Il giorno che Buffalo Bill venne a Bologna: quando l’Emilia contadina incontrò il Selvaggio West, tra semplice intrattenimento e americanizzazione del mondo. Tutte le citazioni sono tratte dalla canzone di Francesco De Gregori Buffalo Bill, dell’omonimo album, pubblicato nel 1976 dalla RCA italiana.

La copertina dell’album “Buffalo Bill”. La ragazza è un particolare del ritratto “Aiming to Please (I Shot Him in the Excitement)” del pittore Gillette A. Elvgren (Saint Paul, 15 marzo 1914 – Siesta Key, 29 febbraio 1980), pubblicato nel 1946.

BUFFALO BILL CODY, CENNI BIOGRAFICI

Il paese era molto giovane, i soldati a cavallo era la sua difesa.
Il verde brillante della prateria dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio,
  del dio che progetta la frontiera e costriusce la ferrovia.

 

Buffalo Bill nasce William Frederick Cody il 26 febbraio 1846 in una fattoria a Le Claire, nella contea di Scott, stato di Iowa. In seguito alla morte del fratello maggiore, la sua famiglia si trasferisce nel Kansas, dove però è vittima di un pesante clima persecutorio a causa delle posizioni anti-schiaviste del padre, che morì nel 1857 per complicazioni in seguito a un colpo di pugnale ricevuto dopo aver tenuto un discorso in cui sosteneva le proprie posizioni. A quattordici anni serve come pony express da St Joseph, Missouri, a Sacramento, California, percorrendo ad ogni viaggio, della durata di 25 giorni, 3150 chilometri. Dopo la morte della madre e un periodo trascorso come guida nella guerriglia contro gli Indiani del 1861, si arruola, nel 1863, nel 9° reggimento di cavalleria, prendendo parte alla Guerra di Secessione nei ranghi dell’Unione. Durante una sosta al campo militare di St. Louis conosce l’italo-americana Louisa Frederici, che diventa sua moglie nel 1866 e dalla quale ha quattro figli (per i lettori di Tex Willer: al primogenito sarà dato il nome di Kit Carson). Dopo la fine della guerra, William Cody venne impiegato come guida civile dall’esercito statunitense e dalla Pacific Railway. É in questo periodo che Cody diventa Buffalo Bill, dopo aver vinto una gara di caccia al bisonte con William Comstock, a cui apparteneva in precedenza il famoso soprannome. Sembra, inoltre, che fra il 1868 ed il 1872, per rifornire di carne gli operai addetti alla costruzione della ferrovia, abbia ucciso circa 4.000 bisonti. Nel 1872, anno in cui è eletto deputato del Nebraska, vince il famoso duello al coltello contro il capo indiano Mano Gialla con una mano legata a un palo secondo l’uso indiano, nella battaglia di Indian Creek. L’anno dopo, quando è ormai una leggenda vivente della frontiera, Ned Buntline, uno scrittore popolare che aveva scritto diversi racconti sulle sue imprese (vere o di fantasia che fossero), gli chiede di interpretare una versione teatrale delle sue novelle. Cody Accetta di fare l’attore per undici stagioni consecutive. Nel 1883 termina la sua carriera di attore e comincia quella di impresario: è in quest’anno infatti che fonda il Buffalo Bill Wild West Show, con cui terrà spettacoli in Europa e nel mondo. Tiene spettacoli anche in alcune città italiane, tra cui Torino, Genova, Alessandria, Trieste, Udine, Milano, Bergamo, Brescia e Roma, dove l’8 marzo 1890 perde la celebre sfida nella doma di puledri contro i butteri dell’Agro Pontino capitanati dal cisternese Augusto Imperiali (anche se Cody non riconosce la sconfitta, accusando i butteri, non sappiamo quanto fondatamente, di aver barato). Nel 1890, ormai affermato showman di fama internazionale, partecipa ancora per l’ultima volta, col grado di colonnello, alle operazioni militari contro i Sioux che aveva già combattuto nel 1876. Nel 1906 ritorna ad esibirsi in Italia, fermandosi tra le altre città a Torino: in quell’occasione il conte Eugenio Veritas, cantastorie cieco, autore della celebre canzone popolare piemontese Buffalo Bill a Torino. Muore nove anni dopo all’età di settantun anni. Viene seppellito su sua richiesta sulla Lookout Mountain in Colorado, ad est della città di Denver.

 

IL WILD WEST SHOW

William F. “Buffalo Bill” Cody fonda il Wild West Show il 19 maggio 1883 a Omaha, in Nebraska, insieme al dentista e tiratore scelto W.F. Carver, col sottotilo di “Rocky Mountain and Prairie Exhibition”. Pur portata al successo da William F. “Buffalo Bill” Cody e W.F. Carver, l’idea di uno show itinerante sul West o che presentasse caratteri “esotici” non era del tutto nuova: nel XVI sec. una compagnia itinerante composta da cinquanta indiani brasiliani si sarebbe esibita a Rouen e gli spettacoli con cavalli e altri animali esotici erano abbastanza comuni in America dopo il XVIII sec., ad esempio ricordiamo il “Grand Buffalo Hunt” di Wild Bill Hickok, a cui presero parte numerosi indiani e cowboy. Lo stesso Buffalo Bill reciterà per anni in show minori insieme a pistoleri, indiani, personaggi della frontiera e cavalli. Il talento di Cody fu quello di saper far confluire in uno show maggiore tutta la sua esperienza pregressa di uomo della frontiera e di spettacolo e il saper approntare, novità assoluta questa, un’efficace campagna pubblicitaria. La differenza più rilevante fu l’abbandono del carattere episodico degli spettacoli precedenti in favore di una struttura narrativa riconoscibile: numeri come quello del Pony Express, del vagone del treno e dell’assalto alla diligenza ricreavano eventi specifici e ben conosciuti dal pubblico, che vi si poteva immedesimare. Anche le esibizioni apparentemente a sè stanti, come il tiro al bersaglio e le galoppate acrobatiche, erano sempre inserite e contestualizzate all’interno di una storia riguardante la soppravvivenza nella Frontiera. I venti anni successivi il 1883 vedranno una vera e propria fioritura di dozzine di spettacoli in scala ridotta simili al Wild West Show; è la nascita di una industria culturale che trasformandola in mito e spettacolarizzandola, nutrita di personaggi leggendari come il capo indiano Nuvola Rossa e la tiratrice Annie “piccolo colpo sicuro” Oakley, diffonderà l’idea della Frontiera in tutta America, in Europa e poi, grazie al cinema, nel mondo.

 

BUFFALO BILL A BOLOGNA

Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi,
la locomotiva ha la strada segnata,
il bufalo può scartare di lato e cadere…

 

Buffalo Bill passa per Bologna due volte, la prima nel 1890 all’Ippodromo Zappoli, la seconda nel 1906 ai Prati di Caprara. La documentazione che abbiamo trovato a proposito dei due eventi è così approssimata, scarna e vaga, che tanto vale riportare le poche righe che il sito della biblioteca salaborsa dedica allo spettacolo del 1906:

 

La compagnia di Buffalo Bill, più di 800 uomini e 500 cavalli viaggianti su treni speciali, ritorna a Bologna ai Prati di Caprara per un grandioso spettacolo, che rievoca la conquista del West. Partecipano tra l’altro numerosi pellerossa autentici, vestiti con i loro costumi tradizionali, che inscenano finte battaglie e assalti alla diligenza, suscitando però qualche dubbio (“Css’a ciaparan laur le al mais, par fer j’omen selvagg?” ossia “Quanto gli daranno al mese per fare i selvaggi?”). Il colonnello Cody, alias Buffalo Bill, era già stato a Bologna nel 1890 all’ippodromo Zappoli. In quella occasione i bolognesi avevano avuto la possibilità di assaggiare, per la prima volta, i pop corn.

I vari resoconti aggiungono poco o nulla a questa breve testimonianza, ma per fortuna abbiamo sempre la fantasia, proviamo a immaginare: i Prati di Caprara quando erano davvero prati, senza alberi, sterpaglie e costruzioni, la compagnia che arriva e pianta il campo, i cuochi che chiamano per il rancio, le famiglie degli indiani coi papoose fasciati al petto, Alce nero e Nuvola Rossa, le tribune di legno con le banderuole, i copricapi pennuti degli indiani, le frange dei cappelli da cowboy, i nitriti dei cavalli al galoppo, il fumo degli spari e i duelli al coltello…e tutto intorno cinnazzi, venditori di pocorn e brustulini, qualche giovane elegante con la giacchetta e i pantaloni di tela bianca tra i contadini dalle mani dure e le facce aspre, tutti ad assistere alla nascita della globalizzazione, sospesi veramente, per qualche ora, tra la via Emilia e il West.

Speriamo di supplire alla scarsità delle testimonianze scritte con la seguente documentazione fotografica (ci scusiamo per la qualità di alcune immagini):

Bologna, Prati di Caprara: il circo di Buffalo Bill

 

Bologna, Prati di Caprara: indiani a cavallo

 

Bologna, ippodromo Zappoli. Esibizione di indiani

 

Buffalo Bill all’ippodromo Zappoli

 

FONTI

G. Barnabei, La Montagnola, storia di popolo, Bologna, Pàtron Editore, 1986

T.Costa, Bologna ‘900, vita di un secolo, Bologna, Studio Costa, 2008

F. Cristofori, Bologna, Bologna, Edizioni Alfa Bologna

http://collezioni.genusbononiae.it/products/dettaglio/13801

http://www.miabologna.it/FOTO_EPOCA/divertimenti.htm

 

 

 

 

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