La Manifattura Tabacchi di Bologna

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Tra storia, abbandoni e attese

Chi percorre via Stalingrado, quasi arrivato allo svincolo della tangenziale – dopo il McDonald e prima dell’Estragon, per dare delle coordinate agli studenti fuorisede – a un certo punto sulla sinistra non vede più nulla, se non un’alta recinzione di cemento e rete metallica.

I capannoni da via della Manifattura

Dietro il muro e la rete si intravede la Manifattura Tabacchi: simbolo della ricostruzione della città nel secondo dopoguerra, l’opera è stata voluta e progettata dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato tra il 1949 e il 1963, dopo che i bombardamenti avevano distrutto la storica sede della Manifattura in via Riva Reno (dove ora, per dare altre coordinate, si trova la sede della Cineteca). La progettazione esecutiva e la costruzione del comparto sono stati affidati all’impresa Nervi & Bartoli, fondata e diretta da Pier Luigi Nervi (1891-1979), forse “l’ingegnere più famoso” della storia dell’architettura.

Breve inciso su Pier Luigi Nervi, che si è laureato in Ingegneria all’Università di Bologna all’alba della prima guerra mondiale e che è diventato tra i più importanti progettisti e costruttori del secondo dopoguerra: nota al grande pubblico è la “Sala Nervi” in Vaticano, oppure noti agli sportivi sono il Palazzetto dello Sport e lo Stadio Flaminio di Roma; tutto cemento armato che è diventato, grazie al suo progettista, architettura magistrale. A Bologna lavora due volte: nella Manifattura Tabacchi e come consulente alle strutture nella chiesa del Cuore Immacolato a Borgo Panigale (coordinate: tra il Centro Borgo e l’aeroporto).

La Manifattura Tabacchi, realizzata dunque negli anni che vanno dalla ricostruzione al boom economico, non è solo un’opera di grande interesse per la storia dell’ingegneria e dell’architettura italiana del secondo Novecento: essa ha anche rappresentato a lungo uno dei luoghi di produzione più importanti di Bologna, configurandosi come una vera e propria città nella città, dal forte carattere economico e sociale. Dopo decenni di attività, tuttavia, la produzione è terminata e il complesso industriale è stato chiuso nel 2008, in linea con lo smantellamento a livello nazionale dell’industria del tabacco. L’anno successivo, l’area è stata acquistata dalla Regione Emilia-Romagna, che nel 2011 ha bandito un concorso internazionale di progettazione finalizzato alla realizzazione di un Tecnopolo per la ricerca scientifica, vinto dallo studio tedesco GMP.

Oggi (in attesa del Tecnopolo)
Domani? (il progetto vincitore – studio GMP)

Per i più nerd dell’architettura, la Manifattura Tabacchi è importante perché Nervi qui applica, per la prima volta in modo esteso, il ferrocemento – materiale da lui brevettato negli anni quaranta – per la formazione delle casseforme per il calcestruzzo, rendendo estremamente veloce il processo di costruzione dei solai dell’edificio “ballette” (quello più alto, intonacato di giallo, che al suo interno presenta solai a nervature incrociate che – sempre per i più nerd dell’architettura – non solo sono bellissimi, ma preludono ai meravigliosi solai a nervature isostatiche che Nervi brevetterà negli stessi anni). Altra chicca: nel complesso è presente anche un magazzino per il sale a volta parabolica, che forma un’unica sala, senza partizioni o pilastri, dalla configurazione spaziale a dir poco maestosa.

I solai nervati del magazzino “ballette”- tratto da: .L. Nervi, Costruire correttamente. Caratteristiche e possibilità delle strutture cementizie armate, Milano, Hoepli, 1955.

La Manifattura Tabacchi di Bologna è quindi tante cose insieme: un campionario di tipologie d’architettura industriale; uno dei simboli della ricostruzione produttiva e edilizia della città; una delle opere più sperimentali – nel vero senso del termine – di Pier Luigi Nervi; uno dei complessi industriali più grandi di Bologna; infine, uno dei teatri, purtroppo, del degrado e dell’abbandono dei recenti anni. Attualmente, infatti, nonostante l’apertura per il cantiere del Tecnopolo – già sono state effettuate alcune demolizioni e talvolta si parla di sopralluoghi e riunioni, soprattutto dopo la nomina di Bologna come “location” del Centro Meteo Europeo, che sarà proprio ospitato nell’ex Manifattura -, l’area si ritrova in una condizione di grave degrado e abbandono, che mette a ulteriore rischio l’opera di Nervi.

La Manifattura subito dopo la costruzione – tratto da: Ingg. Nervi e Bartoli. Società per azioni, fascicolo informativo sull’attività dell’impresa dal 1930 al 1962, Roma, s.d., vol. 1.

Fortunatamente, la ricerca accademica si sta muovendo per sensibilizzare gli studiosi e il pubblico sul tema: l’associazione Save The Industrial Heritage ha bandito un appello contro il degrado del complesso (qui) e un gruppo di ricerca coordinato dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna sta portando avanti ricerche di tipo storico, costruttivo e sociologico per approfondire la storia della fabbrica e sottolineare l’importanza che la Manifattura Tabacchi ha avuto per la città emiliana (alcune conferenze degli ultimi mesi: qui e qui).

Percorrendo via Stalingrado, quindi, in quel limbo di svincoli e stradoni tra il McDonald e l’Estragon, si percepisce solo una lunga e alta recinzione che delimita la strada e blocca lo sguardo; là dietro, però, c’è molta più storia di quanto si possa immaginare: la storia di un’industria, di un progettista e di un materiale; là dietro si nasconde la storia di un’Italia – dalle macerie della seconda guerra al miracolo economico – che non può essere dimenticata.

Vista da via Ferrarese