Skruður, o il giardino botanico in mezzo al nulla

La storia di un giardino che sopravvive al limite del circolo polare artico

Non c’è molto sulle sponde del Dýrafjörður, uno dei tanti e profondi fiordi dell’Islanda occidentale. Qualche fattoria, alcune montagne spoglie dalle cime perennemente innevate; una strada che segue la costa, una chiesa e una scuola. La terra è scura e brulla, greggi di pecore pascolano liberamente tra i torrenti e il vento del Nord non permette alla vegetazione di crescere verso l’alto. Un detto islandese recita: Se ti perdi in un bosco in Islanda, devi solo alzarti in piedi. Con caustica ironia nordica, questa battuta rispecchia la realtà arborea dell’isola: solo il due percento del territorio è, infatti, coperto da alberi. Ma non è sempre stato così: quando, nel lontano 874, i primi norvegesi arrivarono per mare, foreste di betulle ricoprivano quasi il quaranta percento dell’isola. Nei secoli, gli alberi furono lentamente abbattuti, per costruire navi, case e per fare spazio ai pascoli. Solo negli ultimi cinquant’anni si è invertita la tendenza, grazie a politiche nazionali di riforestazione. Tuttavia, è ancora strano osservare macchie di verde nella desolazione quasi desertica d’Islanda e per questo motivo ci si accorge con stupore della piccola oasi di Skruður.

Skruður

Racchiuso da un muretto di pietre a secco e alle pendici di un ripido pendio ghiaioso, Skruður è un piccolo orto botanico, fondato nel 1909 da Sigtryggur Guðlaugsson, pastore protestante e insegnante nella vicina scuola di Núpur. Lo scopo dell’orto era di educare i giovani studenti della scuola, insegnare loro a lavorare la terra, per prendersi cura delle piante e saperle riconoscere. Così, lentamente, Sigtryggur e i suoi allievi hanno elevato un recinto, rimosso le rocce, scavato il terreno e piantato alberi che ancora oggi fioriscono. Quando tutto attorno è ghiaia gelida, si entra nel giardino e si è circondati da aiuole colorate e alberi da frutto.

L’ingresso

Al centro del verde, una piccola serra, rifugio di vetro in grado di catturare il poco calore che arriva dal sole artico. Questo nascosto angolo di agricoltura strappata al brullo paesaggio circostante ha vinto, nel 2013, il Premio Internazionale Carlo Scarpa, importante riconoscimento nell’ambito dell’architettura del paesaggio. Così ha commentato la Giuria, nelle motivazioni per l’attribuzione del premio:

 

La pubblicazione del premio Carlo Scarpa

“Skruður è in sè un presidio e un crogiuolo: il suo recinto descrive una condizione che cerca un punto di contatto tra due mondi, quello della confidenza e della fiducia nel coltivare la terra, e quello dello sguardo cosciente sulla vastità di luoghi che accompagnano la stessa esperienza umana.”

 

 

 

Oltrepassare il cancello d’ingresso all’orto e camminare per i piccoli vialetti interni è, infatti, un’esperienza architettonica senza pari. In un primo momento, non si percepisce la singolarità del luogo, perché si dà per scontata la presenza di un terreno fertile e di verdi fronde sopra la testa. Lentamente, tuttavia, ci si accorge del potente gesto che hanno compiuto, più di un secolo fa, i giovani studenti di queste valli: strappare un piccolo lembo di terra al silenzio e al deserto, renderlo umano, trasformare un minuto recinto in un luogo di apprendimento e memoria.

L’interno

Il poeta islandese Guðmundur Ingi Kristjánsson, nel 1938, ha descritto così l’orto:

Skrúður er brosandi blettur

blettur sem vert er að sjá,

sýnir hve mild er og máttug

moldin sem landið þitt á.

(Skruður è una ridente macchia

che merita di essere vista

che mostra quanto mite e potente

sia il terreno della tua terra.)

Chi ammira Skruður, infatti, “conosce il creativo desiderio di coltivare” – attività così antica e così umana che solo alle porte dell’Artico può essere veramente apprezzata. Chi ammira e cammina per questo orto botanico in mezzo al nulla comprende l’incredibile mole di lavoro che si nasconde dietro ad ogni fiore e si commuove nell’osservare l’eterno scontro tra uomo e natura, che in questo punto, anche solo per pochi metri quadri, trova una sua armonia.

Skruður

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