Tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “M”

dialetto- bolognese ¬© Marco Merlini / LaPresse 08-11-2007 Roma Politica Aula Senato - discussione e voto legge finanziaria 2008 - © Marco Merlini / LaPresse<br />

M (seconda parte, man-mast)

mano (stare in) /a/ loc. per indicare una persona che non si è esposta, che non ha osato; “dai valle a parlare, non stare in mano“. Deriva probabilmente dal gergo dei giocatori di carte.

maraglio s.m. in origine soggetto poco raccomandabile, mezzo delinquente, teppista. Nell’accezione di oggi, più leggera, si intende una persona sfrontata, che tende a imporsi, irritante e incolta; “sei un maraglio di merda con quegli occhiali di Armani” ♦ dal dialetto marâja s.m. litigio, gentaglia, marmaglia, gruppo di zoticoni

marocca s.f. roba di seconda scelta, truffa; “guarda che le scarpe che mi hai dato sono una gran marocca” ♦ dal dialetto maròca s.f. (=), scarto di lavorazione, sifilide (nel vecchio gergo dei ladri) ♦ a sua volta dal latino (pop.) del M. Evo marochus s.m. sin. di baratto, cioè affare misero in quanto non contemplato l’uso di moneta

maronato s.m. chi ha subito una penetrazione anale. Termine molto volgare per indicare un omosessuale. N.V.P. Vedi anche chira, flòbero, fulasca

martufaia (alla)BOC /a/ loc. alla carlona, a caso; “ma chi è che ha pubblicato senza l’immagine di copertina!? Non si possono fare le cose così alla martufaia!” ♦ dal dialetto martufâja (nella loc.) girèr a(l)la andare a zonzo

marueco s.m. marocchino, persona del Marocco; “prendiamo un po’ di fumello dal marueco?” ♦ dal dialetto maruchén s.m. nel dopoguerra si indicavano con questo termine i migranti meridionali, oggi si usa principalmente per i (=) veri e propri

maruegaz /n/ s.m. variante moderna di marueco

masagno /a/ s.m. 1 sasso di grosse dimensioni; “attento che c’è un masagno sul sentiero” 2 persona o pasto particolarmente pesante; “questa cotoletta è un gran masagno“. Per 1 vedi anche giarone, per 2 (pasto) vedi anche mattone

masato (stare) loc. stare calmo, tranquillo, non alzare la cresta; “Oh stai ben masato cinno!”

mastella /a/BOC s.f. 1 secchio, secchia, bacinella di grande dimensioni; “mi porti la mastella della roba sporca?” 2 grande quantità di roba, spesso cibo; “abbiamo mangiato una mastella di cibo!” ♦ dal dialetto mastèla s.f. secchia di legno per attingere acqua, adoperata negli usi agricoli


Elenco simboli e abbreviazioni

agg. ………………….aggettivo/aggettivale
avv. ………………….avverbio/avverbiale
BOC ………………….Bolognesità d’Origine Controllata
f. ………………………femminile
inter. ………………..interiezione
inter. impr. ………..interiezione impropria
loc. ……..……………locuzione
m. ..………………….maschile
prep. ………………..preposizione/preposizionale
pron. ………………..pronominale
s. ……………………..sostantivo
top. ……...………….toponimo
v. ……………………..verbo/verbale
(=) ……………………di uguale significato
/n/ sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/ sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o più vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori. La sigla N.V.P. (non verificato personalmente) identifica i lemmi per cui non abbiamo riscontro diretto, ma in uso in tempi o ambienti diversi da noi non vissuti o frequentati.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali. All’occorrenza, abbiamo consultato il Dizionario Slang di Fernando Pellerano, il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli e il volume edito dalla CARISBO Benéssum, alla ricerca dello stupure perduto errando fra dialetto e gergo a Bologna e dintorni di Andrea Mingardi. La fonte principe resta comunque l’esperienza personale.


 

 

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