Quarta puntata della “Piccola guida ragionata allo slang bolognese” dedicata alla lettera “S”

Il "fenomeno parastatale" Darko Pancev. photo credit: Zona Cesarini
Il “fenomeno parastatale” Darko Pancev. photo credit: Zona Cesarini

S (sbu-schin)

sbuzzo s.m. avere dell’ingegno, dell’inventiva, capacità non comuni applicate ad attività prevalentemente pratiche; “mi ha fatto due tre ciappini e devo dire che lui lì ha dello sbuzzo” ♦ dal dialetto ṡbózz s.m. attitudine, talento, inventiva

sbuzzare v. scalfire, scheggiare, sbeccare; “ho preso la curva troppo stretta e ho sbuzzato il muro” ♦ dal dialetto ṡbuzèr v. (=)

sbuzzotto s.m. piccola abrasione, ferita, sbucciatura, tipicamente sul ginocchio o sul gomito; “non mi sono fatto niente, è solo uno sbuzzotto” ♦ dal dialetto ṡbuzòt s.m. (=), scalfitura. Vedi anche sgurbiotto

scago /n/ s.m. paura, spavento; in Pell. “quel film mi ha fatto venire un gran scago” schifo, ribrezzo nella loc. (scago) fare; “il tuo amico mi fa scago

scancherare v. imprecare; “ho scancherato tutti i santi del calendario”

scapuzzare v. inciampare; “ho scapuzzato nel gradino” ♦ dal dialetto scapuzèr v. (=). Vedi anche fare un Cristo

scapuzzo s.m. ostacolo, piccola sporgenza sulla quale si scapuzza; N.V.P. ♦ dal dialetto scapózz s.m. (=)

scarabaccino s.m. svenimento, sincopo, malore non troppo grave; “gli è venuto uno scarabaccino e l’hanno portato al Maggiore” ♦ dal dialetto scarabacén (=)

scaracciare v. sputare; “con sta tosse è due ore che scaraccio in giro” ♦ dal dialetto scaracèr v. (=)

scaraccio s.m. sputo catarroso; “ho in gola uno scaraccio grande come la Svizzera” ♦ dal dialetto scarâc’ s.m. (=)

scardozzo s.m. persona o cosa di poco conto; N.V.P.

scarpazzone s.m. giocatore tristo, scarso; “De Maio è proprio uno scarpazzone” ♦ scarpazån s.m. esiste, ma significa “persona che cammina rumorosamente”, quindi apparentemente non ha nessuna attinenza con scarpazzone

scesa (che) /n/ loc. usata per esprimere noia, fastidio, rompimento di maroni; “Dio bo che scesa la verifica di italiano”

schienato agg. per Pell. significa senza soldi. Nella nostra esperienza personale il vocabolo ha invece significato di molto stanco, esausto; “ho lavorato dieci ore oggi, sto schienato“. Il termine assume probabilmente diverso significato a seconda dell’età del parlante, oppure la nostra è una situazione linguistica molto specifica che devia dallo standard.

schinghiare /n/ v. neologismo coniato dagli adolescenti bolognesi. In Pell. andare fuori di testa, offendersi senza motivo, incazzarsi. Simile a sbarellare; N.V.P.

 

Elenco simboli e abbreviazioni

agg. ………………….aggettivo/aggettivale
avv. ………………….avverbio/avverbiale
BOC ………………… Bolognesità d’Origine Controllata
f. ……………………… femminile
Ga……………………. gergo degli ambulanti
Gl……………………… gergo dei ladri
Gm…………………….gergo dei muratori
inter. ………………..interiezione
inter. impr. ………interiezione impropria
loc. ……..……………locuzione
m. ..………………….maschile
prep. ………………..preposizione/preposizionale
pron. ………………..pronominale
s. ……………………..sostantivo
top. ………………….toponimo
v. ……………………..verbo/verbale
(=) ……………………di uguale significato

/n/ sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/ sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o più vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.
I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori. La sigla N.V.P. (non verificato personalmente) identifica i lemmi per cui non abbiamo riscontro diretto, ma in uso in tempi o ambienti diversi da noi non vissuti o frequentati.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali. All’occorrenza, abbiamo consultato il Dizionario Slang di Fernando Pellerano, il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli e il volume edito dalla CARISBO Benéssum, alla ricerca dello stupore perduto errando fra dialetto e gergo a Bologna e dintorni di Andrea Mingardi. La fonte principe resta comunque l’esperienza personale.

 

 

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