Vestfirðir, i fiordi occidentali islandesi

Alla scoperta della regione più remota d’Islanda attraverso film e fotografie

Nella mappa dell’Islanda si nota subito un’ampia e frastagliata penisola che si protende verso l’oceano a Nord-Ovest: si tratta della regione più remota del paese più remoto d’Europa, ovvero i Vestfirðir – i fiordi occidentali. In questo angolo montuoso e distante da Reykjavík oltre quattrocento chilometri abita meno del 2% della popolazione dell’isola: solo settemila persone, infatti, vivono in queste silenziose valli, schiacciate tra le montagne e il mare. La mancanza di lavoro e le politiche di accentramento della popolazione nell’area della Capitale hanno, nel corso di un secolo, svuotato i piccoli paesi di pescatori dei loro abitanti, lasciando disabitate intere aree, come la penisola di Hornstrandir (ora immensa riserva naturale).

Arnarfjörður

La regione dei fiordi Ovest non è rappresentata dalla classica immagine da cartolina islandese. In primo luogo, non ci sono vulcani: questa regione è, geologicamente parlando, la più antica d’Islanda, perciò l’attività vulcanica è pressoché nulla. Non ci sono quindi spiagge di sabbia nera, né sono così comuni le fonti di acqua termale. Inoltre, vi si può trovare solo un piccolo ghiacciaio, il Drangajökull, di dimensioni troppo modeste per essere paragonato all’immensa calotta del Vatnajökull sulla costa meridionale.

Tramonto sul Dýrafjörður

Ma soprattutto la grande differenza tra i Vestfirðir e il resto dell’isola è la scarsa presenza di turisti: in pochi, infatti, si avventurano al di fuori della celebre Þjóðvegur 1 o Ring Road. Così raggiungere i fiordi Ovest significa ritrovarsi in una nuova dimensione, dove il tempo scorre più lentamente e le giornate, d’estate, sono ancora più lunghe e luminose.

Þingeyri

Þingeyri

 

Un terzo dell’intera costa islandese appartiene ai Vestfirðir: questo banalmente significa che per attraversarli bisogna accettare con pazienza le infinite curve che si sviluppano lungo le montagne. Nessun ponte, o quasi, collega due sponde di un fiordo e le automobili sono costrette a seguire con lentezza la sinuosa linea frastagliata che si osserva sulle mappe. Il più grande centro abitato, Ísafjörður, è un piccolo paesino di tremila e cinquecento abitanti, che agli occhi dei visitatori, dopo chilometri di fattorie isolate, sembra quasi una metropoli. Tra le sue case sono presenti le abitazioni in legno più antiche della nazione: costruite a metà del 1700 come magazzini e empori dai mercanti danesi, ora sono trasformate in musei. Può far sorridere sapere che un’architettura costruita a metà del diciottesimo secolo possa essere considerata antica: bisogna pensare, tuttavia, che non era certo facile costruire abitazioni resistenti al vento e al freddo, senza adatti materiali da costruzione (il legno, infatti, veniva importato dal continente).

Porto di Ísafjörður

 

Per comprendere lo spirito di queste realtà così lontane dai bar di Reykjavík e dai bagni termali del Sud, pochi mezzi sono più efficaci del cinema. Anche se remoti, anche se disabitati (oppure proprio per questo), i Fiordi Ovest sono il soggetto di numerosi film, realizzati negli ultimi vent’anni. Ognuno con un tono diverso, chi più sarcastico, chi più tragico, racconta la vita difficile ai confini del mondo: l’isolamento invernale, i rapporti umani complessi, l’alienazione di una quotidianità sempre uguale.

Börn náttúrunnar (I figli della natura – candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1991) narra poeticamente della fuga di una coppia di anziani da una casa di riposo della Capitale, alla ricerca della loro giovinezza e dei loro villaggi ormai abbandonati ai venti e alle onde. Paris norðursins (Parigi del Nord, 2014) descrive con ironia la vita quotidiana di un insegnante di scuola in un piccolo paese di pescatori. Nói albínói (2003), ambientato nel bianco inverno del Nord, racconta la solitudine e le difficoltà dell’adolescenza. Infine, Þrestir (Sparrows, 2015 – film che ha vinto il premio Lessinia d’oro al Festival della Lessinia 2016) denuncia senza pietà i problemi di alcool e droghe purtroppo comuni nelle piccole comunità dei fiordi.

Porto di Ísafjörður

Sono storie faticose da ascoltare, perché narrano di luoghi in cui è faticoso vivere. Tuttavia, chi ha viaggiato nei Vestfirðir può senz’altro riconoscere la buffa ironia dei suoi abitanti, il loro rispetto nei confronti dell’altro e la loro sincera ospitalità. Chi ha viaggiato per quelle valli, scalando qualche montagna a picco sul mare oppure camminando per i silenziosi villaggi di sera, non può che ricordarle con nostalgia e consigliare ai viaggiatori diretti verso il Nord di dedicare un po’ di tempo alla scoperta di un mondo che sembra perduto: un mondo di strade senza asfalto e nuvole basse, chiesette di legno e greggi di pecore che invadono la carreggiata. Un mondo dove, forse, ancora si cela la vera essenza di quel misterioso e affascinante luogo chiamato Islanda.

Dýrafjörður dalla cima della montagna Mýrafell

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2 Risposte

  1. Rita ha detto:

    Brava, sempre belli i tuoi testi!!!!

  2. Rita ha detto:

    Ho riletto il brano, con calma, con un ritmo”islandese”e mi è piaciuto ancora di più.
    Ho apprezzato i silenzi e le solitudini di quella terra lontana.
    Brava!!!

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