BBreviU: Justice League

Rispetto all’articolo di quest’estate, sembra che siano passati due anni e non quattro mesi. Nel frattempo Orci e Kurtzman hanno abbandonato la nave Universal, provocando il congelamento del Dark Universe che sembra più permanente che temporaneo.

E poi è uscito Justice League. Ecco, Justice League.

Sense of Wonder (Woman) – PARTE SENZA SPOILER

C’è da dire una cosa, prima di tutto: Justice League per la critica si sta rivelando l’ennesimo esercizio di tiro al piattello di un film del DC Extended Universe.

Sbagliando, a modesta opinione di chi scrive, perché contestualizzandolo ne viene fuori tutto sommato una pellicola valida, avvincente.

Perché contestualizzandolo? Semplice: perché è clamorosamente evidente che la DC sia all’inseguimento spasmodico della Marvel, e che voglia recuperare un gap di cinque anni (Iron Man uscito nel 2008, Man of Steel nel 2013) che di anno in anno si amplia sempre di più.

A ragione, perché c’era da finire la trilogia del Cavaliere Oscuro di Batman che ha stabilito, a modo suo, un canone per i cinefumetti.

Ognuno dei film DC ha il sapore del “Ci siamo anche noi, aspettateci!”, senza che questa debba per forza essere una condanna perenne. È il business, capito questo poi tutto è in discesa.

Tornando al soggetto iniziale, Justice League è meno organico rispetto ad Avengers, ma offre lo stesso qualche spunto interessante.

Ben Affleck è un Batman sfibrato che ha combattuto il crimine per vent’anni, e come crisi di mezz’età si è trovato a fronteggiare alieni e mostri. Non il massimo, ammettiamolo.

Ognuno dei protagonisti ha una zavorra personale da portare, tranne forse Wonder Woman, e proprio per questo il ruolo di bussola spirituale del gruppo finisce fisiologicamente per scivolarle addosso.

La simpatia bulla di Aquaman, i nerdissimi tic di Flash, la rassegnazione non convinta di Cyborg sono i valori su cui fanno leva gli eroi per respingere la minaccia aliena rappresentata da Steppenwolf.

Mixando questi elementi con un po’ d’azione e una storia tutto sommato coerente, il giudizio finale su Justice League non può che essere positivo.

Poi, se volete realismo e neorealismo, state sicuramente bussando alla porta sbagliata.

Quel che resta di Superman (PARTE CON SPOILER)

Che poi: chiaro che non è realismo, però la lezione della Marvel che inserisce l’immaginario nel reale è stata mandata a memoria assai bene.

Prova ne siano il filmino di due bambini che intervistano Superman (precedente alla morte di quest’ultimo in Batman vs Superman) e l’opinione dei cittadini attraverso i telegiornali, che rappresentano l’importanza dei media, o il solitario che se la prende con il negozio arabo, simbolo di un’America diventata intollerante.

La tecnologia e il sul suo utilizzo in modo più o meno raziocinante, diventa un punto focale quando la Justice League discute sull’etica della scelta di riportare in vita Superman.

Alla ricerca della verosimiglianza si mescola però l’importanza del mito, tant’è che l’origine del conflitto con Steppenwolf ricorda e non poco la Terra di Mezzo, con il villain nei panni di Sauron e le scatole come gli anelli.

Justice League inizia inoltre a solidificare quella che è la trinità per eccellenza dell’universo DC: Superman, Batman e Wonder Woman.

A un Uomo d’Acciaio che torna in vita confuso e distruttivo e il cui punto d’ancoraggio emotivo è l’amore di Lois Lane (sentite lo zampino dell’Interstellar di Christopher Nolan?) fa da contraltare un Batman che si sente inadeguato.

Il Crociato di Gotham sente di provocato la morte del kryptoniano, ammette che alla squadra serve Clark e per due volte, prima contro Superman confuso e poi contro l’esercito di Steppenwolf, prende di petto il conflitto quasi desideroso di trovare pace eterna morendo nella lotta.

Due volte gli verrà impedito, dall’azione comune degli altri eroi.

Wonder Woman è in questo il punto di equilibrio, con il suo sorriso luminoso, la pazienza infinita e la determinazione flessibile.

Se c’è qualcosa da cui la DC deve ripartire per colmare il gap, è certamente questa base.

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