“Benvenuto a casa”. Così recita la homepage di Airbnb, la piattaforma online che raccoglie, degli uni, il bisogno di viaggiare e, degli altri, lo spirito di ospitalità. La filosofia che accompagna uno dei servizi di hosting più diffusi nel mondo si fonda sui connotati di una società mondiale, cosmopolita, di esploratori.

Homepage airbnb.it
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Il concetto base è tanto semplice quanto vincolato a una profonda fiducia verso gli esseri umani. Niente di meglio, per comunicare un concetto, che partire da un’immagine e, dunque, immaginiamo il nostro appartamento nella Dotta, Grassa e Rossa Bologna. Wikipedia dedica qualcosa come più di centomila caratteri per raccontare la storia della città, partendo dai primi insediamenti della civiltà villanoviana, fino alla Medaglia d’Oro al Valor Civile per i fatti del 2 Agosto 1980, passando per l’Impero di Carlo V, per i Guelfi e per la Resistenza, è inevitabile ritenere che qualcosa che attiri le persone da queste parti esista. Torniamo al nostro appartamento, ribaltato in ogni suo anfratto a causa della vita universitaria frenetica, disordinata, lacerata dalle crisi esistenziali; poi, immaginate che la nostra coinquilina spunti un bel dì con un sorriso a trentadue denti e ci dica: «Oggi si fa pulizia! Domani arriva un ospite!»

Non potendo fare una stima di tutte le reazioni possibili, deciderò arbitrariamente quella che mi pare meno ostile: «Chi è?», rispondiamo, magari accompagnata da un’espressione ebete che in sé cela il disagio provocato dalla parola “pulizia”, «pulire in che senso? Me stesso o la casa? Come si pulisce una casa?», oppure «Ma dai, è abbastanza pulita!» diremo, appallottolando calzini e spingendo strutture complesse di polvere sotto il letto. In tutto ciò, avremo dato per scontato che si tratti di un amico o un’amica della nostra coinquilina, con la quale abbiamo uno splendido rapporto e che, quindi, per proprietà transitiva, non creerà alcun tipo di problema al nostro precario equilibrio mentale da studenti fuori sede. Ma, proprio quando l’evento sembrava circoscritto a una figura in più con la quale, probabilmente, non avremmo mai realmente avuto uno scambio interpersonale, ecco che la magica coinquilina dice: «Ospitiamo una ragazza taiwanese».

Ora, per comodità narrativa, supponiamo che il panico generato da questa proposizione sia limitato a una brevissima sincope che saremo in grado di contenere magistralmente; supponiamo inoltre che ad essa seguirà uno stato semi catatonico che ci renderà produttivi il giusto per aiutare la nostra convivente a sistemare l’abitazione. Senza che ce ne rendiamo conto, nel giro di qualche ora, il tugurio nel quale versiamo da tempo incalcolabile, si è trasformato in un ambiente grazioso e accogliente, con una bella brandina posizionata, al meglio delle possibilità, fuori dalle scatole (questo per cercare di offrire e parimenti mantenere una relativa privacy) e una credenza di fortuna che avremo provveduto a riempire con alimenti internazionali per la colazione (una formalità alla “Cortesie per gli ospiti”, mischiata a una pseudo esperienza globale alla “Expo 2015”, circa). Lo stato d’animo rassegnato e votato al compromesso ci traghetterà al momento cruciale in cui il citofono suonerà e l’Ospite si presenterà alla nostra porta. Ed eccola lì, varcare la soglia del luogo della nostra ricerca esistenziale, una paffuta e sorridente ragazza con la quale mai avremmo pensato di doverci misurare.

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La “vision” di Airbnb

Superato il panico del “Shu Wen, forse? Shu Shin? Oddio! Come ha detto di chiamarsi?”, ci scopriremo in grado di mostrarle la casa in un inglese funzionale, benché ruvido e spigoloso. Arrivati a questo punto, mentre lei si accomoderà nel giaciglio che avremo preparato, per scaricare la tensione ci diletteremo in un’occupazione scacciapensieri (studiare rientra nella categoria, anche solo per l’aspetto formale). Va da sé che Shu, credo, avrà il suo bel da fare nella bella Bologna e, grazie a ciò, la consapevolezza che ci conquisterà sarà quella di avere una persona nuova che orbita intorno al nostro luogo nel mondo. Supponiamo che Shu rientri in casa dopo un lungo giro per la città e ci ritrovi in buona parte mummificati sul manuale di riferimento per il prossimo esame. «Do you want some taiwanese tea?», chiederà, sempre sorridendo. Immaginando che non saremo completamente annichiliti, risponderemo «Why not?», in perfetto accento british imbastardito. Ed eccoci, finalmente, a parlare con Shu. La lingua diventa progressivamente meno problematica e presto ci rendiamo conto che le cose che sappiamo del mondo sono veramente condivisibili con chiunque e, cosa ancora più affascinante, alcuni dubbi possono essere mitigati proprio dalle sue parole tradotte, su-per-giù, lì-per-lì, qui-pro-quo, dalla nostra mente in quel momento seriamente aperta se non completamente spalancata. In altre parole, tanto per dirne una, è un bluff quello che le testate nazionali ci hanno raccontato sull’apertura del governo di Taiwan alla Cina. Il presidente non ha affatto il consenso del popolo, ma è interessato unicamente a lasciare un segno nella “sua” visione della storia. Non è che forse ci ricorda qualcuno? Naaah.

Salutiamo Shu il giorno seguente. Lei ci ringrazia dell’ospitalità e noi, che in una notte avremo dimenticato la fluidità dell’inglese del giorno prima, improvviseremo un «Thank you to you!» e riceveremo uno sguardo a metà tra il divertito e il compatito che riempirà il cuore un po’ a tutti quanti.

Shu uscirà dalla nostra casa. Gli ambienti ricominceranno il solito processo di decadimento, ma a noi sarà rimasto qualcosa che non ha senso cercare di spiegare in questa sede.

Airbnb prevede un pagamento a fronte dell’ospitalità offerta. Speculatori ne abbiamo finché volete, albergatori imbufaliti, anche. Ma queste sono cose che non ci riguardano. Se poi vogliamo puntualizzare sull’aspetto fiscale, il sito internet che trovate qui, proverà a delucidare ogni questione oscura a riguardo. In quest’ottica potrebbe interessare la decisione presa dalla regione Lombardia che ha ritenuto opportuno imporre una tassa di soggiorno e un check-in (al pari delle strutture alberghiere) per gli ospiti in arrivo. Ricordate bene: è illegale sub affittare un appartamento registrato a nome vostro! Un po’ come tante altre cose in questo Paese, ad esempio usare in maniera impropria e non rendicontata i soldi pubblici o l’essere collusi con associazioni di stampo mafioso.

Poi, vabbé, mi perdonerete il “benaltrismo”, ognuno ha le sue priorità.

Ciò che è nostra pertinenza, invece, è afferrare il concetto che questo è vivere il mondo: cercarlo, prenotando una stanza dove vi pare (date retta ai feedback, casomai), o farlo entrare, aprendo la porta a Shu da Taiwan, Hugo da Utrecht, Kostantina da Atene, Freddie da Londra, Federica da Milano…

Perché, alla fine, è sempre il più banale ignoto a spaventarci, a portarci a dimenticare, per dirla con David Foster Wallace:

“…che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi dagli altri…”

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