Giovedì 16 febbraio, dopo vari concerti in giro ovunque e in altri pub bolognesi, è arrivato al 4/Quarti Social Art Bar di via del Pratello l’ “Olivalive Project”, originale idea musicale del cantautore pugliese Nicola Palladino

 

 

 

Anche stanotte si parla di mignotte.

No, non è una frase per catturare l’attenzione e farvi continuare a leggere l’articolo, bensì il titolo della prima canzone da cantautore scritta da Nicola Palladino, studente del DAMS Musica a Bologna, eseguita splendidamente a chiusura del concerto made in via del Pratello.
Voce limpida da doppiatore, sorriso smagliante e chitarra in spalla, Nicola e la formazione dell’Olivalive Project iniziano il live verso le 22:00, mentre lentamente amici degli artisti e casuali avventori iniziano a riempire il pub, lasciandolo solo dopo alcuni bis e le cover di ‘Gelati’ degli Skiantos e ‘Se mi rilasso collasso’ della Bandabardò, senza far mancare un omaggio a Dalla e a Battisti.
Nella cornice del 4/Quarti Social Art Bar insieme a Nicola, presenza scenica forte e anima dell’Olivalive, nelle performance anche i virtuosi chitarristi Juan Pérez e Ilja Boldakow, il cantautore e anche lui chitarrista Danny Art e il percussionista Melo. Con loro anche il rapper Avex, con il quale Nicola e gli altri hanno musicato un free style che ha coinvolto tutti.

 

 

Ma ‘sto Nicola Palladino, chi è? E cosa fa?

Nicola è un ragazzo tutto musica e parole, verrebbe da dire conoscendolo. E in verità poi è così.

 

Io scrivo un testo
E intanto sogno e son desto
Non ho un pretesto
Per stare sveglio senza un rimorso
Che è normale sì mi piace sognare
E la vita odierna è troppo abituale”

 

Chi scrive può confermare che si tratta di un cantautore e musicista eclettico con istinti folk e blues.

Come molti che si siano dati alla musica, le cover e il riarrangiamento di brani famosi sono stati il suo campo di prova.
Nicola, di fatto, nasce come cantautore vero e serio nel 2011, “in macchina con un amico e una chitarra”, racconta.
“Ero stato lasciato da poco da una ragazza. E caso volle che una sera mi ritrovassi in macchina con un mio carissimo amico e che lui, forse in un moto di consolazione, se ne uscisse con la frase da cui tutto ebbe inizio: anche stanotte si parla di mignotte. Quella frase iniziò subito a rimbalzarmi in testa e si portò dietro un motivetto. Presi la mia chitarra Penelope e scrissi di getto un testo sul mio taccuino.
Penso sia stato allora che capii che le canzoni che funzionavano potevo scriverle anch’io!”.


Circe ha sostituito Penelope, che ora riposa a Cerignola insieme a Polifemo, il guitalele, tessendo la sua tela e aspettando il suo Nessuno, cioè io” cit. Nicola

 

 

 

 

Nicola mostra il suo taccuino, un ibrido a metà tra agenda, diario e rubrica. Frasi estemporanee, scarabocchi, numeri, liste di cose.
Se un giorno l’Olivalive Project avrà fama e successo, il taccuino in questione sarà di sicuro un pezzo unico.



Sì ma in sostanza, cos’è Olivalive Project?

Un termine che è un attento incastro di parole che manco Luca Giurato sarebbe arrivato a creare inceppandosi.
Un orecchio vispo
 e la consapevolezza della “pugliesità” dell’artista fanno subito intuire che abbia a che fare con l’oliva pugliese per eccellenza, la Bella di Cerignola (per l’appunto, paese natale di Nicola che con lui fa pure rima). Poi aleiv, termine cerignolano per ‘oliva’, che a sua volta è anagramma – si fa per dire – di ‘alive’, cioè ‘vivo, dal vivo’.
(Ah Nicò, ammazza che trip!)

Alive ci rimanda anche alle registrazioni analogiche di un tempo, fatte in un unico take, una tecnica usata, tra gli altri, dai mitici Beatles. In vista dell’uscita del suo primo disco, le canzoni saranno quindi eseguite cercando di non ripetere lo stesso pezzo musicale e registrando gli strumenti e la voce senza ridondanze ritmiche e tonali. Causa il turnover casuale dei musicisti e la location in cui si suona, Nicola spiega che naturalmente ogni live è diverso dall’altro. “Il bello sta anche in questo”.

 

L’italiano medio è sincero
Ma in tutto quel che dice si contraddice
Di tutto quel che fa si lamenta
Perché in fondo sì! No non mi va!

 

Perché ‘project’? Perché odio associare un progetto condiviso ad un nome, il mio in questo caso, spiega Nicola.
“Io ho creato il progetto, ma è un qualcosa a cui collaborano altri musicisti.
Ognuno di loro si associa al pezzo o al tipo di sound che gli è più congeniale e che è meglio disposto a interpretare, perché in musica ci deve essere sintonia, anche tra il musicista e il brano che esegue”.

Continua: “È brutto sapere che molti musicisti debbano “prostituirsi” per la musica. A volte, per il solo bisogno di guadagnare, sono costretti a farlo suonando brani che a loro proprio non vanno giù. Per questo ho scelto persone fidate e amici a cui piaccia suonare quel determinato pezzo preferito, per così dire. E lo fanno sempre meglio”.


Opportunità lasciate al vento
Ed è proprio così che mi sento
Naufrago dell’ ipocrisia
Credo in fondo non sia pazzia!”

 

 

 

 

A questo punto vi starete di sicuro chiedendo come nascono e come siano le canzoni dell’Olivalive.

 

Dal motivetto parte tutto. La musica è in testa e in combutta con il testo fa sì che mi immagini il tutto, anche la sua esibizione in pubblico. Ogni singolo pezzo che butto su carta ed eseguo dal vivo ha una sua nascita anticipata nella mia testa.
Altr
a cosa importante è il mio nutrirmi di silenzi. Perdo e prendo tempo, deve essere tutto meditativo per arrivare al brano.”

Vi racconteremo storie ed avventure di un’oliva attraverso la musica, i testi e la chitarra con inediti ed editi”. Nicola Palladino e i suoi presentano così i loro brani, lasciando un leggero alone di mistero e stuzzicando immaginazione del pubblico.
Si scopre così che ogni live è un “teatrino” fatto da un intermezzo di parole tra un brano e l’altro, brani che sono bozzetti musicali di cantautorato non pretenzioso, giovane e spontaneo che si legano a formare storie e avventure frutto del caso, folli gesta e fuorvianti racconti dell’oliva Nicola.

 

 

 

Un sognattore
Che osserva tutto per ore
Il particolare
Di questo quadro così eccezionale

Che è normale sì il mondo è vasto e particolare
Ci vuole tempo per deglutire nemmeno tanto bene
Quella vita che non ci aspettiamo e vedendo nel nostro passato
Che fatica ci fa a noi giovani pensare va bene
Tanto non è adesso non
è domani poi sarà”

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