Ho camminato sulla via per Santiago di Compostela, il più noto pellegrinaggio religioso, spirituale e sportivo del mondo, nell’estate del 2008. Non me lo sono più scordato, e le ragioni sono molte e ovvie. Ma non è lo scopo di questo articolo, semplicemente perché raccontare cosa sia Santiago dalla prospettiva di chi l’ha vissuto è unicamente una sega mentale, qualcosa di incomunicabile in quanto totalmente tuo, senza troppo interesse per gli altri, e nemmeno per te. Può valere al massimo per un Coelho, che con un romanzo sull’argomento ha avviato la sua carriera milionaria, oppure per la famiglia Estevez-Sheen, la quale, sul Cammino, ha realizzato un film bellissimo, qualche anno fa. Che per inciso consiglio di vedere per farsi un’idea: il film, The Road (2010), rispetta abbastanza fedelmente lo spirito del Cammino, ricamandoci attorno anche una bella storia di paternità.

The road to santiago estevezLo scopo è un altro. Quando ero giovane ho incontrato, prima di partire, molte persone che avevano realizzato Santiago. Gente con gli occhi a cuore che ti raccontava di quanto fosse bello e necessario farlo. Gente che aveva colto perfettamente il senso di quest’esperienza, un viaggio umano, faticoso, incomunicabile per chi non l’avesse provato. Poco però mi dicevano degli aspetti logistici necessari a completarlo. Primo diktat mentale da imporsi per chi volesse partire: non è detto che ci arriverete in fondo.

Non sconquassatevi troppo, il Cammino, perlomeno la Via Francese (quella più famosa, che parte da un piccolo borgo medievale francese, Saint-Jean Pied de Port, arriva all’avamposto pirenaico di Roncisvalle e prosegue per quattro regioni spagnole fino alla capitale della Galizia, Santiago), non è difficile. Come l’ha definita il mio compagno di viaggio Umberto, è “un’enorme passeggiata”, e io concordo con lui. Però ho visto almeno quattro amici che per motivi diversi non sono arrivati alla meta finale: chi perché si era rotto un piede, chi perché aveva il ginocchio sfondato, chi perché si era semplicemente rotto le palle. Ci sono almeno quattro sentieri che portano a Santiago, la Via Francese (che teoricamente partirebbe da Lourdes), il cammino andaluso (impestato nero, quindi da fare), il Portogallo e qualche altro che non ho approfondito. Poi c’è Gerusalemme, il cammino brasiliano e un sacco di altre tappe che un camminatore prima o poi si deciderà a fare…

Vorrei dare un po’ di consigli, che ho appreso dopo, nonostante tutte le guide tecniche, i siti dedicati, le testimonianze. Cose che impari sul campo, spesso a tue spese. Spese salatissime, cose che ti fanno dubitare di te stesso, che ti fanno venire la nostalgia di casa, e ti portano a pensare a una domanda che ci si fa spesso sul Cammino: chi cazzo me l’ha fatto fare?

Con un po’ di preparazione si possono scavalcare questi problemi e ci si può dedicare a pensare alle cose bellissime che questa esperienza unica sa regalarci: per me? Per me è stato compiere 18 anni su questo sentiero antichissimo, il terzo giorno, quello che prevedeva l’arrivo a Pamplona durante i festeggiamenti di San Firmino, con la musica per le strade (altro che Bologna…), la gente che gira con i secchielli pieni di superalcolici, i parchi stracolmi di spagnoli e stranieri che dormono devastati nei sacchi a pelo, la corrida, l’atmosfera di un gigantesco carnevale, e i pellegrini tuoi compagni di viaggio (italiani, coreani, irlandesi, tedeschi, inglesi, francesi, ungheresi, russi, americani, olandesi, fiamminghi, brasiliani) che ti offrono la birra augurandoti una bella vita – credevano avessi 21 anni perché hai la barba incolta e i tratti scavati di chi è già stanco.

A. Roncisvalle e quella maledetta tappa

Odio i professori, gli arrivisti
I jeans a tubo, i salutisti
E chi non piange mai
Amo i Pirenei                                 (Negrita – Tonight)

La prima tappa, come spesso avviene nella vita, è decisamente la più mostruosa da affrontare. Anche senza pioggia. 8 ore di cammino all’insù e poi all’ingiù, con zaini da 10 kg, l’aria rarefatta di montagna, la totale assenza di allenamento, i crampi alle cosce ogni dieci minuti che fino a quel momento avevi sperimentato solo in piscina, il sole cocente, il tempo che non passa mai, la sensazione di aver fatto una STRONZATA, la sensazione che ti mancano 770 km per arrivare alla fine, la gente che ti sorpassa come se nulla fosse, le svedesi palestrate che ti dicono “Too pain? Too early”, i piedi che preferirebbero essere intinti nell’olio bollente, lo sguardo di tuo padre alla partenza che ti squadra preoccupato e disgustato, il tuo compagno di viaggio rinchiuso nel tuo stesso dolore, i paesaggi bellissimi che ti stai perdendo nella sofferenza, il Niente che ti dà sollievo. Questa è la prima tappa del Cammino, quella che ti spezza a metà e ti ricorda che il percorso per San Giacomo è tutt’altro che semplice. Tutt’altro che una passeggiata, insomma.

tappe cammino santiago

Non perdetevi d’animo, dopo aver fatto questa potete fare tutto, il resto è semplicissimo.

Un hospitalero spagnolo (pigro, quindi), molti chilometri dopo, vedendo il timbro di Saint-Jean sulla mia Credenziale, mi disse solo: “Mas respecto por esto timbro”. Ecco. Chi sceglie di partire da Saint-Jean per arrivare alla ridente Roncisvalle è un duro, c’è da andarne fieri.

B. Lo zaino ve lo infilerà dritto in quel posto

Yeah Mr. White! Yes, Science! (Jesse Pinkman – Breaking Bad)

Avete presente quando viaggiate, andate al mare, in montagna, al fresco, nelle capitali e vi portate dietro decisamente troppa roba? Ecco, è ora che cresciate, che imparate anche a rinunciare all’inessenziale per abbracciare la vera filosofia del Cammino: non avere bisogno di niente di ciò che vi appesantisce la vita a casa. Lo dice anche George Clooney in “Tra le nuvole”, ma il presupposto lì era esistenziale, qua è fisico. Lo zaino è la vostra casa e la vostra casa ve la portate in giro praticamente sempre, sul Cammino. Se non fate attenzione alla vostra schiena, ma soprattutto, SOPRATTUTTO, alle ginocchia, ai legamenti, rischiate di tornarvene dritti alla vostra vera casa, e al fallimento che ne deriva. Di solito un equipaggiamento medio, di quelli che trovate nei siti internet, vi prende 10 kg: è troppo. Ameno ché non siate allenati, o palestrati, o forti comunque. Vi posso assicurare che la media dei pellegrini non lo è, e probabilmente voi rientrate in questa media. Ho ancora stampata nella memoria l’immagine terrificante del mio amico fermo a metà strada che non riesce più a muovere un passo. Il suo zaino, misurato a fine cammino all’aeroporto di Santiago, era di peso doppio rispetto al mio. Infatti il mio ginocchietto stava benissimo, il suo da buttare.

pellegrini di santiago

C. Cosa portare, quindi?

My feet is my only carriage (Bob Marley – No woman no cry)

L’austerità non è solo un concetto amato dagli eurocrati, è il principio cardine per arrivare alla fine del viaggio. Portatevi queste cose:

  • Un accappatoio da viaggio (quasi tutti si portano solo un asciugamano, per fingere pauperismo, ma vi assicuro che è una stronzata)
  • Un paio di sandali da trekking (il cambio scarpe a metà giornata, quando vi mancano due ore all’ostello, dopo pranzo, per far respirare il piede, è cruciale. E’ l’UNICO modo per evitare le tanto temute vesciche)
  • Un piccolo sacco a pelo da 700 grammi. Quelli grandi vi mandano al creatore a metà Cammino. Troppo pesanti.
  • Il cambio dei vestiti (due magliette, due mutande, quattro paia di calzini da trekking, pantaloni lunghi e corti, un pile, una felpa, una federa se siete schizzinosi, un asciugamano)
  • Il k-way.
  • Un cappello a falde larghe.
  • Ciabatte.
  • Una buona guida specializzata (ne trovate a Roncisvalle, o lungo il Cammino. Quelle italiane sono pessime, meglio in inglese)
  • Un bicchiere e una borraccia.
  • Uno shampoo e un sapone di marsiglia per lavare i vestiti, e ovviamente lo spazzolino e il dentifricio.
  • Un kit di sopravvivenza: betadine, fasciature, cerotti, tappi per le orecchie, antidolorifici e antipiretici, enterogermina e imodium, Benagol, ecc… (i cerotti anti-vescica sono inefficaci, la vescica, se ce l’avete, fatevela curare da un medico o da un infermiere che è meglio)

Con questo equipaggiamento arrivate a 4 kg al massimo. Il resto delle cose (cellulare, ipod, portafoglio, sigarette, la guida, i documenti, il coltellino svizzero) mettetelo pure in un marsupio. Fidatevi. Niente creme per i piedi o boiate simili (al massimo la crema solare). L’unico modo per far stare bene i vostri arti è dormire. Certo, quando mettete giù i piedi dal letto alle 6 del mattino sentirete una fitta che non pensavate di provare mai nella vostra esistenza, ma dopo passa e siete come nuovi.

D. Luoghi comuni da sfatare

rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis. 

E i cicalecci dei vecchi troppo severi stimiamoli tutti meno di un soldino (Catullo, Carme 5)

Sì, va bene, magari 30 km li fai un giorno, ma il giorno dopo sei troppo distrutto per farne altri 30. (No, basta dormire, è il sonno che ti rigenera, non la forza fisica.)

Serve aver fatto gli scout, oppure comunque allenamento. (Salvo qualche macchina da guerra, i pellegrini medi sono persone comuni, magari quelli stessi che vedi sputare sangue a fare jogging nei parchi delle metropoli. Ci sono un sacco di vecchi, di ciccioni, di scheletri, di gente che si accende una canna appena sveglia, insomma un immondezzaio umano. Non è mica l’Everest, cristo.)

Il Cammino va fatto tutto, altrimenti non è il Cammino. (Cazzata. L’importante è entrare nello spirito del viaggio. Ho incontrato persone che lo cominciavano gli ultimi 200 km, ma la loro esperienza valeva quanto la mia, erano perfettamente integrate, conoscevano la mentalità, la assaporavano. Chi dice frasi simili o non l’ha mai fatto o è un insicuro che vede nella completezza il faro della vita. Se avete difficoltà in una tappa prendete l’autobus, non muore nessuno.)

Sul Cammino non bisogna portare l’ipod perché sennò ti isoli. (Forse non è chiaro ai più, ma sul Cammino si è già isolati. E’ un percorso di raccoglimento, e l’ultima volta che ho controllato la musica era una cosa buona e giusta, oltreché un formidabile strumento per non pensare a quanta fatica stai facendo. Fatene un uso abbondante.)

Il Cammino è pericoloso. (No, non lo è. Le strade sono pattugliate dalla polizia, oltre che dalle migliaia di pellegrini che sono lì per lo stesso motivo per cui lo sei tu. Ad oggi penso che sia uno dei pochi viaggi rimasti che una donna può fare da sola senza sentirsi mai minacciata. Un serial killer di solito non va sul Cammino per sterminare, i ladri hanno ben poco da rubarvi, i pellegrini sono tendenzialmente innocui, quindi il pericolo, se c’è, è meramente fisiologico.)

E. Cibarsi. 

Sta scritto: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt. 4, 4)

credenziale cammino santiagoAnche se non vi sembrerà, sul Cammino il vostro corpo si indebolisce. E’ sottoposto a uno stress continuato e logorante, e il fatto che alla lunga vi siate abituati alla sveglia alle 6, ai vostri 27 km di media, allo zaino, al sole, al dormire poco e male, alle privazioni, al disagio di essere sempre in viaggio, al non fermarsi mai, alla fregola di arrivare, alla distanza da casa, non preclude al vostro sistema immunitario una sana dose di debolezza intrinseca che prima o poi si farà viva, in un modo o nell’altro. I problemi ortopedici sono solo alcuni dei problemi che possono venire a bussare alla vostra porta. Ci sono i malesseri intestinali, cerebrali, le febbri, i traumi cutanei. Io ho avuto un gradevole incontro con due gastroenteriti da capogiro in dieci giorni. Una roba che non augurerei nemmeno a Donald Trump. Il motivo è semplice: avevo mangiato male. La colazione soprattutto. Di norma i cicli alimentari del Cammino sono questi: colazione in ostello, a metà mattina una tortilla, a pranzo un bocadillo (un panino enorme), spuntini vari, a cena il ristorante con menu del pellegrino a 10 euro. La colazione in ostello però può fotterti: noi mangiavamo robaccia fredda, comprata al market, cose come cioccolata e latte freddo. E’ un dettaglio, ma mangiare caldo e bene è fondamentale. Tenetelo a mente e non abbiate paura di spendere troppo. Meglio spendere di più e finire il Cammino, piuttosto che passare tre giorni dalle suore mangiando riso annegato nel limone.

F. Un piccolo saluto

Coltivate i vostri rapporti personali con le persone, non fate gruppo con i vostri compagni (mai più di due), offritevi spesso di far da mangiare perché siete italiani, leggete molto (negli ostelli si osserva il book crossing), fate tutto, riposatevi molto, bevete e fumate in abbondanza – scopate se possibile, ma senza innamorarvi -, andate alle veglie di preghiera per sentire la liturgia in lingua, chiacchierate mentre camminate, se il vostro vicino è disponibile. E soprattutto: quando arrivate a Santiago, di fianco alla Cattedrale, c’è l’Hotel Dos Reis Catolicos. Lì c’è una sorpresa, per quei pochi che la sanno. Cercate di scoprirla!

ULTREYA!

Cattedrale di Santiago de Compostela

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.