La notizia di qualche mese fa è che, in quella che potrebbe essere definita l’era del cinefumetto, ci sarà ancora spazio per Hellboy. Non più con la fisionomia di Ron Perlman, ma con quella della star di Stranger Things David Harbour

I primi due capitoli, di Hellboy, sono però a loro volta dei cult.

L’antieroe infernale

Nel 2004 la Columbia Pictures, detentrice dei diritti cinematografici di Spider – Man, prepara la strada al secondo capitolo dedicato all’Arrampicamuri facendo uscire nelle sale Hellboy, prima trasposizione su cellulosa del personaggio della Dark Horse.

Il protagonista è sui generis, trattandosi di una figura tipicamente antieroica: Hellboy infatti è una creatura infernale entrata nell’universo terreno attraverso un passaggio extra-dimensionale aperto dal mistico Grigori Rasputin, impegnato nella Seconda Guerra Mondiale al servizio del Terzo Reich. Proprio per questa sua particolare provenienza il film si apre con una riflessione su ciò che rende l’uomo un uomo, se siano per esempio le sue origini e/o la sua essenza. Questo pensiero è guidato dalla voce di Trevor Bruttenholm, padre adottivo del personaggio principale, che subito dopo si inserisce direttamente nella storia raccontando in prima persona l’arrivo di Hellboy sulla Terra.

Successivamente, lo spettatore è portato progressivamente sino ai giorni nostri attraverso il susseguirsi di immagini e notizie di quotidiani nel corso del tempo, che hanno la funzione di imprimere un’impronta realistica al racconto. Quest’ultima volontà pare ancora più marcata in due frangenti successivi: nel primo Tom Manning, capo dell’Ufficio di Ricerca sul Paranormale e Difesa, assicura in un talk show i telespettatori affermando che il suo dipartimento non esiste, così come non esiste Hellboy, che mette sullo stesso di alieni, Yeti e UFO, come elementi di cui si favoleggia ma su cui non sono mai state portate prove chiare e incontrovertibili; nel secondo l’agente John Myers è trasferito allo stesso dipartimento ed è accolto da un anziano Bruttenholm, che gli rivela che Hitler morì nel 1958, non nel ’45 come è stato fatto credere, e che la sua scomparsa pose fine alla guerra dell’occulto che lui stesso aveva iniziato.

I riferimenti storici proseguono poi con l’approfondimento sulle origini di Abe Sapien, la creatura umanoide di origine marina che fa parte dell’Ufficio stesso insieme a Hellboy, e su quelle di Sammael, il mastino demoniaco imprigionato in una statua dal Vaticano che Hellboy deve inizialmente affrontare.

La prima parte del film è in effetti improntata, come si è visto, all’inserimento delle vicende fantastiche narrate in un contesto realistico, e il fatto che per spiegare a Myers di chi dovrà essere il supervisore Bruttenholm gli porga un fumetto della Dark Horse con protagonista Hellboy sancisce il principio (ovviamente fittizio) che la realtà finzionale costruita su carta abbia origine nel mondo reale.

In quest’ottica vanno lette altresì le reazioni delle persone comuni quando si trovano di fronte il protagonista, che sono di paura, come il conducente della metro che lo colpisce dopo aver visto Sammael, o di ammirazione, quando nella stazione viene applaudito dai presenti dopo che ha distrutto la creatura. Le scene di quotidianità del protagonista quando cucina e si prende cura dei suoi gatti, e il suo stesso limarsi le corna affinché non crescano denotano tra l’altro la volontà di apparire ordinario e, forse, di sopprimere la sua origine demoniaca. 

Un altro tema che la pellicola affronta è il rapporto tra scienza e sovrannaturale, due ambiti quotidianamente contrapposti ma qui l’uno complemento dell’altro: Hellboy ha infatti di proiettili tecnologici caricati ad acqua santa, dispone di una struttura all’avanguardia ma, allo stesso tempo, nelle fasi conclusive per sapere dove si trova Rasputin risveglia con un incantesimo uno dei morti di un cimitero fuori Mosca, e proprio l’antagonista, posseduto da un demone, alla fine sarà sconfitto da Hellboy attraverso alcune bombe.

Questa integrazione tra le due sfere può essere letta come l’intenzione di non privilegiare l’una o l’altra, ma di mostrare come entrambe influenzino la vita degli esseri umani, che questi ultimi ne siano o non ne siano coscienti. Alla fine il pensiero introduttivo viene ripreso, dopo l’assassinio di Bruttenholm, dall’agente Myers, il quale afferma che sono le scelte a rendere uomo un uomo, perciò non il modo in cui inizia ma quello in cui conclude. Questo, come gli altri due fili conduttori di Hellboy visti in precedenza, verranno ripresi in numerose esperienze successive, tanto dalla Marvel quanto dalla DC, rendendo di fatto questo film una sorta di apripista per quelli che sarebbero seguiti.

Riflessioni sull’umanità

Nel secondo episodio, Hellboy: The Golden Army, ai temi già trattati nel primo e ripresi, se ne aggiungono altri. Il primo è quello legato a tematiche ambientali: l’antagonista, il principe Nuada, è infatti rimarca più volte nel corso del film come sia mosso da rancore nei confronti degli esseri umani per l’arroganza con cui questi non hanno rispettato la tregua con gli elfi, facendo scempio della natura, e la creatura elementale che scatena nel centro urbano e che Hellboy è costretto malvolentieri ad eliminare ne è la dimostrazione.

Il secondo e maggiormente dominante è quello della fama: il protagonista durante una missione si trova accidentalmente circondato dai giornalisti, e mentre sulle prime gode della propria popolarità, con l’andare del tempo questa gli si rivolge contro. Hellboy infatti viene via via messo in discussione fino a essere considerato una minaccia, in quanto l’opinione pubblica è spaventata da ciò che non conosce e non comprende, tanto che in televisione si discute persino sull’unione tra lui e Liz Sherman, considerata intraspecie e ostacolo al matrimonio tradizionale.

Significativo che, mentre è mostrato questo dibattito, la stessa Liz gli chieda perché ha bisogno di piacere a tutti, mentre un altro schermo si vede un film in bianco e nero di Frankenstein. E proprio le controversie su di lui, insieme a una voglia di normalità, portano l’eroe a decidere di ritirarsi alla fine della pellicola, e con lui tutta la sua squadra.

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