10 signore infelici della tv

 

“…Con il coraggio che scopriamo di avere quando non abbiamo nulla da perdere” (T. Pynchon, L’incanto del lotto 49)

 

La tv americana abbonda di personaggi. A stento riusciamo a ricordarceli tutti, e dei nomi non se ne parla. A malapena ci ricordiamo dei protagonisti, degli attori che li interpretano, e delle date di uscita delle nostre opere preferite. Ma all’interno di questa miriade di uomini e donne usciti dalle penne degli screenwriters americani ve ne sono alcuni che brillano per specifiche caratteristiche. A mio avviso, quella più particolare riguarda l’infelicità. La sfera dei blog che ruota attorno all’intrattenimento ci ha abituato alle “classifiche”, un genere che le nostre menti compilative amano proprio perché riassumono un mondo che è, per forza di cose, separato dai limiti testuali delle singole opere. Affascinano, in un’ottica postmoderna, quei cataloghi che ci fanno trovare vicini personaggi e scene che non entreranno mai in collisione tra loro, in quanto appartenenti a mondi finzionali separati. E’ un po’ la logica di quando le serie o i romanzi si citano a vicenda, spesso con intenti parodici o con voluti effetti di sorpresa.

La mia personale classifica, o come preferisco dire “catalogo”, concerne alcuni personaggi di donne che per tutto l’arco di un’opera televisiva si mantengono, spesso impietosamente, sulla china della tristezza. Personaggi sorprendenti, spesso non protagonisti, ma che colpiscono e suscitano empatia in virtù della loro sfortuna e miseria incolpevole, figure ammantate dunque di una malinconica dolcezza. Trovarle non è frequente, visto il generale ottimismo (anche in opere drammatiche) che la retorica statunitense attribuisce ai propri eroi immaginari. Ovviamente ho omesso una quantità innumerevole di esempi, a partire da Laura Palmer, la più celebre ragazza morta della storia della tv e del cinema. Pur non comparendo mai in Twin Peaks, Laura riesce a gettare un’ombra soffocante su tutta la storia scritta da David Lynch. A lei va l’omaggio di questo articolo. Ma veniamo a noi. In ordine cronologico, evitando spoiler, alcune eroine dell’infelicità televisiva.

1. Adriana La Cerva (The Sopranos, 1999, interpretata da Drea de Matteo)

Adriana La Cerva
Adriana La Cerva

I fan della celeberrima serie di David Chase ricorderanno il “Cristopheeerrr” di Adriana, la moglie di uno dei giovani mafiosi della famiglia Soprano, dominatrice del New Jersey. E tutti concorderanno su quanto sia straziante la parabola esistenziale di questa donna infelice e vittima di un sistema criminale e culturale misogino e violento. La dolcezza selvatica e ingenua di questo angelico e maledetto personaggio ha dato vita a un’interpretazione memorabile (l’attrice fu premiata agli Emmy del 2004) e ad alcune scene fra le più crudeli della storia della tv.

2. Ruth Fisher Sibley (Six Feet Under, 2001, interpretata da Frances Conroy)

Ruth Fisher Sibling
Ruth Fisher Sibling

Già dalla prima scena di questa serie epocale Ruth viene rappresentata all’insegna del lutto, un lutto che prorompe nella sua vita, una vita condotta esclusivamente nella cura dei figli e nell’ambigua devozione verso un marito molto particolare, e che la sottrae all’universo della sicurezza coniugale. Col passare delle stagioni, questa donna perde progressivamente ogni certezza, si ritrova ad affrontare anni bui, fatti di un’unica spietata missione: ritrovare il senso della vita, della propria calma interiore, della propria definizione come donna americana, a cinquant’anni, dopo una devastante e improvvisa vedovanza, e la presa di coscienza di non essere più utile a nessuno, in specie come madre. Six Feet Under, serial anteriore all’esplosione del fenomeno televisivo nel mondo, è stata scritta per “trattare il rapporto tra gli americani e la morte”: Ruth ne è il simbolo finale e assoluto, un’antieroina coraggiosa, ma nevrotica fino all’antipatia. Frances Conroy è entrata di diritto nell’olimpo delle migliori attrici di sempre.

3. Claudette Wyms (The Shield, 2002, interpretata da CCH Pounder)

Claudette Wyms
Claudette Wyms nel suo celebre vestito grigio, simbolo di una mediocrità burocratica

The Shield è uno di quei rari esempi di televisione in cui gli autori non si sono curati di rendere gradevoli i loro personaggi alla sensibilità estetica dominante. La tv americana, pur se profonda e complessa nelle strutture e nei contenuti artistici che propone, abbonda di eroi bellissimi ed eccezionali, dotati di capacità irraggiungibili per qualunque essere umano. Qui si sta parlando di qualcosa di diverso: Claudette, una detective intelligente, ma logorata da anni di difficoltà personali e professionali, rappresenta lo sguardo feroce della polizia di Los Angeles nei confronti di se stessa. La black cop della serie poliziesca di Shawn Ryan incarna il modello etico del detective incorruttibile, ma ne disegna (anche a livello fisico) gli effetti micidiali. In tutta la serie Claudette sorriderà circa due volte, è un personaggio intriso di diffidenza, paura, furore, ma anche di cieca obbedienza alla causa della verità. Lo spettatore ne è attratto e respinto, specie per la dialettica che si instaura tra Claudette e il protagonista corrotto, ma ben più carismatico Vic Mackey.

4. Joan P. Holloway (Mad Men, 2007, interpretata da Christina Hendricks)

Joan P. Holloway
Joan P. Holloway

Il fascino sprigionato da questa donna prorompente è il primo dei tanti inganni visuali con cui la fortunata serie AMC si prende gioco degli spettatori. Quella che sembra una donna vincente, nelle prime stagioni, si rivela la vittima disillusa (ma costretta a illudersi) di un meccanismo socio-culturale che la relega a reietta della vita americana anni ’60. Da splendida pantera di una agenzia pubblicitaria newyorkese si rivela coraggiosa lottatrice di un sistema basato sul maschilismo e la violenza: Mad Men è la serie che più seriamente ha trattato il problema della condizione femminile in società occidentali ancora dominate dalla presenza maschile negli ambiti più diversi, a partire da quello professionale. Quella di Joan è una traiettoria che ferisce proprio perché obbligata, e la nostra compassione va al suo disperato tentativo di rimanere a galla, pur nella convinzione realistica che in un’altra epoca avrebbe avuto ciò che la sua intelligenza e la sua classe avrebbero meritato.

5. Jane Margolis (Breaking Bad, 2008, interpretata da Krysten Ritter)

Jane Margolis
Jane Margolis, in una celebre posa

IWJD, sono le terribili quattro parole dette da Walter White a Jesse in una delle puntate finali di Breaking Bad. Tutti se le ricordano, le hanno impresse nella memoria, più forse della scena a cui si riferiscono. Jane, figlia difficile e pericolo per se stessa, compare in poche puntate della serie, ma, complice una sublime interpretazione, rimane un personaggio difficile da dimenticare. La sua presenza è un rumore di fondo che acuisce l’instabilità mentale di Jesse, getta le prime luci inquietanti sui comportamenti etici di Walter, ci pone davanti alla violenza devastante e al deserto morale messo in scena da una delle più importanti opere di letteratura dei nostri tempi.

6. Tara Thornton (True Blood, 2008, interpretata da Rutina Wesley)

Tara Thornton
Tara Thornton

True Blood è una serie tv particolare. Scritta da Alan Ball, il creatore di Six Feet Under, è un’opera sul vampirismo che si prende decisamente poco sul serio. Ma Tara rappresenta uno dei misteri di questa strana creatura televisiva. Il suo personaggio è qualcosa di maledetto, tragicamente ingenuo e vagamente isterico. Ogni suo atto non brilla che di una sinistra stupidità, la sua stessa condizione di figlia di una donna alcolizzata è presentata costantemente sulla china del vittimismo. Si ha l’impressione che gli scrittori della serie abbiano voluto allontanare da lei, oltre che ogni fortuna, anche la simpatia degli spettatori.

7. Sansa Stark (Game of Thrones, 2011, interpretata da Sophie Turner)

Sansa Stark
Sansa Stark

Tutti, prima o poi, hanno ironizzato e sottolineato l’esasperazione della condizione di Sansa, la figlia di Ned Stark, e probabilmente l’essere più sfortunato della storia della tv. Ciò che però colpisce di questa creatura è il suo atteggiamento nei confronti delle atrocità subite nel corso di due anni di vita all’interno della politica di Westeros. Una cocciutaggine mista a vittimismo e a una debilitazione sempre più evidente hanno stornato da lei ogni possibile empatia degli spettatori. Il suo stesso amore per l’infido Littlefinger ci ricorda ballate tragiche di eroine defunte per mano di sadici oppressori, non di certo una resurrezione del personaggio e un suo cammino verso territori esistenziali più ameni. Da ricordare l’eccezionale interpretazione della Turner, attrice alle prime armi, ma capace di reggere una sfida attoriale veramente pesante.

8. Carrie Mathison (Homeland, 2011, interpretata da Claire Danes)

Carrie Mathison
Carrie Mathison, nella tipica crying face su cui il web ha ironizzato

Personaggio anomalo interpretato da quella che secondo me è l’attrice della tv più brava del momento, Carrie è protagonista indiscussa della nuova serie di spionaggio degli Stati Uniti, sulla scia del successo di Jack Bauer in 24. Carrie, di cui abbiamo già parlato qui, comincia il suo percorso nella CIA con ogni possibile difficoltà professionale e personale: affetta da bipolarità, unica nel mondo a credere che il suo amato sia un pericoloso terrorista di Al Qaeda, unica al mondo a volerlo salvare, pur nel dilemma morale di essere una paladina della patria, questa donna si ritrova ad affrontare con intelligenza, ma anche con sofferenze devastanti, la sua anormalità nei confronti di un mondo che livella tutto e tutti e che è perennemente in guerra con se stesso e con gli altri.

9. Helen Solloway (The Affair, 2014, interpretata da Maura Tierney)

Helen Solloway
Helen Solloway

The Affair, una serie tv leggibile a molti livelli, tratta di uno scrittore di mezza età che tradisce la moglie per inseguire uno strano coinvolgimento erotico con un’altra donna, attraverso la quale riesce a sfondare nel mondo della letteratura di consumo. Il successo gli dà alla testa, ma magicamente attraversa indenne la sua perdita d’aureola e tutti i casini che combina a danno della sua famiglia. Tutto questo viene subìto, sopportato e dolorosamente accettato dalla moglie Helen, donna semplice, ingenua, folgorata da un divorzio che la lascia con quattro figli a carico, un’autostima sotto lo zero, una serie di beghe legali e famigliari, e soprattutto una sensazione di spaesamento che riguarda le più sottili e inquietanti verità della sua esistenza. Maura Tierney riesce a conferire al volto di questa donna un’espressione di dubbio che difficilmente poteva esprimere meglio il concetto sotteso a questo personaggio.

10. Angela Moss (Mr. Robot, 2015, interpretata da Portia Doubleday)

Angela Moss
Angela Moss

Serie tv nuovissima, una delle più acclamate di quest’anno, Mr. Robot propone un delicato equilibrio di personaggi maschili e femminili che si raccolgono attorno a Eliot Anderson, il protagonista interpretato da Rami Malek. In mezzo a questa teoria di eterei soggetti, spicca Angela, l’amica d’infanzia di Eliot, con il quale condivide la morte di un genitore perpetrata dalla Evil Corp, società per cui lavoravano. Sono due combattenti, vulnerati dal mondo fosco e violento in cui vivono, e la loro ordinarietà è una condizione tragica. Ma idealisticamente lottano contro questo mondo infame per riprendersi almeno la rivincita della verità. Angela, a differenza di Eliot, che ha dalla sua un talento unico nell’informatica, deve fare tutto con l’ausilio del suo coraggio e della sua infima condizione, proprio in virtù della quale non ha niente da perdere.

Questo catalogo è giunto al termine. Come è possibile notare, non si è parlato di donne tristi, ma di donne coraggiose.

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