Lavorare a Bologna e, contemporaneamente, studiare, è una necessità per molti dei giovani frequentanti dell’Alma Mater Studiorum. Quali sono i pregi e i difetti di questa vita?

Secondo l’art. 10 dello statuto dei lavoratori, il lavoratore studente ha il diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti perché gli sia possibile sostenere gli esami; allo stesso tempo, il datore può richiedere permessi che dimostrino la presenza agli stessi.

Lavorare e studiare: ciascuno richiede impegno e tempo, è possibile una conciliazione simultanea? Nonostante il numero degli studenti universitari lavoratori sia diminuito rispetto agli anni precedenti ( eurostudent.it ), motivato dall’aumento delle ore di lezione e dagli effetti della crisi, permane una minoranza che sceglie un lavoro principalmente part-time durante il percorso universitario.

Restringiamo il cerchio e concentriamoci sugli studenti dell’università di Bologna; in tanti tra di voi hanno lavorato per brevi periodi o per un tempo prolungato, al fine di potersi permettere la vita da fuori sede, in sede o pendolare: insomma, la vita da universitario.

Personalmente ho attuato la mia esperienza da lavoratrice e studentessa nella stagione estiva, nell’ambito della ristorazione nel litorale romagnolo. Paradossalmente, ho conosciuto più bolognesi nella spiaggia romagnola, che nella stessa Bologna.

Lavorare è stancante e stressante, ma allo stesso tempo gratificante e costruttivo; una continua prova con sé stessi, specialmente se l’ambito lavorativo non coincide con quello per cui si sta studiando.

Ogni lavoro è talmente differente l’uno dall’altro, che sarebbe quasi impossibile stilare un’analisi comparativa tra quelli sperimentati tra tutti voi universitari; differenze che aumentano se si dovesse tener conto anche del luogo e della città, del datore e dei colleghi.

Vi è mai capitato di scoprire una qualità appresa nell’ambito lavorativo e che questa vi sia risultata utile anche in quello dello studio? Mi spiego meglio: lavorare in un ristorante offre la possibilità del contatto diretto con una miriade di personalità diverse, ciò implica l’abitudine ad intraprendere discorsi di relative sfumature di interesse con un qualsiasi tipo di interlocutore.                                                                                                        L’abitudine di tale approccio ha degli effetti non trascurabili durante un esame orale, sia per i più timidi che per gli estroversi, per cui subentra la grazia della retorica e il controllo delle emozioni.

Come ogni impegno, lavorare richiede dei sacrifici: tempo e stanchezza detengono il primato. Se poi lo si pone accanto al compito primario di un universitario, studiare, si ottiene l’accavallamento di due importanti responsabilità.

Dunque vi chiediamo di raccontarci le vostre esperienze, che siano passate o in atto, di sfogare le vostre perplessità e dare vita alle vostre opinioni, perché chi si trovi nella vostra simile situazione possa riconoscersi o perché leggendo, possa trarne dei consigli. Pubblicheremo, se vorrete, le vostre esperienze dal momento che ciascuna è utile.

Non dimenticate l’art. 10 dello statuto dei lavoratori: lavorare e studiare sono un diritto.                                                                                                                           Il rapporto con il lavoro condiziona spesso il tempo dello studio, a seconda che sia in regola o meno e che sia part o full time; se lo ritenete necessario, avete la possibilità di rivolgervi al datore di lavoro.                                                                                                    Tale possibilità consiste in agevolazioni e permessi, laddove la si considera opportuna, perché si ottenga un esito positivo da ambedue le parti.

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