Intervista a Ernesto Valerio, autore del romanzo “Due volte a settimana”

Dopo varie ospitate in radio e in varie città, Ernesto Valerio, giovane autore abruzzese d’esordio, arriva alla Confraternita dell’Uva a Bologna per presentare il suo primo romanzo “Due volte a settimana” (casa editrice PresentARTSÌ), già alla terza ristampa a pochi mesi dall’uscita tra gli scaffali delle librerie.

 

Ciao Ernesto. Intanto, complimenti per il successo della terza ristampa!
Che effetto fa presentare il proprio primo romanzo in una città che è presente nella sua trama?

E: “Bologna ha rappresentato un passaggio importante della mia vita privata, pur non avendoci vissuto mai. Ci sono stato da studente prima e da lavoratore poi in visita ad amici, a mostre, per puro piacere. Avevo trovato anche sentimento e amore, poi la mia storia ha dato esiti diversi. Mi sembrava corretto, nella stesura del libro, trovare il modo di “omaggiare” una città che mi ha dato tanto e bene, e che mi piace tanto ogni volta che riesco a vederla e viverla un po’ ”.

Collegandoci a ciò, da cosa è stata dettata la preferenza nella scelta dell’ambientazione?

E:Il libro ha volutamente luoghi reali e luoghi non inventati, ma universali, che possono cioè essere trovati ovunque, con piccole differenze. Per questo, troviamo sia città e posti vissuti, sia luoghi “inventati” che il lettore può collocare dove meglio crede, nel momento della lettura. La scelta di unire città e posti fisici a location, per usare un termine moderno, universali è quindi voluta e precisa: dare modo al lettore di ritrovarsi nelle cose che conosce o che vorrebbe visitare, magari, e allo stesso dare modo di trovare posti riproducibili, potenzialmente vicini alla propria esperienza e con un margine di manovra tale da “adattarli” al proprio sentimento nel momento della lettura”.

Di certo non ti aspettavi tanto successo, dato che è il primo romanzo.

E: “Naturalmente sono molto felice che “Due volte a settimana“, mio primo romanzo dopo varie e diverse pubblicazioni differenti, racconti e saggistica, stia viaggiando di casa in casa, di libreria in libreria, di mano in mano. Sta avendo una diffusione ampia e variegata, e i pareri arrivano davvero un po’ da tutta Italia e non solo. Ho una buona rete, reale e virtuale, di amici che sta facendo un gran lavoro di passaparola.
Sapere che il libro respira lettori diversi è una grande piacere, una soddisfazione davvero grande”.

Com’è nata l’idea di dedicarsi alla sua stesura?

E: Il romanzo è nato da un capitolo particolare dove Elio, il protagonista, era “spettatore”. Quando l’ho scritto non pensavo di voler raccontare la sua storia, ma invece è emerso con una piacevole prepotenza. Ho scritto la sua biografia, ne ho tracciato un minimo albero genealogico, mi sono emozionato e ho sorriso nel costruirlo. E’ diventato poi semplice farlo, viaggiare, di capitolo in capitolo, nel suo mondo. E raccontarlo, di conseguenza”.

Lo scrittore Ernesto Valerio

La differenza d’età tra te e il protagonista Elio Toso è di una manciata di anni.
Nella storia e nei personaggi che la animano, ci sono elementi riconducibili a esperienze personali di vita vissuta e a persone reali o è tutto frutto di fantasia?

E:La biografia di Elio non corrisponde alla mia, in nessun punto, né Elio si fa portatore di un mio punto di vista sulla realtà e sulle cose. Non volevo un personaggio che ricalcasse la mia storia personale, dove il lettore che mi conosce potesse dire “ah sì, mi ricordo di questa cosa”. No. Però Elio ha un mondo di valori, un percorso etico, chiamiamolo così, un insieme di piccole scelte di vita quotidiane che mi appartengono a pieno. Diciamo che saremmo stati ottimi amici, probabilmente, perché condividiamo alcuni assunti fondamentali dell’esistenza. Avremmo sicuramente potuto fare un bel viaggio insieme, con i finestrini abbassati ed un sorriso accennato sul viso di entrambi”.

Quali sono gli autori a cui ti sei ispirato?

E:Sono un lettore seriale, consumo (letteralmente) quasi cento libri all’anno tra prima lettura e ri-lettura. Amo i classici, soprattutto l’Ottocento russo. Nel libro ci sono citati molti autori e diversi volumi, così come tanta musica, ma chi è presente in “Due volte a settimana” non è automaticamente “il mio preferito”, anzi. Ho una classifica tutta mia, ovviamente, che tendo anche ad aggiornare. E direi per fortuna, perché vuol dire che escono ancora libri molto belli o che riesco a riscoprirne alcuni del mio passato. Se dobbiamo guardare a questo romanzo, credo sia però impossibile non pensare allo stile e al lavoro “ambientale” di Michael Zadoorian”.


Ci sarà un seguito alla storia con altri romanzi o intendi dedicarti a generi e storie diverse?

E: “Scrivere per me è fondamentale, purtroppo o per fortuna. Credo che Elio continui a viaggiare, a cercare e a “collezionare” persone e oggetti, ma non credo di doverlo raccontare ancora. Ci sono altre storie ed idee che mi camminano dentro, darò forma e vita a quelle in vari modi, dal racconto al romanzo”.

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. Se mi va, ne schizzo anche un fumetto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

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