RIFIUTATI DALLA SORTE E DAGLI UOMINI, di Vieri Brini ed Emanuele Policante

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“Rifiutati dalla sorte e dagli uomini”

Rifiutati dalla sorte e dagli uomini è il titolo del docufilm (della durata di 70 minuti) di Vieri Brini ed Emanuele Policante. Questo film, il cui tema si sposa bene con il genere del documentario, affronta il misterioso e pericoloso problema della dipendenza da gioco d’azzardo. Da qualche anno è stato coniato il termine GAP, l’acronimo di “gioco d’azzardo patologico”, che delinea il profilo di una malattia. Dopo aver studiato dei pazienti affetti, sorprendentemente risultano in questi le stesse emozioni di un tossicodipendente.

Ci troviamo a Biella, un piccolo paese del torinese, lungo le cui strade vi sono diversi esercizi commerciali nei quali sono presenti le macchine VLT, e sale slot con i vetri oscurati e gli slogan tentatori e colorati. Al servizio degli spettatori ci sono diversi esperti della patologia del gioco d’azzardo e di matematica. Uno di questi è Mauro Croce, uno psicologo che racconta in modo dettagliato cosa accade nella mente di un uomo quando questo si trasforma in un giocatore d’azzardo. La patologia del gioco compulsivo è dovuta anche a delle tecniche subdole installate nelle macchine da coloro che se ne occupano. Ad esempio, spesso e volentieri, il giocatore si trova di fronte una quasi combinazione vincente; ciò significa che sullo schermo ci saranno presenti 3 simboli uguali ed uno diverso e, allo stesso tempo, nella colonna del simbolo diverso (sopra o sotto), vi sarà in bella vista il simbolo uguale ai 3 presenti nella riga principale. Questo induce il giocatore a credere di poter continuare a tentare poiché la vincita è sfumata per poco. Quasi fosse un meccanismo che gioca sul rimpianto, è impossibile fermarsi.

Due esperti di matematica del gioco d’azzardo, Diego Rizzuto e Paolo Canova, presentano in modo molto chiaro delle statistiche nelle quali è evidenziato come le probabilità di vincita per un solo giocatore sono “direttamente proporzionali” alla quantità di gioco: per vincere e, quindi, per scoprire tutte le possibili combinazioni della macchina, bisognerebbe giocare 8 ore al giorno consecutive per un arco di tempo spropositato, che come unità minima ha l’anno. Un giocatore è portato a credere di poter vincere, prima o poi, perché effettivamente qualcuno vince davvero. Diego e Paolo evidenziano come, nelle ricevitorie, nelle sale scommesse e nelle slot, il commerciante sia ovviamente portato a esibire tramite vetrina la vincita presso il proprio stabile, ma non tutte le perdite che sono nettamente e spropositatamente superiori.

Maurizio Fiasco, un sociologo specializzato in ricerca e formazione in tema di sicurezza pubblica, attraverso un excursus temporale e sociale, spiega in che modo, nel corso degli anni, sia nata questa patologia e in che modo vi ha contribuito il governo italiano e il Monopolio di Stato. Ci troviamo da diversi anni nella condizione spiacevole in cui le sale slot e le macchine VLT hanno il permesso di presenziare in ogni genere di esercizio commerciale, come il bar sotto casa, il tabacchino, gli alberghi, i circoli privati ecc. Addirittura, come ci ha fatto notare l’assessore alla sicurezza, giovani e legalità del comune di Bologna Nadia Monti, un imprenditore che vuole aprire una sala slot in uno stabile pubblico (di proprietà del comune, quindi), è dispensato dal portare le relative documentazioni al comune dove tale locale è sito, poiché il Monopolio di Stato gli fornisce tutti gli eventuali permessi affinchè la sala slot apra. Di conseguenza, il fenomeno di cui siamo tutti testimoni, non stupisce che si sia diffuso a macchia d’olio: una macchinetta o una sala slot sono a portata di mano tanto quanto un “gratta e vinci”, ennesimo capo espiatorio per un giocatore accanito.

“Rifiutati dalla sorte e dagli uomini”

Molto toccanti sono le testimonianze di un ex giocatore, libero a metà dalla propria patologia, poiché tutt’ora si sente a rischio di ricaduta. Fortunatamente esistono dei gruppi d’aiuto per giocatori d’azzardo nei quali, oltre a cercare di risolvere il proprio problema, si può contare in qualsiasi momento in un aiuto telefonico. Quest’uomo, la cui immagine è sfocata e il cui nome non è presentato per intero, racconta dei momenti in cui ha rischiato di cedere e, tramite una telefonata ad una persona amica, è riuscito a reprimere i propri impulsi. E’ terrificante sentire dal racconto dell’uomo come si diventi giocatori d’azzardo in fretta, senza nemmeno rendersene conto. È un meccanismo diabolico che si insinua nella testa e nelle tasche delle persone, approfittandosi della debolezza umana, del dolore e della speranza. Così come soffrono i giocatori, anche i familiari e gli amici vengono ugualmente colpiti. Annamaria, l’ex moglie di un giocatore d’azzardo, ricorda quanto ha sofferto per stare vicino al marito durante quei tempi bui.

“Rifiutati dalla sorte e dagli uomini”

Consiglio vivamente la visione di questo film a tutti coloro che non conoscono in modo approfondito il problema. Oltre alla musica e ai colori che riprendono esattamente le caratteristiche peculiari delle sale slot, è un documentario che scorre veloce e non risulta pesante e soporifero in nessun tratto. Stiamo parlando di una piaga sociale che colpisce più persone, non solo le dirette interessante, è un problema in cui lo Stato non mette becco perché ne ricava una somma imbarazzante, in cui la sanità pecca perché ne ha riconosciuto la gravità in tarda età. È un problema che dev’essere innanzitutto calibrato tramite la chiusura o la diversa disposizione di macchine VLT e sale slot, ma è anche un problema che dev’essere affrontato senza vergogna e senza alcun tipo di omertà. Credete che le macchinette mangino solo soldi? Cominciano con i soldi, si, ma finiscono logorando gli individui e, in casi purtroppo estremi, portandoli anche a compiere follie come il suicidio. Un paese di giocatori incalliti è un paese che non ha futuro, piuttosto rendiamoci conto del declino silenzioso e passivo al quale stiamo inconsciamente partecipando, che stiamo disperatamente legittimando.

Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera senza il quale questa recensione non sarebbe stata possibile.