La torre Garisenda tra visioni Dantesche e leggende Boccaccesche

– Parte I: Le visioni –

dante garisenda 2

La Garisenda esprime, insieme alla torre Asinelli, sua sorella maggiore, il simbolo per eccellenza di Bologna. Fatto notorio, le torri furono costruite, rispettivamente, dalle due famiglie gentilizie più influenti della città in epoca medievale, i Carisendi e gli Asinelli. Caso, fortuna, divina indifferenza o demiurgo che sia, volle che proprio la porzione di suolo su cui venne edificata la torre Garisenda, a pochi anni dall’inizio dei lavori, iniziò a mostrare un vistoso cedimento, comportando così un’inclinazione del corpo della torre eretto sino a quel momento. Fortunatamente, la Garisenda non crollò, e, pur rappresentando un potenziale pericolo, nessuno prese la decisione di abbatterla, permettendo che divenisse, già in epoca medievale, una caratteristica architettonica della città.

Bologna durante il Medio Evo era considerata una delle città più ricche e popolate d’Italia. Posizione geografica e canali artificialmente deviati a parte, fu sicuramente la presenza, all’interno della cinta muraria cittadina, dell’Alma Mater Studiorum che produsse quel rilevante aumento demografico (studenti da tutta Europa giungevano a Bologna per compiervi gli studi universitari) e quel notevole incremento economico. Perché si riporta tutto questo? Molto semplicemente, la ragione risiede nella convinzione che non sia possibile riportare aneddoti medievali sulla Garisenda senza offrire una (brevissima) rappresentazione del Medio Evo a Bologna. Pertanto, riassumendo, la Bologna medievale era caratterizzata dalla presenza di numerose torri, tra cui primeggiavano l’altissima Asinelli e la pendente Garisenda, e dall’esistenza in città della prima università europea, che divenne parte integrante della realtà bolognese.

Non vi è alcuna fonte ufficiale che possa offrire una testimonianza certa, tuttavia, l’ipotesi che Dante abbia frequentato l’antica Università di Bologna, o che abbia semplicemente trascorso un breve periodo in età giovanile nella città, rimane pur sempre un’idea affascinante. Ora, che Dante all’epoca fosse studente universitario presso l’Alma Mater o meno, per le finalità del presente articolo, poco importa in quanto, in ogni caso, la conoscenza del poeta della città turrita (sia essa dovuta a motivi di studio o brevi visite) è attestata in numerosi punti delle opere dantesche.

Ben più rilevante sembra a chi scrive la considerazione che proprio la mancanza di prove storiche certe permetta (autorizzi?) la formulazione di ipotesi che, pur rimanendo entro certi limiti invalicabili, siano in parte frutto della mera fantasia o immaginazione. E quanto detto, sempre secondo l’opinione di chi scrive, vale soprattutto per un sonetto giovanile dell’Alighieri, datato 1287, nel quale il poeta cita, per la prima volta, la torre Garisenda (chiamato appunto “Sonetto sulla Garisenda”).

‹‹Non mi poriano già mai far emenda / de lor gran fallo gl’ocli mei,sed elli / non s’acecaser, poi la Garisenda / torre miraro co’ risguardi belli, / e non conobber quella (mal lor prenda) / ch’è la maggior de la qual si favelli: / però ciascun di lor voi’che m’intenda / che già mai pace non farò con con elli; / poi tanto furo, che ciò che sentire / doveano a ragion senza veduta, / non conobber vedendo; onde dolenti / son li miei spirti per lo lor fallire, / e dico ben, se ‘l voler non me muta, / ch’eo stesso li uccidrò que’ scanoscenti››.

 

L’impossibilità di reperire informazioni storiche attendibili in ordine ai rapporti tra Bologna e Dante giovanile ci permette dunque di immagigarisenda 3nare un (“possibile”) Dante giovane ragazzo che cammina per una Bologna avvolta nella nebbia, in una tipica serata autunnale, arrivando a Piazza Ravegnana dalla zona universitaria, e, fermatosi, pensieroso alza lo sguardo in quel cielo velato verso la torre Garisenda. E qui la sorpresa. Perché, invece che lodare la torre ed elaborare metafore o allegorie su di essa, il poeta fiorentino accusa, adirato, ‹‹gl’ocli›› suoi di ‹‹non conobber quella (…) ch’è la maggior de la qual si favelli››.

Su cosa si debba intendere con l’espressione ‹‹la maggior de la qual si favelli›› la critica non è riuscita a risalire ad una interpretazione certa, tuttavia, attualmente, le proposte avanzate più probabili paiono essere l’ipotesi o della torre Asinelli, già all’epoca più alta ed importante che Dante avrebbe confuso con la Garisenda; o quella di una donna (Beatrice?), che sarebbe sfuggita allo sguardo del poeta proprio perché intento a osservare la torre.

Dante dedica alla torre Garisenda una seconda citazione, e questa volta lo fa all’interno della sua opera maggiore, la Divina Commedia. È forse il richiamo più conosciuto avente ad oggetto la torre, e lo testimonia anche una placca commemorativa dei versi apposta proprio ad una parete della stessa Garisenda. Le due terzine sono opera dell’Alighieri già poeta maturo, non più il giovane “studente” a Bologna, il quale si serve forse del ricordo giovanile della torre Garisenda per descrivere un episodio del viaggio infernale.dante garisenda

‹‹(…) Qual pare a riguardar la Carisenda / sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada / sovr’essa sì ched ella incontro penda; / tal parve Anteo a me che stava a bada / di vederlo chinare, e fu tal ora / ch’ i’ avrei voluto ir per altra strada (…)››.

I versi sono estratti dal Canto XXXI dell’Inferno (vv. 136 – 141), in cui troviamo il Dante personaggio in uno degli ultimi canti dell’Inferno in cui avviene l’incontro con il gigante Anteo. Virgilio si rivolge al gigante affinché li aiuti a discendere alla ghiaccia di Cocito poiché, data la ripida pendenza, non è raggiungibile camminando. Pertanto, Anteo il gigante si piega verso i due pellegrini infernali per permettere ad essi di salire sulle sue palme e procedere agevolmente alla discesa. Dante, per descrivere l’effetto ottico del gigante intento a piegarsi per accogliere i due viaggiatori, ricorre alla figura retorica della metafora, e lo fa utilizzando l’immagine della torre inclinata bolognese, quella che già anni prima aveva ingannato i suoi sensi visivi, la torre Garisenda.

Puoi trovare la parte II dell’articolo qui.

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Una risposta

  1. 5 marzo 2015

    […] la Parte I (http://bolognabloguniversity.it/la-torre-garisenda-tra-visioni-dantesche-e-leggende-boccaccesche/) del presente articolo è stata incentrata sui legami tra la torre Garisenda ed alcuni componimenti […]

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