
P (ultima parte, pit-puz)
plaiarsela /n/ v. godersela, derivato dallo spagn. playa; N.V.P.
plasticone s.m. fumo di scarsa qualità tagliato con la paraffina; N.V.P. Vedi anche paraffa
pleuri /n/ s.m.pl. soldi; “non ho pleuri“. Vedi anche baiocchi, bling-bling, carte, cash, copeco, dindi, fleuri, ghello, sacchi
plummaBOC /a/ s.f. 1 letteralmente quei filamenti o bozzoli di tessuto che si accumulano in fondo alle tasche 2 per estensione di 1 assenza di denaro, tasche vuote, miseria; “lui lì ha una plumma che fa spavento” ♦ dal dialetto plómma s.f. 1 peluria di peli, della canapa lavorata, di polvere agglomerata 2 (=) 3 fiori del pioppo
plumoneBOC /a/ s.m. tirchio, avaro; “sei veramente un gran plumone, caccialo un euro per il caffè”. Vedi anche ebreo, griccio, rabbino, raspa, scrigno
polla /a/ s.f. a tressette, quando si hanno asso, due e tre dello stesso seme; “polla di bastoni” ♦ dal dialetto pólla s.f (=), vigile urbanoGl
polleggio (in)BOC /n/ loc. stato di rilassamento, fisico e mentale; “andiamo a mangiare da Pino, venti euro primo, secondo e dolce, in polleggio“, “me la polleggio un attimo sul divano” ♦ dal dialetto polègerGlav., polègeresGlav. pron. rilassarsi, domire, oziare
pollegBOC /n/ inter. impr. spesso usato dopo una situazione di scampato pericolo; “non c’è la multa”, “allora polleg“. Vedi anche trànkilo
polleggiatoBOC /n/ agg. rilassato, tranquillo; “l’amico di Marco è polleggiatissimo”
polo s.m. freddo intenso; “ma che polo fa fuori?”. vedi anche freddo becco, freddo del ’32, freddo porco, giazzo
porco s.m. nella loc. fare un freddo/caldo porco; “copriti bene che fa un freddo porco fuori”. Vedi anche freddo becco, freddo del ’32, giazzo, polo
poveta s.m. (scherz.) poeta. famose le povesie di Giacobazzi
prana s.f. peto; “chi ha cacciato una prana?”. Vedi anche bronza, loffia
preciso agg., inter. impr. 1 uguale; “sei preciso a tuo fratello” 2 esatto, perfetto “ve mò, preciso!” ♦ dal dialetto prezîṡ agg. (=) per 1
prepo (di) loc. contrazione di di prepotenza, per indicare un’azione svolta in modo deciso; in Pellerano “ho risolto la cosa di prepo“. N.V.P.
presa /n/ s.f. 1 scherzo, presa in giro amichevole 2 (scherz.) agguato fisico; “dai facciamo una presa a Marco”
prillare v. ruotare un oggetto, ruotare su sé stessi; “dai prilla che magari si apre”
prillone s.m. forte giramento di testa; N.V.P. ♦ dal dialetto prilån s.m. (=); a sua volta dal dialetto prélla s.f. mandata, giro di chiave, trottola di legno, fascio conico di steli da canapa, piroetta
prillino /a/ s.m. 1 ragazza vivace e graziosa, ben vestita 2 piccola trottola; N.V.P. ♦ dal dialetto prilén s.m. (=)
provinoBOC s.m. è il termometro per misurarsi la febbre; “dammi il provino che mi sa che ho la febbre”
pronti inter. impr. subito, sono pronto; “andiamo?” “pronti!” ♦ dal dialetto pr
puffarolo /a/ s.m. contaballe o paccaro; “non ti fidare di lui lì, è un gran puffarolo” ♦ dal dialetto pufarôl s.m. moroso, chi non paga i debiti
pugnetta s.f. 1 masturbazione maschile; “smettila di farti le pugnette e va un po’ a figa” 2 seccatura, inconveniente; “st’incidente è una gran pugnetta, arriviamo in ritardo”. Per 1 vedi anche pippa, segone, segotto
pulismanoBOCs.m. forse calco dell’inglese policeman. Vigile urbano, per estensione tutti i poliziotti; “…chiamiamo un pulismano, ho appena visto l’assassino…” cit. Lucio Dalla in Corso Buenos Aires
pungazza /a/ s.m. ratto, pantegana di grosse dimensioni; “in fondareno è pieno di pungazze” ♦ dal dialetto pundgâza s.f. (=)
purino s.m. poverino; “hai visto marco, purino…” ♦ dal dialetto pu(v)rén s.m. (=)
putre /n/ s.m. padre; N.V.P.
puzza (arrivare dopo la) loc. capire le cose per ultimi; “seh arrivederci, arrivi dopo la puzza”
Elenco simboli e abbreviazioni
avv. ………………….avverbio/avverbiale
BOC ………………….Bolognesità d’Origine Controllata
f. ………………………femminile
inter. ………………..interiezione
inter. impr. ………..interiezione impropria
loc. ……..……………locuzione
m. ..………………….…maschile
prep. ………………..preposizione/preposizionale
pron. ………………..pronominale
s. ……………………..sostantivo
top. ……...………….toponimo
v. ……………………..verbo/verbale
(=) ……………………di uguale significato
/a/ sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o più vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.
I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori. La sigla N.V.P. (non verificato personalmente) identifica i lemmi per cui non abbiamo riscontro diretto, ma in uso in tempi o ambienti diversi da noi non vissuti o frequentati.
Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali. All’occorrenza, abbiamo consultato il Dizionario Slang di Fernando Pellerano, il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli e il volume edito dalla CARISBO Benéssum, alla ricerca dello stupure perduto errando fra dialetto e gergo a Bologna e dintorni di Andrea Mingardi. La fonte principe resta comunque l’esperienza personale.






















