Dice Wikipedia a proposito di San Francesco di Sales: “A suo nome si sono ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita e all’educazione dei giovani, con un’attenzione tutta particolare ai figli delle classi meno abbienti”.

C’è qualcosa, di questa attenzione al sociale, all’educazione, ai giovani, che ha impregnato il Cinema Teatro Galliera, il quale si trova nello stesso complesso che a Bologna ospita appunto l’Istituto Salesiano.

Marta “Marte” Bernardi e Mattia Della Casa sono il drago a due teste, drago di dolcezza e disponibilità uniche a onor del vero, che vive nell’antro del Galliera e ne sorveglia il tesoro, composto dal cinema stesso e dai suoi spettatori.

Galliera, arte moderna

Con quali criteri scegliete i titoli per la programmazione?

Mattia: La nostra scelta nasce da quello che che ci piace e quello che sappiamo che può piacere al nostro pubblico. Seguiamo in po’ i generi, anche se non facciamo i blockbuster.

Marte: Il nostro pubblico lo conosciamo personalmente, e poi dal 2013 ad oggi abbiamo preso la decisione di migrare verso una programmazione di prima visione indipendente e di seconda visione mainstream, sempre legata al d’essai. Questo per combinare le esigenze puramente economiche con il cinema di qualità.

Poi abbiamo deciso di variare la nostra proposta migrando ad una multiprogrammazione che preveda in maniera massiccia i documentari. Ci siamo specializzati in questo.

Perché i documentari?

Marte: Bologna ha questa tradizione, sostenuta anche dal Biografilm, un punto di riferimento per noi molto importante. Abbiamo ritenuto che il pubblico fosse maturo per vedere il documentario come opera d’arte e non più pedagogica. Ci stiamo specializzando su titoli italiani, ma ne abbiamo anche di stranieri.

Ogni nostro appuntamento documentaristico vede la presenza di registi, autori o addirittura i soggetti le cui storie sono narrate. Questo è il valore aggiunto che diamo alle nostre visioni, ed è un valore che si focalizza molto sul feriale per l’eterogeneità del nostro pubblico.

Che tipo di pubblico avete?

Marte: Dal 2011 ad oggi abbiamo abbassato notevolmente l’età media del pubblico. Durante il feriale dal lunedì al venerdì abbiamo una presenza molto alta di studenti universitari che sono residenti qui. Abbiamo aperto a tal proposito una collaborazione con il circolo ARCI di Bologna, che sta diffondendo le attività che facciamo.

Abbiamo avuto un’ottima risposta che sfocerà il 25-26 maggio nel Boccio Film Festival alla Bocciofila delle Caserme Rosse. Con Marco Pignatello abbiamo lavorato alla determinazione dei titoli che verranno proposti in queste due serate, due appuntamenti cinematografici aperti al pubblico nella sede inconsueta della bocciofila, per rilanciarla come centro d’aggregazione.

Tornando a noi, nel weekend abbiamo invece un pubblico anziano e uno dai 25 ai 60.

Cosa attira il pubblico universitario?

Marte: Abbiamo fatto due incontri di una rassegna che si chiama “Cult on screen”, titoli che hanno dai venti ai trent’anni di cui tutti parlano ma che i ragazzi presumibilmente non hanno visto se non in televisione. Siamo partiti con una sperimentazione il 13 febbraio con “Eternal Sunshine of a Spotless Mind”, in versione originale e doppiata. Abbiamo avuto un buon riscontro di pubblico: 207 persone, di cui quasi tutti studenti.

Poi abbiamo proposto di recente anche “Essere John Malkovich, che nel 2018 fa 19 anni. Abbiamo notato che questa tipologia di visioni piace. Pensiamo che la cultura cinematografica dei cult vada riproposta, e quindi questa è dedicata ai giovanissimi, poi in realtà arrivano persone che il film lo avevano già visto.

Mattia: Viene chiamata rassegna, ma fondamentalmente non è una rassegna, non c’è un calendario. Quando decidiamo che secondo noi è il momento opportuno per inserire in programmazione un film cerchiamo di vedere se è possibile farlo. Poi non tutti i titoli sono reperibili o proiettabili, e alcuni sono reperibili ma non proiettabili.

Marte: Poi abbiamo aderito a Movieday, una piattaforma web che consente al pubblico di scegliere sul catalogo film del sito un titolo, soprattutto indipendente, il giorno e l’orario da poter vedere al cinema Galliera.

La proiezione arriva dal basso, e si conferma se viene raggiunto un numero minimo di partecipanti. L’acquisto del biglietto, in questo caso, è on-line che consente di preacquistare il biglietto a prezzo scontato, e ciò permette ci coprire quei costi minimi per fare quelle opere che difficilmente verrebbero circuitate negli esercizi cinematografici e che il pubblico ha voglia di vedere, o che magari noi non conosciamo, perché di titoli all’anno ne escono tanti, e loro che magari sono più avanti di noi ci chiedono di poter fare quel titolo.

Il Galliera fa parte del circuito dell’ACEC. Questo vi dà una direzione nella scelta dei titoli?

Mattia: L’ACEC fa da intermediaria tra gli esercenti e i distributori, o gli agenti regionali. Noi ci relazioniamo con loro, per avere prima di altri i titoli che ci interessano.

Marte: Tutti i film che sono circuitati dall’ACEC sono visionati da una commissione che dà poi una valutazione, definita “valutazione pastorale”, che consente ai programmatori come Mattia, sulle opere mainstream in uscita dai grandi distributori, di valutare se sono attinenti alla filosofia ACEC. È molto difficile che qualche film abbia un bollino per il quale noi non possiamo darlo, soprattutto perché negli ultimi anni c’è stata una grande apertura da parte della CEI.

In questo senso, noi abbiamo dato per esempio “Centoventi battiti al minuto”, film che ha vinto la Palma d’Oro a Cannes: è un film che parla di “Act up”, il movimento gay che nel 1989 fece scalpore per il fatto che volevano risposte dalle case farmaceutiche che stavano protocollando i metodi sanitari contro l’AIDS. E noi lo proiettammo qui, chiamando un medico del policlinico Sant’Orsola che ne parlasse perché sono tematiche importanti.

Questo per dire che l’ACEC dà delle direttive, ma ci dà anche un ampio margine di autonomia.

Quali possono essere le difficoltà, gestendo un tipo di sala come questa?

Marte: Il problema è portare gente in sala, ed è difficile in una città come Bologna che ha tanti eventi che cannibalizzano l’attenzione, e di conseguenza il pubblico o è pigro o non sa cosa scegliere.

La fatica è ricordargli che esistono i cinema, che siamo sempre presenti, e che noi facciamo cose belle che però, a differenza di quanto accadeva in passato, ora si esauriscono nel giro di una serata o di cinque giorni di programmazione.

Sarebbe fantastico se il pubblico stesse sempre molto attento, invece è distratto. Il problema è che a volte abbiamo picchi di affluenza, e altre quasi nessuno. La fatica di rimanere aperti c’è sempre, e tutti gli anni si concretizza la paura di non riuscire a riaprire perché i costi sono molto alti.

Tra l’altro noi abbiamo deciso per politica interna che i prezzi devono essere calmierati, perché il cinema deve essere accessibile a tutti, tutto l’anno.

Una cosa che ci preme molto dire è che noi, come i nostri colleghi del nostro circuito, manteniamo un prezzo del biglietto molto basso, anche facendo prime visioni -la nostra massima è stata 7 euro-rispetto a tutti gli altri. Di conseguenza invitiamo il nostro pubblico a considerare che questa politica noi la applichiamo tutti gli anni, quindi non si deve focalizzare nell’andare nelle sale quando, in maniera assurda, vengono fatte campagne come i Cinema Days.

I Cinema Days screditano il lavoro di tutta la filiera, partendo da noi esercenti ed arrivando ai produttori dei film indipendenti. Vorrei inoltre ricordare che nei Cinema Days il costo è tutto a carico degli esercenti: non arrivano fondi né dal ministero, né dalle associazioni di categoria, né dai distributori.

Mattia: Il pubblico questo non lo sa, pensa che la differenza venga coperta dallo stato, ma non è così.

Marte: Quindi vorrei solamente ricordare che gli esercenti indipendenti cercano di venire incontro al pubblico tutto l’anno, quindi ci piacerebbe che gli spettatori fossero solo più attenti. Con gli studenti abbiamo sconti tutto l’anno, dal lunedì al venerdì, ampliando ad eventi particolari che sappiamo possono essere di loro interesse.

La cosa che ci dispiace un po’ è che non riusciamo a fare una programmazione sulla versione originale, perché abbiamo tentato per più di un anno e mezzo di metterlo come appuntamento fisso una volta alla settimana, però a fronte di un entusiasmo iniziale i numeri sono crollati che per noi è stato un bagno di sangue.

Per noi, quando facciamo versioni originali, è veramente un investimento: quindi sarebbe meglio cogliere al balzo, perché se vediamo una risposta di pubblico più alta diventerà di nuovo una cosa sistematica, ma così non chiedetecelo.

Ultima battuta sui social: quanto dà e quanto porta via?

Marte: La parte social la curo io, ed è quasi H24. Abbiamo deciso di seguire solo Facebook e Instagram, che sono strumenti molto bene integrati tra di loro, siamo molto seguiti ed è molto comodo, perché mi permette di avere una linea editoriale programmata a breve e a lungo tempo. Abbiamo indirizzato il nostro pubblico, anche anziano, ad andare su Facebook, e gli piace molto.

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