I Pezzi dei Piccoli Paradossali

Tutto resta. Anche le parole che scriviamo, pubblichiamo, o appuntiamo su fogli volanti restano, non scappano, non spariscono. Restano, restano in un modo più reale di noi, parallelo alle nostre paranoie, fissazioni od ossessioni. Il mondo più reale: il mondo degli oggetti. Ed è per questo che il nostro secondo tema, la seconda tappa del nostro viaggio è “Oggetti vecchi”.12669458_783892421714948_2912478770169044680_n

Gli oggetti comunicano, ci raccontano le loro storie, a volte persi, a volte dimenticati, ma sempre presenti. Gli oggetti lasciano a noi le spiegazioni, esistono e basta, nell’intimità di loro stessi, lasciandosi sballottare tra una mano e l’altra, tra una vita e l’altra. Non crescendo, fanno crescere tutto ciò che li circonda. Ed è lì che si vuole focalizzare la nostra attenzione, negli spazi occupati da loro ma anche quelli vuoti lasciati tra di essi.

Anche Nabokov, nel suo libro Le cose trasparenti, lascia una interessante riflessione sul “mondo degli oggetti”: le cose sono trasparenti perché attraverso loro «balena il passato».  La loro storia contamina il presente, lasciandoci navigare sempre più in profondità e facendoci perdere la bussola. Ma il segreto per non andare alla deriva è semplicemente quello di non allontanarsi dalla superficie, di rimanere da spettatori, in silenzio, e lasciare che la loro voce copra la nostra.

 

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Trovarti a terra
Senza alcuna utilità
Perso nel mondo
Dimenticato dal tuo padrone
Tu, servo
A disposizione delle mani di tutti
Te ne stai li, immobile
Con la speranza che nessuno ti raccolga
Perché infondo stai
Non bene, non male ma ovunque
E anche se ti portassero in un altro loco
O qualcuno ti facesse suo
A te non importerebbe
Non sai affezionarti a nessuno
Sei cinico, spietato, impassibile
Ma non sai prendere decisioni
Dipendi dal senso che ti danno gli altri
Ed è per questo che sei servo
Della mente, delle mani, degli occhi
Che se non ti pensassimo nel posto dove sei
Saresti perduto
Che se non ti creassimo con le nostre mani
Saresti innato
Che se non ti potessimo vedere coi nostri occhi
Saresti Dio
Semplicemente un oggetto smarrito

 P.T.                                                                                                                    ************

 

 

 

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Dentro uno scontro

Ci fu un grande tuono
Gli occhi fece lacrimare
La bocca in smorfie storcere
E gli arti contorcere.
Ci fu di scatole uno scontro.
Le conserva una dimora,
Accatastate,
Senza tetto, né fondamenta.
Tutto è andato in pezzi.
Scatole stracolme e vuote,
La rabbia alla destra del cuore
Alla sinistra un po’ di rancore
E giù nel fondo dei piedi
Un po’ di malinconia,
Per il filo
Del discorso che le lega
Perso, in un momento.
Ci fu un grande scontro dentro.
Calda dimora,
Calda ed animata,
Di fremiti
Che incatenano in scatole,
I vecchi oggetti
A scorrere incapaci.
Ci fu un grande scontro
E le scatole si aprirono
Tutte nello stesso momento.

 F.F.

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Gli scartafacci accatastati
Ai bordi della scrivania,
Non sussurrano
Che frasi dimesse.

E la foto di noi due
Infradiciata di ricordi,
Muta è rimasta,
Abbacchiata alla mensola.

Poco sopra è posto
il vecchio specchio;
Ed io fisso,
Il relitto, quello vero,
É nel riflesso.

P.B.

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Credevi male
quando mi dicevi
che era troppo, per me.
La porta, chiusa.
Le lenzuola sfatte.
Il fumo che ancora usciva
dalla cicca
di fianco alla finestra.
La sedia, piena di
vestiti e buone intenzioni
lasciati a riposare.
I pacchetti di tabacco
ancora scarabocchiati
ma vuoti.
La sveglia che,
ticchettando, ci pregava
di svegliarci.
E alla fine tu,
che non ti eri accorto
di essere già stato oggetto
come tutti gli altri.
O come nessun altro?

S.D.

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Mi servono.
Li indosso, pesano.
Vedo un mondo all’indietro,
sconsolato un cappotto verde.
Se solo lo ritrovassi
riavrei quell’abbraccio.

Misuro le ore, i minuti:
sigarette come lancette.
Il rumore pallido del fumo
scandisce le mie parole,
abili ghirigori, scarabocchi bellissimi.
Le trovo stupide, logore,
ma almeno le trovo.
Invece io mi cerco:
continuamente dissemino oggetti.
Li nascondo abilmente,
così da ritrovarli.
Eccomi, eccomi di nuovo:
in questa mia ricerca
non mi basto ancora.

Cappotto verde scuro,
perché non ti trovo?
Scalpito impaziente.
Appendo i miei sospiri
alla testata del letto.
Apro e chiudo bauli
e quel verde manca sempre.
Cerco di riempirmi con la tua essenza,
e scopro lentamente la tua assenza.

B.G.

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Mi pesi.
Dunque.
Permetti.
Scadute.
Visioni.
Leggera libidine.
Ecco.
Tutto.
Troppo.
Così potente.
Una caffettiera.
Consumata.
Agitazione.
Cosce.
Pianti.
Sigarette.
Tabacco secco.
Pianti.
Vino.
Un bicchiere.
Tremolii.
Bottiglie d’assenza previste.
Pesanti.
Viene a meno il pensarti.
Mi pesi.
Dunque.
Permetti.
Dall’alto di occhi piangenti.
L’immensa verità.
Di cieli sereni.
Mi spoglio di te.
Che annusi.
Mescolando .
Rami permanenti.
Avvolti di luridi ricordi.

T.C.

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Fotografie: Tsehay Casarini , Paolo Bruini

Disegno: Paulo Henrique Theodorovitcz

Quadri: Tsehay Casarini

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