Il ‘Prisoner 709 tour’ all’Unipol Arena, accoglienza da rockstar per il prigioniero Caparezza

Più di 13.000 persone hanno salutato l’arrivo di Caparezza e del suo ‘Prisoner 709 tour’ nel palasport più grande d’Italia, riconfermandone ancora una volta l’incredibile successo 

 

 

Unipol Arena, Bologna. 25 novembre 2017

 

Quella riservata a Caparezza è un’ indubbia accoglienza da rockstar.
In una Unipol Arena stracolma di gente fino all’ultimo centimetro, Michele Salvemini saluta una folla oceanica accorsa a Bologna dall’alto del suo immenso palco.
Insieme a lui, la band storica che lo accompagna ormai da quasi vent’anni, che vede Rino Corrieri alla batteria, Alfredo Ferrero alle chitarre e Giovanni Astorino al basso, con Gaetano Camporeale alle tastiere e Diego Perrone alla voce.


Il Caparezza nazionale mette in scena uno spettacolo originale come sempre e rinnovato fin nei dettagli: il tipo di scenografie che ne hanno caratterizzato i tour precedenti, punta di diamante dei suoi live, si fonde con il nuovo in favore di un più imponente uso degli effetti visivi e delle luci.
Oltre alla presenza sul palco di due coriste, altro elemento di novità è l’aggiunta di un corpo di ballo che fa da contorno visivo alle presentazioni in forma di monologo e dialogo con le quali Michele lega un pezzo all’altro, in quello che potrebbe essere definito un ‘concerto-racconto’ in cui tutti, dai musicisti al pubblico, sopra e sotto il palco sono protagonisti.


La prima parte è una parata di singoli estratto dall’ultimo album Prisoner 709. Dà il via al concerto un Michele che è prigioniero ingabbiato in una sorta di cervello gonfiabile, dal quale canta l’intro ‘Prosopagnosia’ con John De Leo nel grande led wall che sovrasta alle sue spalle.
La potenza si avverte ma è ancora contenuta perché così deve essere, tutto è al suo posto, l’atmosfera è elettrizzante e l’interazione con il pubblico è al minimo; il live sembra avere un’impronta più “intimistica”, psicologica e introspettiva, focalizzata sull’artista-persona più che sull’artista-personaggio.
I pezzi galoppano con la loro solita forza e il pubblico se ne accorge, anche se Caparezza adesso è Michele e non può essere altrimenti.

Ma arriva il momento in cui la prigionia di sé cede il posto alla libertà ed è ora che Michele torni a essere il Caparezza di ‘Fuori dal tunnel’, brano che fa da cerniera tra prima e seconda parte. Stavolta il coinvolgimento del pubblico è decisamente maggiore – anche il nostro lo ammette – e la forza espressiva del concerto sale ai massimi livelli.
È quindi il turno dei grandi classici del suo vastissimo repertorio, da ‘Jodellavitanonhocapitouncazzo’ a ‘Mica Van Gogh’, passando per ‘Legalize the Premier’ e la catartica ‘China Town’, raggiungendo uno dei momenti più accorati del concerto. Ai fan accorsi all’Unipol Arena viene concesso anche il bis, con una triade di successi estratti dai precedenti lavori discografici.

 

 

 

 

Il cantautorapper di Molfetta si rivela ancora una volta un mostro da palcoscenico nonché abilissimo e geniale performer, capace di sprigionare uno show incredibilmente potente e regalare quello che è uno spettacolo rock a tutti gli effetti, ruggente e adrenalinico da 120 decibel e oltre, nel quale si rispecchia alla perfezione la dicotomia del suo ultimo album. Michele e Caparezza, 7 e 9. Uno conseguenza dell’altro, ma entrambi presenti sul palco.

 

Le cifre che lo riguardano negli ultimi anni parlano ormai al posto suo.
Il pubblico di fan che diventa sempre più vasto ed eterogeneo concerto dopo concerto, il disco d’oro e quello di platino guadagnati rapidamente con Prisoner 709, il premio Tenco vinto con ‘Museica’, i record nello streaming e nelle vendite dei dischi e i grandi palasport che sono già troppo piccoli per contenerne il pubblico, ci fanno pensare che per lui sia arrivato il momento di prendere il posto d’onore che gli spetta di diritto nella scena cantautoriale italiana.
E infatti, dopo anni di gavetta passati su piccoli e grandi palchi, questo tour ne conferma e ne riscatta per l’ennesima volta l’eccezionale vena creativa e la potenza comunicativa.

Adesso aspettiamo il suo prossimo live. E lo sappiamo già, ci farà stare bene.
Bentornato Capa!

 

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. Se mi va, ne schizzo anche un fumetto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

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