Squadra che vince non si cambia. Ma vince?
Modificati i requisiti di accesso per la LM 14 in Italianistica.

Nelle ultime settimane del mese di marzo, tramite ordinanza ministeriale, sono stati cambiati i requisiti per accedere al corso di laurea magistrale in Italianistica (classe di corso LM-14), da tempo gettonata prospettiva curricolare dei neolaureati presso la scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Alma Mater di Bologna.

Fino all’A.A. 2017/2018 infatti, era sufficiente aver conseguito la laurea triennale con un voto uguale o superiore a 95/110, dall’A.A. 2018/2019, invece, sarà necessario un voto uguale o superiore a 100/110, oltre ad una prova d’accesso sulle competenze acquisite durante gli studi.

I neolaureati della sessione di marzo 2018 non tardano a farsi sentire. Perché, nonostante abbiano conseguito la laurea triennale in Lettere e Beni Culturali quest’anno (2018), risultano in corso rispetto all’A.A. 2017/18, lo stesso dei loro colleghi a cui “è bastato” un 95 per accedere alla magistrale a settembre 2017.

Il problema del cambio di requisiti prende tutti in contropiede. Conseguita la laurea triennale il mese scorso, molti studenti non hanno più la possibilità di modificare la loro carriera universitaria e, soprattutto, il voto finale. Molti, con voti che vanno dal 95 al 99, vedono sfumare la possibilità di continuare gli studi per un solo ed unico requisito.

Perché? Cosa è cambiato?

La comunità studentesca bolognese, storicamente sensibile riguardo questioni di questa tipologia e non solo, interroga il Magnifico Rettore Francesco Ubertini e anche il coordinatore del corso di laurea magistrale Gino Ruozzi, schieratosi contro ab initium.

Il Rettore risponde che la causa di questa scrematura è determinata da una carenza di docenti attivi a sostenere il corso di laurea rispetto al numero di iscritti. Sospira una soluzione e ricorda che anche nella facoltà di Ingegneria, nel 2013, le associazioni universitarie si scagliarono contro il numero chiuso e il voto minimo di accesso per la magistrale del corso di Ingegneria Gestionale.

Allora un docente, il fondatore del corso Arrigo Pareschi, si dichiarò contrario a queste norme, sostenendo: “Porta a gravi limitazioni della libertà di scelta degli studenti (potenziali e già in corso) dei corsi di laurea triennale e magistrale.”

Ad aprile 2013, 5 anni fa, diceva: “Per il rispetto dei requisiti minimi di docenza richiesti dal Ministero entro il 2017, la strada maestra era quella di prendere l’impegno di destinare le prossime, seppure limitate, risorse di docenza ai corsi di studio in difficoltà, dopo averne verificata la perdurante validità culturale e professionale per il territorio e la realtà produttiva.”

Gli studenti coinvolti hanno ottenuto un confronto con diversi docenti, per raccoglierne i pareri e per chiedere aiuto su un tema che li tocca profondamente, oltre lo studio: il futuro. Gli ultimi aggiornamenti, infatti, auspicano ad una soluzione: solo per coloro laureatisi a marzo 2018, il requisito del voto ritorna quello precedente (95/100), ma dovranno comunque sostenere il test di ammissione.

Intanto sui social compaiono post di sfogo, commenti solidali, petizioni e gruppi ad hoc  per la vicenda; ma la dicitura della pagina web informativa sui requisiti di accesso del corso rimane invariata.

IL SAPERE DOVREBBE ESSERE ACCESSIBILE A TUTTI, QUALSIASI DISCRIMINE POTREBBE RISULTARE DELETERIO.

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