Bologna centro, una passeggiata in esterno: dieci luoghi da non perdere

PIAZZA E CHIESA DI SAN FRANCESCO

Basilica di San Francesco, veduta da Piazza Malpighi. Foto di Anna Morana

Basilica di san Francesco, vista da Piazza Malpighi. PH_Anna Morana

Compiuta nel 1236 ad opera dei frati Minori di San Francesco, si tratta di una delle prime chiese gotiche d’Italia. L’imponente facciata ha forme romaniche e gotiche. Notevole il portale marmoreo ornato da marmi con animali simbolici, e guardando in alto, la fila di bacinelle di ceramica del sec. XIII colorate di vari emblemi, scintillanti nelle giornate estive e primaverili. Giusto ricordare al passeggiatore itinerante che l’aspetto odierno del complesso è il risultato di importanti modificazioni estetiche e cambi d’uso. La vista suggestiva dei due campanili (il più basso è il più antico), delle cuspidi smeraldine, delle tombe dei glossatori e degli archi rampanti che oggi possiamo godere da Piazza Malpighi, per esempio, deve il suo aspetto ad Alfonso Rubbiani, che liberò l’abside dal portico secentesco e dalle casupole circostanti, creando all’epoca quello che oggi definiremmo un falso storico. La piazza, piccola e intima, cinta da bassi portici e intonaci caldi, trasmette una rinfrancante sensazione di pace. Il giorno, ci si può sedere sulle panchine del giardino per leggere un libro, non far niente o mangiare il gelato della cremeria San Francesco; la sera si può bere qualcosa al Bar de Marchi e all’Altotasso. Quando il clima lo permette, la piazza si riempie di chitarre, birre a poco prezzo e giovani seduti per terra in vocianti capannelli.

PIAZZA MAGGIORE E PIAZZA DEL NETTUNO

Piazza Maggiore vista da Palazzo d'accursio. Foto di Anna Morana

Piazza Maggiore vista da Palazzo d’Accursio. PH_Anna Morana

Piazza Maggiore è il cuore pulsante della città, il luogo da cui bisogna passare per forza, ovunque stiate andando. È una piazza di media grandezza per una città di media grandezza, in cui lo sguardo non spazia ma si sofferma sui particolari dei palazzi che la circondano, ciascuno dei quali partecipa con le sue peculiarità al compimento architettonico della piazza. San Petronio offre l’imponenza della mole, i suoi marmi bicromi rosa e bianchi e l’incompiutezza della facciata (a cui i bolognesi sono molto affezionati), il Palazzo del Podestà la torre dell’Arengo, il portico ampio e le formelle di arenaria che ne ornano i pilastri, il Palazzo dei Notai i merli e la sua figura di palazzotto medievale, il Palazzo d’Accursio la torre dell’orologio, i finestroni marmorei e la Madonna di Nicolò dell’Arca, il Palazzo dei Banchi la trovata teatrale del Vignola di essere a un tempo facciata e portico di raccordo tra le case pre-esistenti. La piazza riceve luce e spazio da uno slargo che la collega a via Rizzoli, la cosìdetta Piazza del Nettuno, su cui si affacciano il Palazzo Re Enzo e la Sala Borsa. Tra i due palazzi, orientata verso Piazza Maggiore, si trova la la fontana del Nettuno del Gianbologna.

Sarebbe troppo lungo elencare in questa sede tutte le modifiche, i restauri e le demolizioni subite dai palazzi che cingono la piazza e dalla piazza stessa; basterà sapere, a titolo d’esempio, che il Crescentone è del 1934 e che la statua di Vittorio Emanuele II che oggi è ai Giardini Margherita era in Piazza Maggiore.

Si tratta di una piazza anomala, irregolare nelle forme, nella planimetria e negli stili, dove è evidente l’assenza di un progetto comune. Forse non è la piazza più bella d’Italia, ma si respira un’aria vitale di imperfetta armonia e allegrezza diffusa, e la sera, illuminata, con la cupola di Santa Maria della Vita sospesa dietro Palazzo dei Banchi, è molto romantica.

IL QUADRILATERO

Via Pescherie Vecchie nel Quadrilatero. PH_Anna Morana

Se Piazza Maggiore è il cuore di Bologna, il Quadrilatero, costituito dalle case e dalle viuzze tra Via degli Orefici, Via Drapperie, Via Clavature e il Palazzo dei Banchi, ne è sicuramente lo stomaco. Questo è uno dei luoghi con la più alta densità di cibo al mondo. Passate sotto al portico di via Pescherie Vecchie ed eccovi in una enclave medievale di vicoli e antiche botteghe sfuggita per pochi metri (la larghezza di Via Orefici) al piano regolatore, quasi un borghetto a sé. L’offerta gastronomica è sterminata: macellerie, gastronomie, panifici, pescivendoli, banchi di frutta e verdura, enoteche, locali da aperitivo, venditori di granaglie, salsamentieri, pizzerie, bar e baretti nascosti, antiche osterie, caffetterie, vecchi ristoranti cinesi, chioschetti del miele, ma anche fioraie, gioiellerie, calzolai, farmacisti, negozi di saponi e coltelli, librerie, mercati coperti e compianti. Non vogliamo approfondire troppo, perché desideriamo siate voi a scoprire i luoghi che fanno unico questo intrico di vie. La sola raccomandazione che vi facciamo è quella di camminare lentamente con gli occhi e le narici ben aperte.

Da alcuni anni due anime sembrano coesistere nel Quadrilatero, una più tradizionale e popolare (religiosa anche, si vedano il frate e i questuanti all’angolo di Padre Marella) che vive nelle storiche botteghe artigianali di gastronomia e non, derivazione diretta delle congregazioni dei mestieri medievali, e una più moderna e giovane, esplicitamente aperta al turismo, che prende la tradizione gastronomica e ne fa anche intrattenimento sfizioso e non più solo vendita diretta al cliente. Per ora, bisogna dire che le due anime convivono abbastanza pacificamente con reciproco vantaggio, senza troppi élitarismi, eresie o spocchie culinarie. L’unico luogo assolutamente fuori luogo (perdonate il gioco di parole) è la pizzeria Regina Sofia in Via Clavature, sia per estetica che per indirizzo commerciale (per gusto non sappiamo) essendo una pizzeria del franchising Regina Margherita Group.

LE DUE TORRI

Le Due Torri, vista da Via Rizzoli. PH_Anna Morana

Uno dei simboli cittadini per eccellenza, che chiude la prospettiva postuma di via Rizzoli. La torre Asinelli (m. 97 e cm. 20) fu innalzata tra il 1109 e il 1119 dall’omonima famiglia. Ha uno strapiombo verso ovest di 2,23 metri ed è la più alta della città. La rocchetta che ne circonda la base di selenite, con un leone per angolo, fu pensata per ospitare una guarnigione. La Garisenda (m. 48 e cm. 16) fu eretta negli stessi anni dalla famiglia dei Garisendi. Diventò obliqua per un cedimento del terreno mentre si costruiva, così da costringere a bloccare i lavori e demolirne una parte per impedirne il crollo completo. Oggi ha uno strapiombo di ben 3,22 metri. L’aspetto insolito e assolutamente unico delle torri colpisce da secoli l’immaginazione dei viaggiatori, come ad esempio Dante, che ne parla nel canto XXXI dell’Inferno. Anche in questo caso, quello che vediamo non è l’aspetto che il luogo aveva nel Medioevo. Infatti, fino all’attuazione delle demolizioni previste dal piano regolatore del 1889 altre tre torri e case gentilizie sorgevano a pochi metri dalle Due Torri, la torre Garisenda aveva alla sua base una chiesetta e le mancavano le bugne di selenite. Oggi ciò che rimane delle torri, le cupole acquamarina della chiesa di San Bartolomeo, Piazza Ravegnana col Palazzo dei Drappieri, lo scorcio delle Mercanzie e l’imbocco di Strada Maggiore e via Zamboni formano un insieme disomogeneo e mutilato dalle ricostruzioni post-belliche, dove le opere sono come tante goccioline d’olio in un bicchiere d’acqua; accostate le une alle altre e sospese in una specie di dispiegamento orizzontale di epoche e stili senza amalgamarsi. Andateci a tardi notte quando la selenite brilla alla luce dei lampioni.

PIAZZA MINGHETTI

Piazza Minghetti durante la fiera Bologna In Fiore, a settembre. PH_Anna Morana

Creata nel 1893 in seguito all’abbattimento di un’isola di case, è questa degna di passaggio per l’eleganza delle architetture e l’armonia dei suo edifici di fine ottocento – inizio novecento, sino a qualche giorno fa unico luogo della città i cui palazzi fossero liberi da scritte. Ne sono un esempio la candida ariosa imponenza del Palazzo della Cassa di Risparmio (l’unico palazzo marmoreo di Bologna) e il suo ampio portico, le forme neoclassiche di Palazzo Zambeccari, il Palazzo delle Poste del 1912 e Casa Paltrinieri, edificata nel 1928 sulla chiesa romanica di San Silvestro. A pochi metri dalla piazza, in Via de’ Toschi 1, una lapide ricorda il punto in cui sorgeva la casa di Santa Caterina De Vigri, oggi occupato dal Palazzo delle Poste. Al centro della piazza, circondata da aiuole concentriche, grandi magnolie e platani, è il monumento a Marco Minghetti di G. Monteverde. Si tratta di una piazza piccola e raccolta, che non risulta mai soffocante o satura visivamente grazie all’intelligente disposizione degli spazi e all’equilibrio delle parti. É il luogo in cui il rosso della bolognesità si fonde con bianchi sprazzi Mitteleuropei Triestini e Viennesi. In inverno vi si tiene un mercatino di prodotti tipici francesi.

VIA D’AZEGLIO

Imbocco di Via d’Azeglio da Piazza Maggiore. PH_Anna Morana

Via d’Azeglio è una delle vie più conosciute della città. Si divide in due parti, la prima va da Piazza Maggiore a Via Farini e la seconda da Via Farini fino ai viali. La prima parte, più che per le sue architetture, comunque rispettabilissime, è famosa per essere la via del lusso a Bologna (più in passato che ora per la verità). Vi si trovano sartorie, boutique, orologerie e pelletterie, case d’asta, ma anche, come a mitigare (o svilire, a seconda dei punti di vista) questa concentrazione di articoli di lusso, immobiliari, farmacie, gelaterie e (sic sob) youghurterie. Non siamo certo a Milano in Via Montenapoleone. Sulla destra, poco prima di Via Farini, ad angolo con la casa dove viveva Lucio Dalla, si apre inaspettata Piazza dei Celestini, su cui si affacciano l’Archivio di Stato e la Chiesa dei Celestini, dove è (era?) sepolto Nicolò dell’Arca. Superata la bella pensilina liberty in ferro battuto della libreria Mondadori e attraversata Via Farini eccoci nella seconda parte della via, che presenta invece edifici di assoluto rilievo: Palazzo Bevilacqua (nn. 31 e 33), Palazzo Marsigli (n. 48) e Casa Barilli (n.47) tra gli altri.

Palazzo Bevilacqua è uno dei più notevoli della città. Edificato nel 1484, presenta per tutta la sua lunghezza una singolare seduta esterna, una facciata bugnata simile a quella del Palazzo dei Diamanti di Ferrara (purtroppo, essendo in arenaria, molto rovinata) e finissimi ornati alle porte e alle finestre. Sfortunatamente, trovandosi in un tratto di strada molto stretto, non se ne riesce per intero ad abbracciare la bellezza. Palazzo Marsigli, subito dopo, si distingue per un meraviglioso balcone coperto di legno istoriato all’angolo con via Marsili. Casa Barilli, di fronte alla chiesa di San Procolo, possiede invece uno dei portici più caratteristici della città, che colpisce per le sue dimensioni e la sua eleganza in un tratto di via che ne è stranamente privo.

PIAZZA SANTO STEFANO

Piazza Santo Stefano. PH_Anna Morana

Forse la Piazza più bella della città, dalla femminile forma inguinale e la pavimentazione di ciottoli tra cui, in primavera, germoglia l’erba. Vi si affacciano alcuni tra i palazzi più belli e caratteristici di Bologna: Casa Isolani, coi suoi fregi di terracotta alle finestre (sembra ricordino quelle del distrutto Palazzo Bentivoglio) e la sua fila di teste in miniatura del cornicione di stucco, Casa Pasquini con le sue colonne scanalate e Palazzo Salina-Amorini con le sue teste levantine e diaboliche. Il complesso che dà nome alla piazza è quello di Santo Stefano, detto anche delle sette chiese. Anche se oggi ne rimangono solo quattro (il numero si ridusse dopo i restauri del 1880) il complesso monumentale rimane di grande interesse per le memorie religiose e storiche e le opere d’arte che vi si contengono. Entrate e scoprite cosa ha in comune con Gerusalemme. Non è da meno l’esterno, la cui visione è visione vera e propria, che proietta in altra epoca (a patto che la piazza sia sgombra) e rasserena. Di grande fascino i motivi decorativi geometrici in mattoni che caratterizzano le facciate e le figure degli architravi in selenite. I cipressi nel cortile slanciano le basse moli laterizie e invitano alla contemplazione. Ogni seconda domenica del mese, esclusi luglio e agosto, vi ha luogo un pittoresco mercato dell’antiquariato.

VIA SANTO STEFANO

Via Santo Stefano, vista dalla chiesa di San Giuliano. PH_Anna Morana

Per i suoi colori, il suo andamento sinuoso, gli eleganti palazzi e le chiese che vi si affacciano, è sicuramente una delle vie più belle di Bologna. Vale la pena percorrerla a piedi partendo da Piazza Santo Stefano fino alla porta. Sotto i portici che si dilatano, stirano, rimpiccioliscono come di gomma (a Bologna difficilmente si cammina al livello della strada, sempre qualche cosa più in alto) scorre la vita di questa parte di città. Per coglierla nel suo pieno andate la mattina, quando aprono i bar e i negozi e c’è poco traffico, oppure nel tardo pomeriggio, quando la luce colpisce di sbieco le colonne e gioca tra i portici. La via ha trovato il giusto equilibrio tra attività commerciali (negozi di abbigliamento, fiorai, attività artigianali) e ricreative (ristoranti, enoteche, locali) risultando vitale ma non caotica. Elenchiamo alcuni dei punti di maggiore interesse lungo la via: salita coperta a San Giovanni in Monte (n. 27), Palazzo Bonora (n. 30), Teatro del Corso (nn. 31 e 33), Casa Zucchini (n. 36), Palazzo Sanguinetti (n. 43), Casa Pellagri (n. 50), Palazzo Rosselli-Del Turco (n. 63), Palazzo Bosdari (n. 75), SS. Trinità (n. 87), SS. Giuseppe e Teresa (n. 107), Via del Baraccano, S. Giuliano (n. 121). Ovviamente c’è molto di più, queste sono alcune briciole gettate sul sentiero. Se trovate i portoni socchiusi, sporgetevi all’interno per ammirare i giardini e i cortili interni altrimenti invisibili.

PIAZZA CARDUCCI

Casa Carducci nell’omonima Piazza. PH_Anna Morana

Situata alla fine di Via Dante in un contesto di ville signorili novecentesche, giardini privati e case liberty, Piazza Carducci è un’oasi di pace poco frequentata, ai margini dei circuiti turistici. Addossata a un tratto delle antiche mura cittadine, dove un tempo sorgeva la chiesa di S. Maria della Pietà, è oggi la biblioteca e la casa museo Carducci, dove il poeta morì nel 1907. Nel giardino attiguo si trova il monumento marmoreo in suo onore del 1928. Sulla piazza si affacciano alcuni bei palazzi finto medievali di epoca ottocentesca. È il luogo ideale per una placida passeggiata e per gli amanti della poesia.

PIAZZA SAN DOMENICO

Piazza San Domenico d’autunno. PH_Anna Morana

Per bellezza, è seconda solo a Piazza Santo Stefano. È sicuramente una delle piazze più pittoresche della città, per l’aspetto vario degli edifici circostanti, la forma irregolare del selciato e dei profili delle cappelle, le colonne e i sepolcri che la caratterizzano. I due sepolcri a piramide, simili a quelli dei Glossatori in San Francesco, ospitano le spoglie dei Correttori della Compagnia de’ Notai. Il più bello è senza dubbio quello di Rolandino de Passeggeri, sorretto da nove colonne di marmo e coperto da un baldacchino verde brillante. Più modesto, di mattoni smaltati, l’altro di Egidio Foscherari. Sulle due colonne posano un San Domenico e una Madonna del Rosario, entrambi di rame. Inglobata nella piazza è la facciata e i tre quarti della la chiesa di San Domenico, che custodisce importantissime opere d’arte di cui non parleremo. Se c’è silenzio e non c’è traffico, vi si respira un’aria quasi mistica, soprattutto quando vi passeggiano i novizi Domenicani.

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