Cercare casa a Bologna: la domanda non si ferma. Il Consiglio Studentesco cerca una soluzione e Sinistra Universitaria lancia la campagna #AFFITTAMELA

In merito al problema del disagio abitativo studentesco degli ultimi anni, circa un mese fa vi ho fornito un’analisi dettagliata della situazione, volta a rispondere alla domanda che sempre più studenti si pongono: “perché non riesco a trovare una sistemazione?”.

Leggi “SOS Casa: perchè gli studenti fuori sede non trovano casa?

L’Università, nelle vesti del Prorettore Vicario Degli Esposti, cerca una soluzione assieme alle rappresentanze studentesche e alle maggiori organizzazioni di categoria (come l’ACER, l’Azienda Casa Emilia-Romagna della Provincia di Bologna).

L’ACER, infatti, lo scorso novembre, ha deciso di donare all’Università di Bologna una trentina di alloggi da ristrutturare, per rispondere in parte all’esigenza abitativa di studenti erasmus e fuori sede.

Dopo l’invasione presso lo “student accomodation and information service”, in via Zamboni 62, l’info point per studenti che per conto dell’università ha registrato l’incremento della domanda, resta ancora il dubbio su chi si debba occupare della ristrutturazione degli immobili tra le parti in causa. Parliamo di posti letto che, in parte, si trovano nella zona del Lazzaretto (400), e saranno i primi ad essere ristrutturati.

All’incontro di novembre 2017, tra le figure che vi parteciparono, c’era una buona percentuale di proprietari, che, in modo piuttosto critico, in virtù della ricerca di un alloggio da parte degli studenti in centro, invitarono questi ultimi a spostarsi a Bazzano.

La risposta dell’Università non tarda ad arrivare. Nei mesi scorsi, in collaborazione con la T-per, l’Alma Mater ha proposto sconti sugli abbonamenti per i mezzi pubblici per 4000 iscritti. Ancora, sconti anche sul noleggio di biciclette per tutti gli studenti che abitano ad una distanza considerevole dalle sedi universitarie.

Nella ricerca condotta il mese scorso ho evidenziato le motivazioni che spingono gli studenti a tentare di sistemarsi all’interno delle porte della città, in quella zona di Bologna considerata centro.

A tal proposito, in risposta al consiglio sprezzante dei proprietari di casa, rispose Fabiana Maraffa, presidente del Consiglio Studentesco (il principale organo di rappresentanza), evidenziando che la vita universitaria è connessa ad altri servizi, che vanno dalle aule studio, alle biblioteche, ai teatri.

Italo Pomes, rappresentante nel Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza, appartenente alla Sinistra Universitaria, ci spiega in che modo l’associazione partecipa al tavolo di lavoro inerente la problematica del disagio abitativo studentesco.

In questi mesi SU ha lanciato la campagna #AFFITTAMELA, su Facebook, in cui si chiede agli studenti di compilare un questionario, in modo anonimo, per completare il lavoro che permetterà loro di fare proposte più concrete e risolutive all’interno degli organi accademici.

→ Clicca qui per compilare il questionario.

  • Ciao Italo, in che modo, all’interno del Consiglio degli Studenti, si parla del tema del disagio abitativo e l’Università, nella figura del Rettore, ha avanzato papabili soluzioni?

L’Università è a conoscenza del problema, anche grazie alle nostre tante battaglie siamo riusciti a sensibilizzare molto la Governance d’Ateneo, con cui collaboriamo molto e a cui chiederemo di estendere – perfezionandolo –  il nostro questionario. È stato proprio il prorettore Degli Esposti ad aver organizzato, circa un anno fa, un incontro tra rappresentanze studentesche, associazioni di categoria, ACER, comune ed, ovviamente, Ateneo.

  • Come è nata l’idea del questionario e da chi è stato redatto? Come pensate di leggere i dati che raccoglierete?

L’idea del questionario è nata quando, mentre discutevamo di come affrontare il problema alloggi, ci è venuto in mente che una reale mappatura dell’esistente, quindi una reale rappresentazione dei luoghi in cui vivono maggiormente gli studenti, non è mai stata fatta. O almeno mai si erano analizzate le condizioni di vita degli studenti all’interno dei propri alloggi, ad esempio rilevando dati come la grandezza della casa, il tipo di contratto o se i proprietari di casa si occupano o meno della manutenzione. Oltre che a queste domande, chiediamo risposte anche rispetto ai servizi connessi in prossimità degli alloggi. A fine luglio, termine ultimo per compilare il form, analizzeremo i dati che speriamo crescano sempre più e inizieremo a proporre iniziative mirate per servizi nelle zone maggiormente abitate. Studieremo anche altri tipi di contratto per studenti, magari prendendo spunto da modelli virtuosi di altre città provando a riadattarli alla realtà bolognese. Come dicevo prima chiederemo all’Ateneo di ampliarlo dopo questa nostra prima fase esplorativa. 

  • Le altre associazioni universitarie collaborano con voi in questo progetto o propongono soluzioni alternative?

Penso che questo lavoro di analisi e proposta sia esclusivamente nostro, non mi risulta ci siano altre associazioni a Bologna che stiano lavorando in questo senso. 

  • Secondo la ricerca che ho condotto qualche settimana fa, l’attrattiva dell’Università bolognese, unita ad un alto afflusso di turisti ogni anno sempre più in crescita, sembra la causa di una problematica più ampia, che colpisce in primis le famiglie del posto. Il comune di Bologna si è espresso in qualche modo all’interno degli organi accademici?

Il Consiglio degli Studenti si è mosso, su nostra spinta e su spinta di qualche consigliere comunale, affinché si aprisse un tavolo di discussione sul punto: un primo confronto già è avvenuto e sono sicuro che una volta elaborati i dati potremo confrontarci anche su quelli.

  • Ultima domanda: conoscete la piattaforma “Cerco Alloggio”, creata da alcuni studenti in Puglia e successivamente esportata anche in Piemonte? Se si, credete possa essere utile anche qui a Bologna?

Il contatto tra domanda ed offerta oggi avviene principalmente su siti internet o facebook. A novembre abbiamo presentato una mozione in cui chiedevamo la realizzazione di un’app che agevolasse l’incontro tra domanda ed offerta sotto il controllo dell’Ateneo, di modo da verificare la sussistenza dei requisiti minimi abitativi degli immobili e da prevenire le truffe.

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