La globalizzazione ha di conseguenza la creazione di piccole comunità di stranieri.

Ben conosciute sono ‘Little Italy’ a New York e ‘China Town’ a Londra, ma poco si parla della comunità massiva di spagnoli a Bologna.

Grazie al (o per colpa del) programma Erasmus, il numero di studenti stranieri a Bolo town cresce ogni anno, essendo noi spagnoli in maggioranza numerica. Per alcuni, una meraviglia: un’iniezione economica e culturale. Siamo simpatici, solari, calienti (non capirò mai quest’idea di ‘español caliente‘, ma va beh) e sempre in vena di fare serata. Da un’altra parte, c’è chi ci odia per essere troppo rumorosi, troppo maleducati e perché frequentiamo solo altri spagnoli e non riusciamo a mettere insieme due parole in italiano dopo essere stati in Italia per mesi (devo riconoscere che in certi casi è vero).

Ma vi siete mai chiesti com’è per noi lo shock di arrivare a una città come Bologna?

La prima foto fatta da Pedro a Bologna

Così inizia la storia di uno spagnolo qualsiasi, diciamo un tale Pedro (qualsiasi somiglianza con la realtà è una pura coincidenza) che è appena arrivato alla città dei tortellini.
Il primo compito da fare è trovare una casa. Un posto dove dormire, mangiare, lasciare il bagaglio che i signori della Ryanair gli hanno lasciato portare con sé. Bene, è più facile diventare astronauta che trovare una sistemazione degna a Bologna. O sei ricco, o abiti a 30 minuti di autobus dal centro, o condividi una stanza (andare via dai tuoi dopo vent’anni per condividere stanza è troppo triste per essere reale).
Ah, e il soggiorno è un bel ricordo del passato.

La ricerca di casa a Bologna è un processo di grande difficoltà; c’è chi afferma che è stato più facile scrivere la tesi che passare i casting per prendere una camera. Per Pedro è stata un’esperienza traumatica sin dal momento in cui è riuscito a prendere appuntamento per un casting. Gli hanno detto il nome della via e il campanello, ma non ha capito il concetto di quest’ultimo.


Perché sul campanello c’è il cognome degli inquilini ma non si sa in quale piano o porta si deve arrivare o bussare?”
Pedro

E poi, quando il casting ha finito, il povero Pedro quasi non riesce a uscire dal edificio. Come fa a sapere che il tiro serve per aprire la porta?

Diciamo che Pedro è riuscito a trovare casa un po’ distante dal centro, perciò si vede costretto a conoscere il meraviglioso mondo Tper.

 

 

Non mi ricordo l’ultima volta che sono arrivato in tempo a un appuntamento”

Pedro

Dopo qualche mese di disagio, il nostro amico decide di prendersi una bici, per essere più autonomo e risparmiare. Non è stata l’idea migliore, ma Pedro l’ha capito solo 4 biciclette e 168 euro dopo.

Ricominciare a Bologna non è semplice, ma questo è solo l’inizio della avventura di Pedro.

di Esther Susana Gomez Anguita

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