Bologna, le librerie dentro porta – Parte 4

Come vi avevamo promesso nell’ultimo articolo, dopo aver dovuto ripiegare su via Irnerio, oggi siamo tornati in via Galliera, nel quartiere Porto. Questo sabato vi parliamo di due storiche librerie antiquarie.

Zona n.4: via Galliera

  • Libreria Galliera: via Galliera 15/b
  • Libreria Docet: via Galliera 34/a

LIBRERIA GALLIERA

La libreria Galliera si trova sotto gli archi in cotto della casa Argelati-Tomesani (sec. XV), esattamente di fronte a via De Preti, che divide le inferriate barocche di Palazzo Aldrovandi dal portico squadrato della chiesa di Santa Maria Maggiore. Siamo a pochi metri dal totemico Disco d’oro e dal Bentivolesco Palazzo Felicini, nelle cui si stanze si narra (anche se non si sa bene chi lo narri) Leonardo da Vinci abbia dipinto la Gioconda.

La libreria, insieme a Nanni e Veronese (ora chiusa, N.d.R.) è una delle più antiche della città. Fu aperta come magazzino nel 1929, anche se probabilmente esisteva già prima come cartoleria, dal libraio ambulante Arnaldo Forni (fodatore di numerose altre librerie bolognesi, tra cui la Seab), che risiedeva al piano di sopra. Dal 1937, pur affiancata per un breve periodo da una biblioteca circolante, divenne il suo negozio fisso. Agli inizi degli anni 70′, uno dei primi in Europa, Forni divenne editore e attingendo dal suo vasto fondo libraio cominciò a pubblicare reprint di libri storici, riguardanti soprattutto storia e musica. Alla sua morte, la gestione passò agli eredi fino al 2005. Da allora il negozio, pur rimanendo il punto vendita cittadino della Arnaldo Forni Editore di Sala Bolognese, è condotto dal nuovo gestore Andrea Moneti, Storico dell’Arte, antiquario e archeologo da campo.

Siamo andati a trovarlo in un assolato pomeriggio di un giorno che non ricordiamo più qual è. La vetrina della libreria, dai pannelli dipinti di verde, è accanto al portale monumentale del palazzo che la ospita, inscritta in un elegante cornicione di legno scuro. Sulla soglia, due espositori anch’essi di legno verde. Il negozio è formato da un unica stanza rettangolare di una ventina di metri quadri, resa ancora più piccola, ma non per questo meno accogliente, dai mobili e dagli arredi d’epoca. I toni bruni della mobilia e l’ocra tenue delle pagine, il rosso e il bianco delle coste infondono un senso di pace e calore, come se fossimo in un bozzolo intessuto attorno a una lampadina a incandescenza. Alle pareti sono addossati alti e massicci scaffali ricolmi di libri. Sotto la campata piena di un arco che taglia la stanza in larghezza c’è la scrivania dietro la quale siede Andrea, circondato da cataste e pile di volumi. Locandine, stampe e manifesti colorati pendono dai muri. Al centro del negozio, sul piano inclinato di una cassapanca a cassettoni si stende una spiaggia policroma di copertine.

Mi siedo e cominciamo a parlare: dopo alcuni cenni storici sulla libreria (vedi sopra) arriviamo all’attualità. Ci dice che secondo lui dopo i T-days la zona è peggiorata, e le attività commerciali della vicina via Indipendenza si sono “involgarite”. La clientela è formata per lo più da uno zoccolo duro di vecchi collezionisti, a cui raramente si aggiunge qualcuno di nuovo. L’unica nota positiva è la crescente presenza di turisti stranieri che però, ci confida, hanno lo stesso problema degli italiani, leggono poco e non conoscono la propria lingua (particolare riferimento ai cugini d’Oltralpe). La situazione generale delle librerie non è molto migliore, almeno a Bologna, mentre invece in altre città, e ci porta ad esempio Trieste e Napoli, si sono conservate intere zone come il quartiere Portalba e via Dei Librai, dove il mercato antiquario dei libri regge bene.

La libreria non tratta un ambito specifico. Vi potete trovare libri d’occasione, libri moderni e antichi, manoscritti, dipinti, incunaboli, manifesti, documenti, riviste e stampe. Tutti gli articoli esposti sono di qualità e altamente selezionati, ma più che il libro che comprate conta, per il gestore e anche per noi, con che attitudine lo comprate. Qualunque oggetto scegliate vedetelo come, citiamo dal sito internet:

un documento vivace a testimonianza di miti, sogni, glorie, ingenuità del passato remoto e recente, allo scopo di lenire la nostalgia, appagare il gusto,  stimolare la critica e la ricerca e difenderci contro le nuove illusioni del presente. La civiltà umana si conserva ed evolve nonostante la morte, conservando e trasmettendo informazioni. Le librerie antiquarie sono fra i luoghi in cui si opera questo processo.

A proposito di internet, trovate la libreria anche su Maremagnum e Abebooks, ma vi consigliamo caldamente di entrare e sperimentare l’ossimoro di perdervi in un luogo piccolissimo. Avremmo ancora alcune domande, ma entrano alcuni clienti e decidiamo di avviarci per non disturbare (anche perché in più di cinque non ci stiamo).

LIBRERIA DOCET

É quasi mezzogiorno, col terrore di trovarla chiusa (come l’ultima volta) ci dirigiamo di buon passo verso la libreria antiquaria Docet, rinunciando persino a una fugace visita al negozio di Dj Trix. La serranda è alzata, la maniglia si abbassa, ma la porta resta immobile. Terrorizzati già paventiamo la possibilità di una pausa pranzo, poi capiamo che bisogna suonare il campanello che abbiamo ad altezza occhi.

Questa è sicuramente la libreria più originale vista sinora, e forse uno dei luoghi più singolari di tutta la città. Come per la libreria Galliera, la libreria Docet ha sede sotto il portico di un elegante palazzo antico, probabilmente rinascimentale, in una stanza rettangolare dal soffitto a botte. Più che le forme della stanza, comunque, colpiscono l’attenzione i volumi pregiati e il mobilio, due scaffali ai lati e una bellissima libreria centrale; tutti di legno scuro,  ma soprattutto la varietà istrionica e l’unicità delle suppellettili disposte su questi. Sulle scrivania, il tavolo centrale (sostenuto da un pilastro di libri) e le pareti è spalmata una patina di gioioso disordine che si concreta in un sinifini di bizzarrie, occasionalmente in vendita. Tenteremo un breve inventario per darne un’idea al lettore.

Sculture, fermalibri e varie in terracotta policroma e legno: Gesù, un Balanzone seduto col piede su una palla da calcio, Cervantes (tre statuette), una figura obesa bianca, una specie di teatro in miniatura con attori sul palco e baldacchini dipinti su tavolette di legno, un vecchio con tunica che legge su un trono, un water portapenne, un specie di binocolo in legno, un uomo con occhiali da sole e capelli a punta avvolto in una coperta che legge libri su un tavolo di libri dalle gambe a zampa d’elefante, un uomo spellato, un quadrupede, un angelo, un burattino Pulcinella, un pensatore, un uomo col volto da albero, un essere con maschera felina a mezzovolto e mani adunche che sembra emergere dal muro, un Pupo, un postiglione topigno su una carrozza rococò trainata da una pariglia di topini, una lunare faccia di patata, una sturmtruppen che sfoglia un libro.

Ci pare che basti, tacendo delle maschere, le medaglie, le stampe, le foto e i leggii. Sembra di essere nel Labirinto del Fauno.

Purtroppo non siamo qui (solo) come turisti, quindi ripresici da questo sovraccarico d’insolito, cominciamo la consueta chiaccherata col proprietario. Il suo nome è Loris Rabiti e la libreria è a gestione familiare. Il nome fu scelto dalla madre Minghettiana nel 1952. Dal 1946, anno della fondazione da parte di uno zio musicista della madre, al 1995, il negozio era in via Augusto Righi. Dal 1995 è nella sede odierna. La libreria, che è nel circuito A.L.A.I., tratta vari argomenti, ma le più ricche sono le sezioni di musica (lo zio sarà contento), storia Bolognese e libri d’antiquariato. Considerando il tipo di libreria, il genere di articolo offerto è rimasto più o meno invariato, non così la clientela, che a parte gli aficionados, ci dice Loris, è diventata liquida;

Una volta sapevi cosa aspettarti, la scelta dei clienti era fissata su un catalogo, si sapeva bene cosa comprare. Oggi ci sono più possibilità, ma è anche tutto più incerto. Non è un momento facile, ma forse i librai possono riprendersi se diventano mediatori culturali di questa liquidità.

Per finire, parliamo un poco della zona. I famigerati Tdays, visto che la libreria è oltre la zona chiusa al traffico, non hanno portato particolari svantaggi o benefici, anche se la via ha perso la sua vocazione commerciale a vantaggio di via indipendenza. L’antistante piazzetta San Giuseppe, dove c’era una chiesa con la tomba di famiglia dei Carracci e il palazzo dove iniziarono i moti Risorgimentali, è sempre stata problematica, ma negli ultimi tempi è leggermente migliorata, anche grazie alle feste di strada organizzate dai commercianti e al rifacimento delle panchine. Per quanto ci riguarda, sarà anche degradato, ma c’è la gelateria Galliera 39, e questo basta e avanza per svoltarci un pomeriggio afoso.

Usciamo in direzione gianduja, e pensiamo che se davvero qui sono iniziati i moti, allora a pochi metri da noi qualcuno ha sparato.

 

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2 Risposte

  1. 2 luglio 2016

    […] Nell’ultimo articolo vi abbiamo portato in via Galliera, alla scoperta delle librerie antiquarie Galliera e Docet, simili a due meravigliose Wunderkammer settecentesche. Questo sabato vi parliamo di una libreria situata nel cuore della zona universitaria, nel quartiere San Vitale. […]

  2. 29 luglio 2017

    […] Nell’ultimo articolo vi abbiamo portato in via Galliera, alla scoperta delle librerie antiquarie Galliera e Docet, simili a due meravigliose Wunderkammer settecentesche. Questo sabato vi parliamo di una libreria situata nel cuore della zona universitaria, nel quartiere San Vitale. […]

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