Bologna, Arterìa. 7 maggio 2016

IL DIO BACCO DISSE AI MUSICANTI: “ANDATE, TROVATE LE PECORELLE ASTEMIE E RIPORTATELE SULLA RETTA VIGNA”
Poi l’invito ad alzare le mani in aria con un bicchiere di vino, recitando il breve e insolito mantra “L’acqua fa male e il vino fa cantare” a mo’ di preghiera. E poi, via col ritmo.
Questo l’esordio dei Musicanti del Vento, che nella cornice underground dell’Arterìa, con uno stile goliardico, scanzonato e frizzante che è il loro tratto distintivo presentano al pubblico bolognese ‘Preferisco la cantina‘, brano estratto dal loro omonimo ultimo progetto musicale. Un album dal sound coinvolgente in cui spiccano anche testi dai contenuti sociali e attuali, seppur non affrontati con pesantezza.

Reduce dal successo ottenuto ad un festival musicale in Romagna la sera precedente, il giovane ma affermatissimo gruppo pop-folk calabrese approda a Bologna più carico che mai, portando con sé le sonorità del Sud miste a quelle più tipicamente ‘pop’, che fanno da base ai loro splendidi pezzi di cantautorato. Sul palco, i ragazzi si materializzano vestiti con grembiuli e cappelli da cucina, a voler ricreare – com’è nel loro modo di essere e di fare – un ambiente che sia il più accogliente possibile e a stretto contatto col pubblico, facendo immergere quest’ultimo in una sorta di moderno rito dionisiaco sui generis.

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I Musicanti del Vento iniziano il loro live all’Arterìa

Una piccola armata fatta di trombe, batteria, tamburo, violino, fisarmonica e chitarre, in mezzo ai quali fanno capolino anche parrucche sgargianti insieme a cavalli di legno, spade ed elmi, che danno vita a una scenografia bizzarra che accompagna la loro musica e che al tempo stesso dà allo spettacolo una tinta ancora più fresca. Non solo pezzi briosi del vecchio e nuovo repertorio, ma anche momenti di riflessione e critica con  ‘Il moralista‘, ritratto in musica del perfetto portatore di perbenismo e pregiudizi, e un omaggio alle donne con ‘Maddalena‘, dalla prorompente eco folk. Non poteva mancare nel loro live sotto le Due Torri anche l’omaggio al cantautore italiano da loro più amato, Fabrizio De Andrè, eseguito attraverso una calorosa performance di ‘Volta la carta‘.

 

Nelle due ore di spettacolo, sul palco insieme a loro si alternano altri artisti, nonché loro conterranei. Per primo Manuel Franco, abile percussionista calabrese. Poi è il turno di Fabrizio Cariati, leader della band calabro-emiliana Nuju, oltre a Salvatore De Siena e Emanuela Timpano, con i quali i Musicanti hanno interpretato il brano ‘Lupu‘ del Parto delle Nuvole Pesanti (band nata a Bologna più di 20 anni fa da studenti calabresi, di cui Salvatore ed Emanuela sono rispettivamente frontman e sassofonista).
Dopo aver accolto gli ospiti, mentre ci si avvia verso la fine, i Musicanti del Vento eseguono una splendida tarantella. La band vi si abbandona completamente, balla, suona e salta trascinando con sé ancora una volta il pubblico che sul dancefloor dell’Arterìa si scatena, ricreando nello stesso tempo l’atmosfera intima ma coinvolgente delle notti di ballo che costellano il Sud Italia.
Alla chiusura del concerto, la sala li rivuole e li richiama sul palco. L’osmosi col pubblico è ancora attiva, ed eccoli che riappaiono più carichi di prima, regalando il bis del loro brano iniziale e chiudendo in bellezza un concerto a metà tra musica e teatro, fatto con estrema spontaneità, secondo il loro personalissimo e inconfondibile stile.

 

 

Chi è presente alla serata è entusiasta, balla e canta come una baccante per due ore consecutive: la loro musica e il loro modo di fare arte hanno conquistato anche Bologna.

Beh, d’ora in poi teneteli d’occhio, aggiornatevi sulle loro prossime date e siate pronti a saltare. Chissà, un giorno potrebbero ritornare.

Siete avvisati.

 

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