PARIS…J’ARRIVE!

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Amount of direction signs with europeans countries names.

In corrispondenza con uno studente italiano dell’Alma Mater Studiorum, in erasmus a Parigi, scopriremo tutte le curiosità e gli aneddoti di questa esperienza all’estero.

Enrico Toniolo

Vita da erasmus: Biblioteca Nazionale di Francia
Vita da erasmus: Biblioteca Nazionale di Francia

Le vacanze sono finite. L’università si avvicina, ma le lezioni mantengono la distanza di sicurezza. Sessione autunnale oppure naso incollato sui libri e dita impegnate in movimenti spastici per scrivere la tesi. C’è chi, però, è alla stazione ad aspettare un treno, scortato da duecento litri di valige e zaini, dai genitori e dagli sguardi incuriositi degli altri presenti.

Ecco, ci sono anch’io. Scappo dalla routine dell’università italiana per rifugiarmi nella routine di un’università straniera. Paris…j’arrive!
In cerca di cosa?

“Studiare all’estero è un elemento fondamentale di Erasmus+. L’esperienza ha dimostrato che ha un effetto positivo sulle prospettive lavorative dei partecipanti. Inoltre consente di migliorare le conoscenze linguistiche, di diventare più autonomi e indipendenti e di immergersi in un’altra cultura.”

Questa è la semplice definizione che il sito dell’Unione Europea da del programma Erasmus. Penso che, più o meno, chiunque parta ci si rispecchi, al di là delle inevitabili declinazioni personali e della scelta della destinazione (che ha motivazioni ben più private).
Ma cosa avviene da quando si pensa “voglio fare l’erasmus!” a quando si parte? La situazione è piuttosto simile per tutti: si cercano info generiche su internet, se ne parla con gli amici, le inevitabili discussioni con i genitori (nel mio caso poche in verità) riguardo la distanza, il costo. Finalmente si trovano le informazioni sulle possibili destinazioni (sul sito dell’Unibo, prima di tutto): che professori insegnano? Ho letto qualche libro scritto da loro? Li “conosco”? Com’è la città? Quanto costa viverci? Ci sono incentivi o aiuti economici?

Sono tutte questioni importanti, sicuramente. Ma la verità è che nella quasi totalità dei casi che ho incontrato (me compreso) la scelta finale non è la conseguenza delle risposte a queste domande, ma da esse ha cercato conferma basandosi soprattutto su un sentimento istintivo. Proprio per questo alla domanda “perché hai scelto questa città?” difficilmente si può dare una risposta razionale.

Nel mio caso, in realtà, l’operazione di scelta non c’è praticamente stata. Il mio corso di Laurea mette a disposizione due programmi di scambio al termine dei quali si può ottenere una doppia Laurea Magistrale: uno in Germania e l’altro, appunto, a Parigi. Visto che di tedesco non capisco una parola e che la mia tesi tratta la Francia, è stata una scelta quasi scontata. E il confronto con le domande espresse sopra si è limitato a confermare la destinazione. Per fortuna lo stato francese mette a disposizione aiuti diretti ed indiretti per gli studenti stranieri.

Una volta individuata la meta, o quantomeno ristretto il campo, è opportuno parlare con il/la prof responsabile dello scambio e tempestarlo/a di domande per avere un commento diretto sulla bontà della destinazione. Non contano soltanto il punto di vista accademico e l’impostazione corretta della domanda per massimizzare la possibilità di essere scelti, occorre che sappia rispondere alle domande poste sopra o che almeno vi indirizzi a persone, associazioni o siti in grado di aiutarvi. Inoltre, nel caso risultiate effettivamente  vincitori di un posto, potrebbe darvi un’altra serie di utili consigli (nel mio caso i nomi di un paio di professori che si occupano di ciò che mi interessa e il metodo per fare domanda per le residenze universitarie).

Preparatevi a vincere l’eventuale timidezza! Una volta partiti sarete costretti a farlo e rintracciare gli altri studenti che partiranno con voi può essere un punto di partenza: potrete pianificare la burocrazia pre-partenza e quella post-arrivo (e fidatevi, almeno in Francia è molta!), confrontarvi su dubbi di ogni genere (“oddio, la mia coperta dei Pokemon non sta in valigia: come farò a dormire senza?”). Sconsigliabile è invece cercare casa insieme poiché, potete scommetterci, sareste molto meno spinti ad integrarvi con i “nativi” e gli altri erasmus.

Se avete amici dimenticati o lontani parenti nella nuova meta non esitate a contattarli: potrebbe essere una divertente riscoperta! E si, si rivelerebbero utili anche per l’aspetto che più preoccupa gli studenti in partenza e che in molti casi pregiudica tutta l’esperienza all’estero: la lingua. A questo proposito studiatela prima di partire, sfruttate i corsi messi a disposizione dell’università (a pagamento, ma a cifre abbordabili) e fate esercizi di ogni tipo: app, libri, fumetti, serie tv, film, canzoni, giornali, esercizi online, fino ai vecchi e affascinanti amici di penna. Ogni metodo è buono, meglio dell’idea “tanto poi la imparo lì” che, può non essere sbagliata in principio, ma vi esporrà ad una serie di difficoltà e brutte figure non da poco (ne so qualcosa)…

Volete saperne di più sulla vita da erasmus? Rimanete sintonizzati su BBU e avrete modo di leggere la mia esperienza con tanti consigli ed aneddoti!