Nel 2014 sono state avviate duemilaseicentoquaranta StartUp. Di queste, più del 50% rientrano nella categoria “imprese giovanili”, cioè il cui team è composto da ragazzi “fino ai 35 anni” (fonte: Camera di Commercio). Questo per dire che qualcosa si muove.

Cosa si muove?

Un po’ di tutto. Nella mia ancor breve vita ho conosciuto diversi startupper e, vi assicuro, si muovono parecchio. Solitamente, a generare palate di joule, è il cervello, ma anche l’apparato locomotore non scherza. Lo chiamano “lavoro sporco” e riguarda perlopiù il chilometraggio compiuto dalle gambe che trasferiscono i corpi da un ufficio interinale all’altro, da un commercialista all’altro, da un potenziale cliente all’altro. Il più delle volte in stato semi confusionario. Poi ci sono le parole. Fiumi impetuosi di parole che cercano di spiegare concetti che, fino a poco prima, erano sepolti sotto chili di inadempienze o, peggio, scartati a prescindere dagli interlocutori. Essere startupper non è essere Marchionne o Montezemolo, normalmente è avere un nome meno altisonante e, in genere, non ha a che fare con l’essere indagato (per ora). Gli startupper tendono ad essere giovani e squattrinati, ragion per cui, al momento di avviare una StartUp, sono necessari mentori e investitori. Chiaramente, i primi compensano le carenze esperienziali degli imprenditori in erba e i secondi hanno il compito di accendere il motore e supervisionare l’assetto economico del progetto. Nel comunicato stampa, divulgato ieri, si legge:

«Lo StartUp Day diventa così l’evento con cui l’Università permette ai suoi studenti di impiegare – integrandole – le conoscenze che ha trasmesso loro, per trasformarle in percorsi imprenditoriali che possano creare valore sul territorio. Saranno presenti alla giornata e incontreranno personalmente i partecipanti 24 realtà locali, nazionali e internazionali (i supporter) che sostengono o finanziano le StartUp.»

StartUp Day 2015
StartUp Day 2015

Quindi, in sostanza, mi serve un’idea geniale, un mentore e un investitore?

Certo, ma non è roba che cresce sugli alberi. La realtà è un po’ più complessa. Oltre al fatto che un’idea geniale deve convincervi di mandare a benedire la vostra vita sociale, da soli (e per soli intendo soli senza un team di lavoro) è quantomeno complesso giungere a quel magico momento in cui, con il vostro primo piano inquadrato in bianco e nero, i capelli scompigliati e gli occhi fuori dalle orbite griderete: «Si può fare!». Perciò capita che le StartUp nascano in contesti di fiducia (in università, al bar, durante una sbronza collettiva a casa di amici di amici) e, soprattutto, tra persone con competenze differenti.

Peccato che siamo a Bologna e le persone tra loro si calcolano solo per scambiarsi gli appunti e ironizzare sui professori.

Già, peccato. Ma non tutto è perduto!

Sì perché, da due anni a questa parte, un gruppo di ragazzi volenterosi, conosciuto come StartYouUp, e con l’importante aiuto e contributo dell’Università di Bologna, ha pensato di raccogliere le migliori idee e organizzare un evento chiamato StartUp Day al Teatro Comunale, per dare modo agli startupper di presentarsi e confrontarsi per ricercare elementi con cui comporre un team. Nel comunicato stampa, il Rettore Ubertini ha parlato di StartUpDay in questi termini:

«Questo evento è una testimonianza concreta e ben visibile dell’impegno con cui l’Università di Bologna promuove per i suoi studenti percorsi di l’imprenditorialità che possano portarli ad inventare le nuove professioni di oggi e di domani. La loro preparazione deve essere una ‘valigetta degli attrezzi’ pronta per cogliere le opportunità e affrontare le sfide poste da un mercato del lavoro in continua evoluzione.»

Gli ha fatto eco la professoressa Rosa Grimaldi, delegata Unibo per l’imprenditorialità, che ha detto:

«Lo StartUp Day si inserisce nell’ambito delle tante iniziative a supporto dell’imprenditorialità che l’Alma Mater propone ai suoi studenti. Momenti diversi pensati per illuminare le diverse fasi del ‘viaggio imprenditoriale’: dalla sensibilizzazione alla formazione, allo ‘scouting’ di idee innovative alla formazione dei primi team di impresa, fino all’accompagnamento alla nascita dell’azienda.»

Se poi il team è già composto, ecco che l’evento propone un menù diversificato e offre la possibilità di coinvolgere mentori e investitori.

startupday3

E come funziona l’evento?

Funziona che, se si ha un’idea geniale, per quest’anno si sta a guardare, visto che sono già state selezionate le 30 StartUp innovative che saranno presentate all’evento (tra le 144 idee presentate, poi dicono che non abbiamo fantasia). Ma questo non deve scoraggiare. I ragazzi di StartYouUp (che potete contattare a questo indirizzo) conoscono bene la voglia di mettersi in gioco e perciò hanno pensato a un accredito per l’ingresso chiamato “player”, dedicato a tutti gli studenti che intendono partecipare all’evento mettendo a disposizione le proprie competenze (e la propria voglia) qualora le cinquemila pagine a botta per superare un esame comincino a stare strette.

Quindi smetto di dare esami e faccio una StartUp?

Puoi provare, ma aspetterei a parlarne in casa. In ogni caso, potresti cominciare dando un’occhiata al sito. Da qui, puoi accreditarti all’evento come player, avvalendoti dell’agenda elettronica realizzata ad hoc, e leggere una breve presentazione di tutte le StartUp che saranno presentate.

Quando sarà l’evento?

A meno di una settimana da oggi (“guarda a est”), il 18 Aprile 2016 (dalle 10.00), all’interno del Teatro Comunale di Bologna in Piazza Verdi. Tra l’altro, chiuderà la giornata alle 18.30 Oscar Farinetti, il pezzo grosso di Eataly che, a proposito dello StartUp Day, ha detto:

«Non siate cinici, dedicatevi alle utopie. Solo con le utopie cambiamo il risultato del nostro futuro. Non c’è alternativa all’ottimismo, perché vivere pensando che niente nella vita si può risolvere è come non vivere. Impiegate tre minuti del vostro tempo a lamentarvi ma trenta a cercare la soluzione. L’italiano che vuole fare impresa non può prescindere dalle proprie vocazioni, così come le StartUp del futuro devono lavorare a favore della durabilità.»

Ma va’, Oscar Farinetti in Piazza Verdi?

Sì, ha fatto un po’ strano anche a me.

A Bologna sopravvivono ogni giorno ottantaquattromila studenti. ottantaquattromila anime con competenze e aspirazioni di ogni sorta. Quelli tra loro più ferrati in economia, attualità e politica, garantiscono che lo scenario del mercato del lavoro nei prossimi anni è peggiore dell’imminente terza stagione di The Lady della cara Lory.

Salvo miracoli, siamo rovinati.

Facciamoci un favore, facciamo gruppo, facciamo un’impresa.

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