I Pezzi dei Piccoli Paradossali

 

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habitat: (fig.) Insieme di condizioni che formano un ambiente congeniale ai gusti e alla disposizione mentale di qualcuno.

E’ un concetto davvero troppo interessante per lasciarlo perdere. Molte volte ci si dimentica del proprio lato antico, quello animalesco. Anche se non ce ne si accorge mai i suoni, gli odori, i gesti impercettibili che percepiamo dagli altri condizionano il nostro modo di vivere molto più profondamente di quello che pensiamo. Anche l’habitat è unico: è quel luogo, reale o immaginario, in cui le orecchie si appiattiscono, i muscoli del collo si rilassano e la gola smette di ringhiare. Ed è anche il tema di questa uscita.

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Impianti scordanti.
D’erba ballerina.
Labbra poggiate.
Su fragili punti.
Ninna nanna.
Ninna nanna.
Nuda.
Nuda.
Di corpo.
Nuda.
Di mente.
Spoglia.
D’abiti.
Tutto lacrimavo.
Messa in evidenza.
Da mute parole.
Cade una mano.
Tutto si estende.
Cade l’occhio.
Che avido.
Tutto si prende.
Stesa sul rosso.
Nero pensavo.
Della vista incerta.
Di certe sere.
Ninna nanna.
Ninna nanna.

Z.F.

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Distese di lamiere
che muovono
veloci
ticchettando
i grilli.

Il frusciare mite
della sera
accompagna il lusso
della noia.

Le figure
vecchie di milioni di anni
passano, lasciandoci
in questo calmo
ribollire di sconosciuti.

S.D.

 

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Caldo tepore in questa cima.
La neve incrocia il sentiero, vortica;
i suoi cristalli
-confusi cavalli in fuga-
danzano.

Docili passeri bianchi in tormento,
orme nel gelo,
lucide lame in nebbiosa foschìa.
Alberi opachi cadono, curvi
ed i confini vibrano sparendo.
La pioggia ne è amante con il suo fragore,
la danza ripete, e tu
-plumbea dama-
porti silenzio.

P.B.

Fotografia: Marika Caliumi, Leonardo Bonato

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