Germania Viaggio Zero

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La splendida valle del Reno vista da Burg Rheinfels

Germania Viaggio Zero

La splendida valle del Reno vista da Burg Rheinfels
La splendida valle del Reno vista da Burg Rheinfels

Tutta la Germania, e specialmente la Valle del Reno e della Mosella, si può definire come la terra della gentilezza. Ciò che contraddistingue questa terra è però, storicamente, il più grande genocidio della storia umana e il tentativo di un governo illiberale di rendere illiberale il mondo intero. Cosa c’entra con un discorso di viaggio? Niente, eppure per tutto il mio road trip non ho potuto che pensare a questa contraddizione e forse questa contraddizione è ciò che più mi porterò appresso di questo viaggio, per il resto di ciò che vivrò. Che per inciso potrebbe essere poco, visto che sto scrivendo questo pezzo sull’aereo che mi porta da Düsseldorf (Weeze) a Bologna Marconi.

Sei fuori dal mondo” (Francesco, un mio amico)

La firma di Carlo Magno negli acciottolati di Aquisgrana
La firma di Carlo Magno negli acciottolati di Aquisgrana

Ormai sono esperto di viaggi in macchina in giro per l’Europa, ancora e per ora accompagnato dai miei genitori e dai loro amici, visto che ovviamente si tratta di un viaggio costoso, e pochi amici già lavorano. Cos’è un road trip? Un’esperienza estenuante e ascetica. Le ore passano accompagnate soltanto dal rumore sordo della Seat Leon che abbiamo preso a noleggio presso EuropCar. E ovviamente da tonnellate di musica, dai Black Keys ai Baustelle fino a Bob Dylan e i Franz Ferdinand. Questo è un road trip, passi le giornate a salire e scendere da una macchina, alzandoti alle 7 della mattina e finendo di vedere l’ultimo casinò alle 23. Guardi gli straordinari paesaggi di questa terra baciata da Dio e sotto i Black Keys cantano ossessivamente “Ten cent pistol”; e alterni questi momenti alla preparazione degli esami universitari, e ovviamente a tantissimo sonno, che a volte non è sonno, ma solo un ascolto profondo della tua musica e a una serie di riflessioni ininterrotte su tutto quanto: dalla relativa frivolezza di ciò che leggi sul telefono (un requisito della noia), dagli amici (il mio pensiero verso di loro è quasi maniacale), dall’Olocausto (ma questo perché sto leggendo quel capolavoro assoluto della letteratura italiana contemporanea che è Il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati, e sì, anche perché sono in Germania).

 

La splendida Cattedrale di Saint-Paul a Liegi
La splendida Cattedrale di Saint-Paul a Liegi

Cos’è la valle del Reno? Un paradiso terrestre, e il teatro di uno dei momenti più dolorosi e sadici e incomprensibili della storia universale. Questo fiume emozionante e sterminato si snoda per queste valli verdeggianti e punteggiate di casette dai colori improbabili e molto antiche e quando lo guardi dall’alto, dopo un bicchiere di vino rosso bevuto sul nido delle aquile, ti ricorda che l’esperienza dei grandi fiumi americani la puoi provare anche tu, come cittadino europeo. Perché la Germania non è solo la terra ridente e allegra, gentile e discreta delle persone bellissime che incontri nelle città e nei dolci paesi sparsi che visiti, ma è anche la terra che ha prodotto Heydrich e Himmler. Una terra malvagia che ha fatto cose aberranti e che non possiamo in alcun modo dimenticare, come hanno fatto invece gli spagnoli con il Pacto de Olvido. Ma sinceramente la retorica del ricordare è, per l’appunto, una retorica. Come fai a dimenticare fatti del genere? Al di là delle tonnellate di letteratura, a volte eccezionale a volte no, di cinema, di musica, di documentari e fotografie, pensiamo solo alle battute, alle gag, ai meme, ai modi di dire. L’Olocausto è penetrato nel linguaggio, ne è stato incorporato e dimenticare non è tanto che non va fatto, dimenticare è impossibile. Riflettere, consumarsi il cervello a furia di pensarci, di pensare al massacro di Babij Jar, a Kiev, il 29 settembre 1941, di pensare ai soldati tedeschi che cominciano a crollare psicologicamente per le fucilazioni di così tanti vecchi, donne e bambini e quindi si deve pensare a un’altra soluzione, ovvero gasarli e bruciarli tutti.

Tutto questo parlare di rivoluzioni, questa smania di vedere accadere avvenimenti storici, questi atteggiamenti monumentali, sono la conseguenza della nostra saturazione di storicismo, per cui, avvezzi a trattare i secoli come i fogli di un libro, pretendiamo di udire in ogni raglio d’asino lo squillo dell’avvenire (Cesare Pavese)

Una via tipica di Aquisgrana, patria del Sacro Romano Impero
Una via tipica di Aquisgrana, patria del Sacro Romano Impero

Rifletterci, mentre si guarda alla spaventosa bellezza di queste terre e dei suoi abitanti. E ovviamente pensare alla grande cultura politica che questo paese importantissimo ha saputo darsi. È qui che comincia il viaggio, quando riesci ad abbracciare tutta la storia che ha serpeggiato nelle strade che percorri, quando sali e scendi instancabilmente dalla macchina per l’ennesimo castello, per una chiesa di Magonza le cui vetrate sono state dipinte da Chagall o per una abbazia come Eberbach, per la Porta Nera di Treviri (Trier). È quello che pensi quando nella tetra Aquisgrana (Aachen) visiti una delle chiese più suggestive del mondo, e nella Cappella Palatina c’è il seggio antichissimo di un genio sanguinario come Carlo Magno, e “altro che il Trono di Spade” pensi. Una sedia dell’ikea è più creativa, ma lì sopra si è seduto uno degli uomini cruciali della storia umana.

Nessuno ha davvero idea di cosa tu stia facendo in Germania” (Francesco)

E la cosa più strana è che Aquisgrana ha alcuni quartieri che non sono tedeschi, ma olandesi. Quindi perché no, andiamo in Olanda (nella bellissima e marina Maastricht) e in Belgio (nella ricca e quieta Liegi), ci stiamo qualche ora, il giusto per vedere le cose più importanti, e come amiamo ripetere io e un mio amico, a “sentire il respiro della Storia”. La geografia politica, le lingue, le riflessioni continue sulla materia dell’esistenza, sul tuo passato e quello del mondo (siccome sei fatto di mondo anche tu) sono ciò che fa di un viaggio, un road trip in specie, un’esperienza fondamentale della vita giovane. E ovviamente in mezzo ci sta l’esperienza della bellezza, talvolta anonima come per i paesini di Ürzig, Traben-Trarbach, Kues, Bernkastel, St. Goar, Burg Rheinfels, Boppard, Koblenz, Andernach– alcuni bambini ci vengono incontro, a Kiedrich, hanno appena fatto la Comunione, e non si capacitano che esista una lingua italiana, alternativa al loro tedesco -, talvolta suprema come la Cattedrale di Colonia, teatro del Processo di Kafka (Der Prozess, 1925), e una delle chiese più grandi del mondo, percorsa in lungo e in largo dalle scolaresche che affollano questa città freddissima famosa per profumi e cioccolato, e che vedono la loro San Pietro per la prima volta.

La tetra Colonia vista dal ponte di Deutz-Viertel
La tetra Colonia vista dal ponte di Deutz-Viertel

Il tedesco è una lingua musicale e incomprensibile, ma i tedeschi sono veloci e silenziosi, a volte imperiosi, a volte i più cordiali e dolci dell’Europa. È bello vedere tanti italiani bilingui, che la Germania l’hanno scelta per svariati motivi, nonostante tutto. Non sanno l’inglese i tedeschi, checché se ne dica, o almeno lo sanno quanto noi. D’altronde, se sai una lingua come il tedesco non hai quell’odioso complesso d’inferiorità che noi italiani abbiamo per gli idiomi davvero importanti. E poi hanno questo modo di vestirsi (sempre comodo, mai elegante), di mangiare e bere (panini, dolci a volontà e soprattutto cappuccino a qualunque ora), e di non fare mai casino. Abituato al caos di Bologna, mi sovviene l’adagio del mio coinquilino, “Bello, ma non ci vivrei”.

La Chiesa di Santo Stefano, a Magonza Vecchia, con la vetrata di Marc Chagall
La Chiesa di Santo Stefano, a Magonza Vecchia, con la vetrata di Marc Chagall

Visito l’ultimo museo da solo, a Colonia, prima di tornare alla mia vita, le prigioni della Gestapo (EL-DE-Haus), aperte al pubblico solo negli anni Ottanta, e terrificanti solo quanto la verità sa esserlo, specie quella storica, quella passata che non puoi cambiare in nessun modo. E ci sono le stesse scolaresche del Duomo di Colonia di prima, che mi guardano incuriosite e chissà cosa dicono, cosa provano. A ben pensarci, noi mai siamo andati a vedere qualcosa di fascista, quando eravamo a scuola come loro. Qualcosa l’ho imparata, perché l’ho scritta, ed è la bellezza di una terra buona e gentile, e il suo passato macabro e tenebroso, purtroppo umano.

Le celle sotterranee della Gestapo, nel cuore di Colonia.
Le celle sotterranee della Gestapo, nel cuore di Colonia.

 

“Stai da dio” (Francesco)