Il giorno che Buffalo Bill venne a Bologna: quando l’Emilia contadina incontrò il Selvaggio West, tra semplice intrattenimento e americanizzazione del mondo. Tutte le citazioni sono tratte dalla canzone di Francesco De Gregori Buffalo Bill, dell’omonimo album, pubblicato nel 1976 dalla RCA italiana.
BUFFALO BILL CODY, CENNI BIOGRAFICI
del dio che progetta la frontiera e costriusce la ferrovia.
IL WILD WEST SHOW
William F. “Buffalo Bill” Cody fonda il Wild West Show il 19 maggio 1883 a Omaha, in Nebraska, insieme al dentista e tiratore scelto W.F. Carver, col sottotilo di “Rocky Mountain and Prairie Exhibition”. Pur portata al successo da William F. “Buffalo Bill” Cody e W.F. Carver, l’idea di uno show itinerante sul West o che presentasse caratteri “esotici” non era del tutto nuova: nel XVI sec. una compagnia itinerante composta da cinquanta indiani brasiliani si sarebbe esibita a Rouen e gli spettacoli con cavalli e altri animali esotici erano abbastanza comuni in America dopo il XVIII sec., ad esempio ricordiamo il “Grand Buffalo Hunt” di Wild Bill Hickok, a cui presero parte numerosi indiani e cowboy. Lo stesso Buffalo Bill reciterà per anni in show minori insieme a pistoleri, indiani, personaggi della frontiera e cavalli. Il talento di Cody fu quello di saper far confluire in uno show maggiore tutta la sua esperienza pregressa di uomo della frontiera e di spettacolo e il saper approntare, novità assoluta questa, un’efficace campagna pubblicitaria. La differenza più rilevante fu l’abbandono del carattere episodico degli spettacoli precedenti in favore di una struttura narrativa riconoscibile: numeri come quello del Pony Express, del vagone del treno e dell’assalto alla diligenza ricreavano eventi specifici e ben conosciuti dal pubblico, che vi si poteva immedesimare. Anche le esibizioni apparentemente a sè stanti, come il tiro al bersaglio e le galoppate acrobatiche, erano sempre inserite e contestualizzate all’interno di una storia riguardante la soppravvivenza nella Frontiera. I venti anni successivi il 1883 vedranno una vera e propria fioritura di dozzine di spettacoli in scala ridotta simili al Wild West Show; è la nascita di una industria culturale che trasformandola in mito e spettacolarizzandola, nutrita di personaggi leggendari come il capo indiano Nuvola Rossa e la tiratrice Annie “piccolo colpo sicuro” Oakley, diffonderà l’idea della Frontiera in tutta America, in Europa e poi, grazie al cinema, nel mondo.
BUFFALO BILL A BOLOGNA
La compagnia di Buffalo Bill, più di 800 uomini e 500 cavalli viaggianti su treni speciali, ritorna a Bologna ai Prati di Caprara per un grandioso spettacolo, che rievoca la conquista del West. Partecipano tra l’altro numerosi pellerossa autentici, vestiti con i loro costumi tradizionali, che inscenano finte battaglie e assalti alla diligenza, suscitando però qualche dubbio (“Css’a ciaparan laur le al mais, par fer j’omen selvagg?” ossia “Quanto gli daranno al mese per fare i selvaggi?”). Il colonnello Cody, alias Buffalo Bill, era già stato a Bologna nel 1890 all’ippodromo Zappoli. In quella occasione i bolognesi avevano avuto la possibilità di assaggiare, per la prima volta, i pop corn.
I vari resoconti aggiungono poco o nulla a questa breve testimonianza, ma per fortuna abbiamo sempre la fantasia, proviamo a immaginare: i Prati di Caprara quando erano davvero prati, senza alberi, sterpaglie e costruzioni, la compagnia che arriva e pianta il campo, i cuochi che chiamano per il rancio, le famiglie degli indiani coi papoose fasciati al petto, Alce nero e Nuvola Rossa, le tribune di legno con le banderuole, i copricapi pennuti degli indiani, le frange dei cappelli da cowboy, i nitriti dei cavalli al galoppo, il fumo degli spari e i duelli al coltello…e tutto intorno cinnazzi, venditori di pocorn e brustulini, qualche giovane elegante con la giacchetta e i pantaloni di tela bianca tra i contadini dalle mani dure e le facce aspre, tutti ad assistere alla nascita della globalizzazione, sospesi veramente, per qualche ora, tra la via Emilia e il West.
Speriamo di supplire alla scarsità delle testimonianze scritte con la seguente documentazione fotografica (ci scusiamo per la qualità di alcune immagini):
FONTI
G. Barnabei, La Montagnola, storia di popolo, Bologna, Pàtron Editore, 1986
T.Costa, Bologna ‘900, vita di un secolo, Bologna, Studio Costa, 2008
F. Cristofori, Bologna, Bologna, Edizioni Alfa Bologna
http://collezioni.genusbononiae.it/products/dettaglio/13801
http://www.miabologna.it/FOTO_EPOCA/divertimenti.htm






















