Artefiera 2015

“ – Andiamo insieme a vedere una mostra?”

“ – Ma non c’è stata Artefiera a Bologna in questi giorni?”

Ero appena stata ad Artefiera domenica. Il mio secondo anno tra i padiglioni che ospitano il punto d’incontro tra gli operatori e fruitori del sistema arte da circa vent’anni. Rimango dunque meravigliata dalle parole di un amico fotografo, con il quale, dialogando, si forma un’associazione mentale impalpabile, che senza ombra di dubbio trasla il concetto di fiera, termine di pertinenza commerciale, spostandolo semanticamente verso il significato di evento culturale, momento d’immersione in ricerca di tendenze, nuove proposte, richiami e scambi con il passato, frutto di una scelta e un accadere ancora in divenire. Una sorta di Maelstrom, nel quale galleristi, artisti, Istituzioni, editoria, e quant’altro possa costituire parte essenziale o indotto di un sistema, si raccolgono ed entrano in sinergia all’interno di un crocevia affollatissimo, brulicante di sagome che percorrono la verticale dei lunghissimi corridoi dei Padiglioni 25 e 26. Perché in fondo ci troviamo in una normalissima domenica, un po’ fredda forse, e questo sistema, all’interno del quale avvengono scambi, non si mostra, ma si anima, di figure che scompaiono e ricompaiono tra le pareti degli stand delle gallerie, corpi che si fermano, quasi immobilizzati, spesso a gruppi, davanti a ciò che in quel momento li colpisce. Chi sono allora i visitatori di Artefiera, quelle persone che erano in fila accanto a me davanti ai botteghini, che fremevano per l’apertura dei tornelli, un po’ come ad un concerto, con cui magari c’è anche il tempo di scambiare due parole? La loro varietà, diversità, le caratteristiche in comune, possono assegnare un valore semantico al termine fiera, che in un certo senso lo ridefinisca di un significato contemporaneo che travalichi l’ambito strettamente commerciale o settoriale del quale è portatore? E’ possibile che gli scambi che avvengono all’interno di un evento hic et nunc possano connaturarsi di significati culturali e di apertura ridisegnando una mappatura di un sistema arte non solo per gli addetti al settore, ma che rischi pure la massificazione, per aprire la strada ad una maggiore partecipazione del pubblico a momenti di incontro che raramente avvengono in un circuito di eventi quotidiani? Citando Hans Georg Gadamer, forse Artefiera è un Erlebnis, avviene uno scambio tra un soggetto ed il suo oggetto (sebbene questa differenza negli ultimi decenni sia stata fortemente messa in discussione in ambito artistico), nel quale il soggetto subisce una modificazione attraverso un incontro con l’opera d’arte.

Del resto gli attori di tutto questo processo, agiscono e aspettano qualcosa, indipendentemente dal loro ruolo all’interno del gioco. Lasciamo pure che ciò che è sistema si perpetri nel tempo, ma la semantica è diacronica, e nella propria storicità sta la sua sfida, come la possibilità di rigenerarsi, non solo come mercato dell’arte, ma come propulsione culturale. L’immagine di una mappa, di un territorio nel quale il comparire e scomparire di fronte ad un’esperienza artistica, mediata o meno da un circuito o da un gallerista, possa ramificarsi e continuare ad accadere, moltiplicando le occasioni e il realizzarsi stesso della contemporaneità.

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