdåura s.f. (=)

a schiodo (andare a) loc. v. molto forte; “merda a andava ∼”. Vedi la voce a busso (andare)

a tutto buco /n/ loc. avv. al massimo della potenza. In auto per esempio si può chiedere al guidatore di mettere l’aria condizionata “∼ che si crepa dal caldo”. Diverso da a busso e sin.

 

Elenco simboli e abbreviazioni

agg. ………………….aggettivo/aggettivale
avv. ………………….avverbio/avverbiale
cong. ………………..congiunzione
f. ……………………… femminile
inter. ………………..interiezione
inter. impr. ………interiezione impropria
loc. ……..……………locuzione
m. ..………………….maschile
pl. ………..………….plurale
prep. ………………..preposizione/preposizionale
pron. ………………..pronominale
s. ……………………..sostantivo
top. ………………….toponimo
v. ……………………..verbo/verbale
(=) ……………………di uguale significato

/n/ sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/ sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o più vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.
Non è stato possibile iscrivere i lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori. La sigla N.V.P. (non verificato personalmente) identifica i lemmi per cui non abbiamo riscontro diretto, in uso in tempi o ambienti diversi dai nostri.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali. All’occorrenza, abbiamo consultato il Dizionario Slang di Fernando Pellerano, il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli e il volume edito dalla CARISBO Benéssum, alla ricerca dello stupore perduto errando fra dialetto e gergo a Bologna e dintorni di Andrea Mingardi. La fonte principe resta comunque l’esperienza personale.

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