Immagine tratta dalla serie Time Warp, Portfolio Online Fotografia Europea 2016, Circuito Off di Manuela De Rosa
Immagine tratta dalla serie Time Warp, Portfolio Online Fotografia Europea 2016, Circuito Off
di Manuela De Rosa

Il confine è una linea di demarcazione oltre la quale si distingue il noto dall’ ignoto. Mentre mi domando se sia possibile parlare di ciò che ancora non si conosce, o almeno a livello percettivo nel suo particolare svolgersi, e soprattutto del come parlarne, ricado su alcune immagini parte della serie dei Portfolio online del circuito Off del Festival Internazionale di Fotografia Europea di Reggio Emilia, undicesima edizione.
Probabilmente da una ventina di giorni a questa parte o poco più, avrete notato sugli autobus di Bologna, i pannelli pubblicitari relativi a questo evento, in corso dal 6 maggio al 10 luglio.
Nato con l’intento di “riflettere sulla complessità della contemporaneità”, il Festival è curato da Diane Dufour, Elio Grazioli e Walter Guadagnini. Il comitato curatoriale seleziona ogni anno apporti che indaghino attraverso l’immagine fotografica, i suoi usi e il suo linguaggio, temi come la condizione urbana contemporanea, il corpo, il tempo, lo sguardo, la cittadinanza, il cambiamento. Il tema di quest’anno è La Via Emilia. Strade, viaggi, confini (tanto per ritornare al punto di partenza), intesa non solo in senso spaziale e fisico, ma come margine di riflessione sul percorso che la relazione uomo, ambiente e cambiamento possono intessere.

Artisti, intellettuali, filosofi e scrittori convergono nell’ambito della manifestazione, che si svolge non solo nelle sedi ufficiali (Chiostri di San Pietro, San Domenico, Sinagoga e dal 2015 anche Palazzo da Mosto, riaperto dopo circa trent’anni come sede espositiva), ma in tutto il tessuto urbano. La manifestazione ufficiale è infatti parallela al circuito denominato “Off”, una serie di interventi espositivi realizzati dalla collettività. Fotografi ed esercizi commerciali, o sedi espositive, hanno la possibilità di collaborare portando la fotografia (ma anche installazioni, performance e azioni estemporanee) in strada per tutta la durata del Festival e gratuitamente per i visitatori. I due circuiti dunque si costituiscono come un fronte che agisce per coinvolgere la collettività in una riflessione culturale, aprendo le porte a visitatori provenienti da tutto il mondo. Grazie a questa sezione libera e indipendente “la cultura, così gravemente minacciata da una crisi che non conosce confini, può essere rimessa al centro dell’agenda dei soggetti pubblici […] nella misura in cui essa sa essere diffusa nel territorio”.

Inoltre una sezione apposita sul sito, il Portfolio Online del circuito Off è dedicata a coloro che per scelta o per “logistica avversa” hanno utilizzato il web per presentare una serie dei propri lavori in formato digitale. Un’opportunità in più per condividere questa esperienza.

Forse è davvero una questione di “strade” la storie dei confini e della via Emilia, una questione di percorsi, di partecipazione e di cambiamento, quelle che come diceva Asor Rosa sono mille per arrivare allo stesso punto, di partenza o di un nuovo inizio. A voi la scelta allora…fino al 10 luglio…poi chissà…

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