In Between- Libere disobbedienti innamorate

Le protagoniste della pellicola. Immagine tratta dal web

La condivisione di un appartamento tra persone molto diverse è spesso oggetto di sguardi indiscreti da parte dei registi. Tra le mura domestiche si avvicendano le storie, gli amori e i dolori più intimi che una ripresa in esterno non riuscirebbe mai a cogliere. È come guardare dal buco della serratura, piace al regista e piace allo spettatore.
Nel film In Between, della regista Maysaloun Hamoud, l’appartamento in questione è situato a Tel Aviv, ma non quella dell’immaginario comune occidentale. Una Tel Aviv underground, vivace, giovane e godereccia. Nelle sue strade va in scena lo spettacolo di emancipazione di Laila (Mouna Hawa) avvocato penalista, tanto bella quanto schietta e della sua coinquilina Salma (Sana Jammelieh) barista aspirante dj, lesbica e dolcemente goffa. La loro disordinata convivenza viene movimentata dall’arrivo di Nour (Shaden Kamboura) una studentessa modello in procinto di sposarsi.

Le evidenti differenze di carattere e di prospettiva delle tre ragazze trovano un terreno comune nella volontà di ciascuna di affermare la propria identità. Perché se è vera l’immagine così moderna della città, altrettanto vero è l’attaccamento alla tradizione dei suoi abitanti. Lo scontro sarà inevitabile e tutte e tre le ragazze saranno costrette a pagarne le conseguenze.
Laila, finalmente innamorata di un ragazzo apparentemente aperto, scoprirà con il tempo che persino in quel sentimento disinibito e libero si annida del maschilismo. Maschilismo espresso nel divieto di fumare in pubblico, di vestirsi in modo femminile e, come lui le ricorda, nell’accettazione che il mondo non può cambiare in un giorno.
Salma da parte sua pone fine alle imbarazzanti cene organizzate dalla famiglia per trovarle un marito. Stringendo le mani della fidanzata si consola dell’umiliazione subita dai suoi familiari, per i quali non è che una malata da curare. Una fuga, un vaffanculo sussurrato per rivendicare la sua natura, senza guardarsi indietro e sognando Berlino.
Nour nonostante la timidezza e l’attaccamento alle tradizioni, trova comunque maggiori similitudini con le sue bizzarre coinquiline che con il fanatico fidanzato. La volontà di studiare e non di limitarsi ad essere moglie e madre è vista dal futuro consorte come una sfida, un avvicinamento alla vita dissoluta di Laila e Salma (“Quelle due puttane” [cit.]). Lo strappo sarà inevitabile e lei dovrà pagare il prezzo più alto.

I colori sgargianti di Laila, i piercing di Salma e l’hijab di Nour sono il tocco di classe della regista, capace di identificare le protagoniste senza racchiuderle nel loro ruolo.
Il titolo originale, Bar Bahar – Tra terra e mare, individua la reale situazione delle tre ragazze. Sono costrette a vivere in una terra di mezzo, in costante lotta tra la tradizione e la modernità, tra la voglia di esprimersi e quella di essere comprese.
La loro è una fuga circolare, una corsa di realizzazione che le riporta al punto di partenza ma più unite, libere e donne. Gli uomini da parte loro escono sconfitti, probabilmente schiacciati in modo eccessivo nel ruolo di padri/padroni.

Un eccesso di femminismo che si perdona volentieri ad un bel tentativo di cinema libero e fresco per l’esordio di Maysaloun Hamoud.

Arianna Tascone

Gli abruzzesi si dice siano forti e gentili, mi piace pensare che valga anche per me. Nonostante questo amore viscerale per la mia terra, respiro a pieni polmoni la mia vita bolognese, tra lo studio di ingegneria meccanica, la passione per la boxe e tutte le opportunità che questa città offre.

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