The Beatles negli scatti di Astrid Kirchherr. Gli anni di Amburgo in mostra a Palazzo Fava

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Esposti a Palazzo Fava, nel cuore di Bologna, gli scatti degli anni di Amburgo dei giovanissimi The Beatles firmati da Astrid Kirchherr

 

 

Ph: Arianna Tascone

 

 

Quella in corso a Palazzo Fava è una di quelle mostre che non si può fare a meno di vedere.
Complice lo spostamento di masse al solo sentire la parola ‘Beatles’, l’esposizione fotografica sull’arcinota band di Liverpool ha già calamitato nei mesi appena trascorsi una quantità indefinita di persone tra semplici curiosi, amanti della fotografia ed eterni nostalgici dei leggendari Fab Four nel magnifico palazzo di via Manzoni, nel pieno centro storico bolognese.

A far rivivere i primi anni di carriera dei quattro giovanotti inglesi, attraverso il suo stile e la sua tecnica, ci pensa Astrid Kirchherr, giovane e abile fotografa tedesca che nei primissimi anni ‘60, durante i vitali e creativi anni ad Amburgo della band – dove quest’ ultima di fatto nasce come tutti la conosciamo – immortala i quattro negli scatti che costellano i muri delle sale, consegnandone definitivamente l’immagine alla fama mondiale e riuscendo a rapire l’occhio dell’ osservatore.


Ciò che regalano le opere della fotografa è l’immagine di quattro ragazzi giovanissimi e quasi eterei, spavaldi con il mondo nelle loro mani; gli irripetibili Beatles si mostrano senza filtri, nella loro gioventù, in cammino verso l’Olimpo della musica internazionale.
Casualità e posa, immagini intime, private, con le loro figure solitarie su sfondi neutri che si alternano a scatti più pubblici di vita da rockstar, dove Paul, John, George e Ringo sono già le icone mondiali che tutti conosciamo.

 

Intorno a loro fotografie di altra natura, “spensierate” se vogliamo, seppur sempre orbitanti nell’universo Beatles, come quelle durante la loro vacanza sull’isola di Tenerife o sul set di ‘Eight Days A Week’, sempre scattate in quegli anni dalla stessa Kirchherr.
A rendere il tutto più empatico col visitatore, frasi sporadiche pronunciate da questo o quel beatle, se non da Astrid stessa, stampate tra uno scatto e l’altro e messe lì ad accompagnare chiunque si addentri nella mostra.

 

Un’esposizione che sa coinvolgere e strizza l’occhio a tutti quei visitatori, curiosi, fan e avventori casuali che, dopo decenni dallo scioglimento di un gruppo che ha scritto la storia della musica, continuano a cantare del sottomarino giallo, a camminare sulle strisce di Abbey Road o a lasciarsi attrarre ancora oggi dai testi e dalle musiche della migliore band di tutti i tempi.

 

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. Se mi va, ne schizzo anche un fumetto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

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