I Pezzi dei Piccoli Paradossali

In ritardo possiamo dire di aver fatto un sacco di cose. Dopo, col senno di poi. Dopo che lo spettacolo è finito, il sipario è calato e tutti gli spettatori sono tornati a casa. Infatti il ritardo alla fine è fatto così: è attesa e aspettative.

Ne Le ore,  di Michael Cunningham, Clarissa, uno dei personaggi principali, sostiene che l’aspettativa non è il preludio della felicità, bensì la felicità stessa. F1050018Questa settimana vi proponiamo “Il Ritardo” perchè il ritardo è simile all’aspettativa: le azioni che procrastini e che posponi sono ancora intonse, non ancora intaccate dalla realtà. E ti sembra che sia meglio così, perchè l’idea di quello che sta per succedere è sempre più autentica, più tua.

Attendere è un altro modo di affermarsi, è un altro tentativo per abituarsi all’ordine naturale delle cose che mai va come ti aspetti, in modo negativo ma anche positivo. Quindi, la prossima volta, ricordiamoci tutti che essere in ritardo è un’arte (non nel senso stretto), e che se poi le cose si fanno comunque, vuole dire che si vogliono fare davvero.

img070 (FILEminimizer)

Un bicchiere ricolmo
senza fondo,
per dodici ore
in quella camera.

Nel parcheggio costellato
di luci artificiali; quell’attesa
è un vuoto sordo,
è passo di ladro,
non oro per poveri.
Qui ancora credo che
aspettarti sia peggio.

P.B.

img069Io aspetto sai
Inesorabilmente
Una risposta
Da molte lune
Che nel cosmo
Fan pensare
Al nostro mai
Dettato dal mio
Orribile indugio
Nell’entrare
Nelle vostre vite
Come mobilio
Di pessimo gusto
Arredo lo spleen
Dei pomeriggi
Buttati assieme
E mi rincuora
Il tedioso ritardo
Di questa corrispondenza
Perché già so
Che a una sola voce
È il canto del gallo
La mattina
Nei solinghi risvegli.

P.H.T.

 

img068 (FILEminimizer)

Lascio spesso
piccole fessure di volontà;
recidive,
che camminano
oltrepassando le colonne
di ciò che è stato,
di ciò che è passato,
sbirciando dallo spioncino.

E io, senza remore,
stesa sul materasso
di fili che devo ancora perdere,
mi accorgo che,
girando per la città,
avrei potuto bussare a qualche porta in più,
e avrei potuto chiuderne
molte di meno.

S.D.

F1070018

Tempo.
2:43.
Notte.
Dolori.
3:15.
sveglia.
Tempo.
Tempo.
Tempo.
L’energia per amarti era talmente infinita che ho smesso di pensarmi.
Di volermi.
Ora.
Uno.
Di giorno eterno.
Uno.
Di solitudine corpo.
Uno.
È di miscele d’amore.
Ora.
Resti.
Ora.
Vado.
Ora.
3:43.
Restiamo?

Z.F.

Illustrazioni: Paulo Henrique Theodorovicz, Sintomo

Fotografia: Leonardo Bonato

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.