StartUp Day 2016, di cui vi abbiamo dato ampia anticipazione qui, è la dimostrazione che quello tra Università e imprenditorialità giovanile è un matrimonio che funziona.

Siete mai stati all’interno del Teatro Comunale di Bologna? Se la risposta è no rimediate quanto
prima; se la risposta è sì saprete meglio di me quale meraviglia sia.

«La location è una figata», dice Alessandro (dell’ufficio stampa di StartYouUp), alla domanda: “Cos’è cambiato rispetto all’anno scorso?”. Non posso dargli torto e comprendo la sua euforia. È appena terminato l’intervento iniziale, su quel palco che odora di grandi occasioni, condotto dallo stesso Alessandro, da Stefano e da Matteo (rappresentanti dell’associazione StartYouUp), sotto gli occhi attenti del Rettore Ubertini e di Rosa Grimaldi (per UniBo) e con la partecipazione di due pezzi grossi di una delle più impegnate fondazioni nello scenario dell’imprenditoria giovanile: Marino Golinelli e l’ingegner Antonio Danieli. Quest’ultimo racconta che la fondazione, negli anni, ha stanziato qualcosa come ottantuno milioni di euro a favore delle realtà imprenditoriali giovanili.
Cifre da capogiro.

il palco dello StartUp Day 2016
il palco dello StartUp Day 2016

«Senza dubbio, rispetto all’anno scorso, ora siamo entrati nella fase di consolidamento di questo grande evento che è StartUp Day. L’aiuto di UniBo è stato determinante e, questa volta, ci hanno lasciato più libertà di azione.» dice Alessandro, sorridendo ad Angela Negrini e Barbara Di Placido, che lo salutano da lontano.

La prima è la responsabile dell’area didattica e servizi agli studenti, la seconda è responsabile del Settore Orientamento Tirocini e Placement, entrambe sono occupate in AFORM (il settore che assicura la corretta attuazione dei programmi d’Ateneo per il Diritto allo Studio e per il miglioramento e lo sviluppo dei servizi agli studenti). Rinnovo loro la domanda: “Cos’è cambiato dall’anno scorso?”. Angela è la prima a rispondere «Dopo la faticata del 2015, abbiamo raggiunto un intento comune tra Università e i ragazzi di StartYouUp. Quest’anno siamo riusciti a venirci incontro con consapevolezza maggiore e StartYouUp ha saputo far tesoro dell’esperienza dell’anno scorso, gestendo bene quegli aspetti burocratici che, generalmente, spaventano.», domando quale sia il pensiero riguardo alle difficoltà di dialogo tra studenti e istituzioni e Barbara risponde: «Personalmente, credo che ci siano più preconcetti da parte degli studenti che delle istituzioni. UniBo non vuole chiudere le porte al dialogo, ma è altrettanto vero che ci sono delle norme che le istituzioni sono tenute a rispettare. Per venirsi incontro – conclude – occorre che entrambi facciano un passo.»

«Curioso – dico io – che, di fatto, questo evento pare avere il carattere di una analogia tra l’attività delle StartUp, in cerca di appoggi e finanziamenti, che sono presentate oggi, e le sinergie tra l’associazione StartYouUp e Alma Mater. In fondo, anche voi di StartYouUp avete saputo convincere della bontà del vostro progetto.», «StartUp Day – dice Alessandro – è la testimonianza di un successo, che le cose possono essere fatte e essere fatte bene.»

Passa di lì il Rettore che non si astiene dall’aggiungere qualcosa alla conversazione: «Questo evento è rappresentazione di un ecosistema (composto dai team delle StartUp e dagli investitori) voluto fortemente da UniBo. L’intento è, e sarà, quello di far crescere questa iniziativa con eventi sempre più mirati a soddisfare il bisogno di imprenditorialità studentesca.» Lo dice col sorriso, giuro.

Sembra che, oggi, ad ogni startupper raccolto in questo magnifico luogo, stia succedendo qualcosa di magico. Ma non sono nato ieri, come nessuno qui dentro, quindi chiedo ad Alessandro: «Che mi dici delle StartUp dell’anno scorso? Reggono?» «La metà dura ancora. Una ha ricevuto un investimento da cinquecento mila euro. Un’altra credo si sia spostata in Slovenia. Tre sono diventate S.r.l.», ad Angela chiedo se l’Università abbia un ruolo nel mettere in guardia chi si avvia nel mondo imprenditoriale a bordo di una StartUp, notoriamente uno strumento tanto agile e veloce quanto insicuro, mi risponde: «Sul mercato la selezione è fisiologica, ovviamente. UniBo deve saper combinare gli strumenti necessari per permettere a chiunque di fare attente e complete valutazioni sulla propria idea e sul proprio metodo.», interviene anche Barbara: «Resta comunque il fatto che questo momento, il vostro, sia il momento ideale per “sbagliare”, non dimenticandosi che anche commettere errori serve a trovare la propria strada.»

Francesca Perrone (Unicredit) e Miriam Surro (MiDo)
Francesca Perrone (Unicredit) e Miriam Surro (MiDo)

Parla di “sbagli” e di “errori” anche Miriam Surro, CEO e Co-founder di MiDo, durante il suo intervento a metà mattina. Arriva trafelata, a pochi minuti dall’essere in ritardo, passandomi accanto mentre fumo una sigaretta. Quando rientro, la trovo sul palco, calma e impeccabile come ci si aspetterebbe dal CEO di un’impresa di successo:
«Una StartUp è essere padroni del proprio destino. Eppure, in un attimo, si rischia di passare dal sogno nel quale ci si sente di vivere, all’incubo. Perché ciò non accada, serve passione, coraggio e concretezza. L’avversario, anche se “avversario” non è il termine esatto, è il mercato. Il mercato è il vostro giudice, perché boccia o assolve un’idea. Ricordate che bocciare o assolvere non è prescrivere la persona, ma l’idea. Un’idea può fallire per tantissime ragioni, può essere tanto sbagliata quanto aver anticipato i tempi. In ogni caso, se siete madri o padri di una buona idea,
difficilmente non ne avrete altre in futuro. Se poi il mercato dovesse darvi ragione, allora si comporterà come un padre di famiglia premuroso: vi darà segnali inequivocabili per correggere il tiro».

La intercetto non appena scende dal palco. Le chiedo quando ha avvertito, dentro di sé, che la sua StartUp non era più semplicemente un’impresa in fase di avviamento. «Dammi del tu – intanto –. Vorresti una risposta politicamente corretta o ne preferisci una brutale?»

«Ovviamente brutale.»

«Al primo rendiconto di conto corrente. In quel momento ho capito che la cosa era diventata seria».

MiDo oggi è un’azienda che ha fatto di un metodo innovativo di analisi dei consumi energetici il proprio core business, ma è nata come StartUp. «Uno startupper – continua Miriam – vive due vite: la prima riguarda la ricerca di un posto nell’ecosistema del mercato, dall’altra tanta, tantissima attenzione ai nodi della gestione dell’azienda.» «E perché non si comprende questa seconda sfumatura che molte StartUp non durano?» «Probabilmente sì. Anche se io sono del parere che in Italia manchi una cultura del fallimento. “Fallimento” è una parola spaventosa che toglie il sonno, basterebbe accettare che il fallimento non è della persona in quanto tale, ma di un’idea che non si è sviluppata come avrebbe dovuto. MiDo stessa ebbe qualche momento burrascoso, ma il mercato ci ha dato fiducia e noi siamo stati attenti ad aggiustare la macchina in corsa.» Sottolinea, poi, che uno studente universitario deve cimentarsi con la burocrazia in prima persona, se non può contare su professionisti, e che, anche questo aspetto, è un ottimo modo per fare di un’esperienza qualcosa di profondamente formativo.

La giornata scorre a ritmi serrati. Ogni team è impegnato nella ricerca di players e finanziatori, quando non è in platea ad ascoltare gli interventi delle autorità. A fine giornata sono stanco io e non voglio pensare a quanto lo siano i ragazzi che hanno partecipato attivamente all’evento. Resto affascinato da qualche speech, dubbioso riguardo qualche altro, ma comunque illuminato dalla creatività e dalla scarsa rassegnazione dimostrata da tutti i presenti.

un manifesto anti StartUp Day in via Zamboni
un manifesto anti StartUp Day in via Zamboni

 

 

In via Zamboni, qualche giorno fa, sono comparsi manifesti nei quali campeggia la scritta #INCULATOR. Espongono dati statistici su quanto la vita nel 2016 faccia schifo, su quanto il governo faccia schifo e su quanto l’università faccia schifo e puntano il dito contro la propaganda “startuppara”.

Al di là delle idee di giusto e sbagliato c’è un campo…

…dove qualcuno non ha ancora ben chiaro che le cose, ancora per un po’, non pioveranno dal cielo.

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