L’UOMO COMUNE ED IMPERFETTO E’ QUELLO CHE PIACE AI BRUEGHEL

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PALAZZO ALBERGATI APRE LE PORTE A MENESTRELLI, SOLDATI, CONTADINI E GIOCATORI D’AZZARDO.

Dopo averci meravigliato con i giochi di prospettiva presenti nelle opere di Escher, Palazzo Albergati, a Bologna, decide di aprire le porte ad una nuova mostra e questa volta lo fa ospitando (fino al 28 febbraio prossimo) le opere di ben quattro generazioni di fiamminghi: i Brueghel, artisti che, a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, rivoluzionano l’arte europea.

Prediligendo la rappresentazione di personaggi anonimi, il capostipite Pieter Brueghel il Vecchio (1530 circa-1569), seguito poi dai figli Pieter il Giovane, Jan e discendenti (imparentati a loro volta con altre famiglie di artisti) danno avvio ad una pittura che fa della quotidianità la protagonista indiscussa della tela.
Quell’homo ideale esaltato in tutte le sue virtù da Michelangelo e Leonardo sembra essere passato di moda; con i Brueghel l’ordinario diventa interessante e l’uomo comune, rappresentato nel suo umano mix di forza e fragilità, diviene il prediletto.
Narratori di storie, più che pittori veri e propri, essi compiono dunque un’operazione di grande realismo, concedendo spazio sulla tela a menestrelli, soldati, mercanti, contadini..

La pittura dei Brueghel fa e faceva riflettere. Dalla considerazione sull’umana imperfezione breve è infatti il salto che conduce a valutazioni ben più profonde sulla caducità della vita stessa.
La “vanitas”, così come la chiamavano i latini, è infatti metaforicamente presente in molteplici opere: rappresentata da una lastra di ghiaccio che potrebbe rompersi improvvisamente conducendo a morte certa i pattinatori soprastanti, dal fumo dei giocatori di taverna (presente in un dipinto di David Teniers il Giovane, genero di Jan Brueghel), o ancora dalle molteplici rappresentazioni floreali. I fiori, ricchi di valori simbolici e immagine delle virtù cristiane, erano infatti dotati di una bellezza stupefacente (si consideri che molti di essi provenivano dall’Asia o dalle Americhe – nel ‘500 Anversa era una fiorente città mercantile-), ma pur sempre sottoposta allo scorrere del tempo e, dunque, destinata a morire.

 

Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli, P.B. il Vecchio, 1565, olio su tavola
Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli, P.B. il Vecchio, 1565, olio su tavola

 

Il messaggio da trasmettere, la morale, sembrano non mancare mai nelle opere della famiglia Brueghel e arrivano sempre forti e diretti allo spettatore. Con ciò, ecco spiegate dunque alcune scelte tematiche e stilistiche condotte dagli stessi artisti, quali l’inserire in contesti dell’antichità oggetti a loro contemporanei o l’affezione mostrata verso l’uso delle rappresentazioni allegoriche (vengono raffigurate le stagioni, gli elementi della natura, la pace, la guerra, i cinque sensi..): tutto sembra voler rientrare in un gioco che serve a rendere l’opera quanto più immediata e comprensibile.

E’ Jan Brueghel il Giovane ad essere considerato il massimo maestro di allegorie, ma anche al padre, Pieter il Vecchio, piaceva inserire messaggi simbolici nelle proprie opere. A tal proposito, sua è infatti la tela “I proverbi fiamminghi” (1559), ispirata agli “Adagia” di Erasmo da Rotterdam, nella quale i personaggi interpretano più di cento proverbi. Essa incuriosisce lo spettatore moderno, forse più dell’antico, perché attratto dalla rappresentazione di massime bizzarre non più in voga.

D’altra parte, l’attenzione dei Brueghel per i personaggi non porta affatto, come sarebbe facile pensare, a trascurare l’amore per il paesaggio. Al contrario, i fiamminghi avevano viaggiato molto, anche in Italia. Rimanendo affascinati dalle valli e dalle alture innevate della catena alpina, avevano capito quanto la natura aiutasse a sottolineare, ancora una volta, il limite umano di fronte alla potenza degli elementi del mondo. Essa è infatti sempre debitamente valorizzata, anche grazie all’uso della prospettiva tonale (che ottiene profondità di campo attraverso l’uso dei colori disposti a fasce sovrapposte).

In sostanza, nulla pare essere lasciato al caso. Tutto viene accuratamente analizzato e descritto dallo scrupoloso pennello dei Brueghel, pronto a stuzzicare anche i palati artistici più delicati e sopraffini; motivo per cui Palazzo Albergati nei prossimi mesi varrà certamente ben più di una visita.

I proverbi fiamminghi, P.B. il Vecchio, 1559, olio su tela
I proverbi fiamminghi, P.B. il Vecchio, 1559, olio su tela