LA VITA E’ FACILE AD OCCHI CHIUSI, di David Trueba

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“Let me take you down,
’cause I’m going to Strawberry fields.
Nothing is real and nothing to get hung about.
Strawberry fields forever.

Living is easy with eyes closed,
misunderstanding all you see.
It’s getting hard to be someone but it all works out,
it doesn’t matter much to me.”

Almerìa, Spagna 1966. Un borgo marittimo con un paesaggio suggestivo, quasi utopico. Tutto molto naturale, tutto sulle tonalità del giallo, tutto troppo bello. Juan Carriòn Cañàn (Javier Càmara), professore (spagnolo) di inglese, è un grandissimo fan dei Beatles, in particolare di John Lennon.

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Sulla lavagna c’è scritto Help!, uno dei singoli più famosi, e il professor Juan chiede ai suoi alunni il vero significato di quel testo. È così che, in modo personale ed intuitivo, l’insegnante interpreta il brano, profetizzando una richiesta di aiuto da parte del suo mito, John, in quegli anni in crisi con il resto del gruppo, con la moglie Cynthia e con se stesso. Gli anni 60 sono molto importanti per la carriera di questo grande artista, che desidera lasciare il mondo della musica per entrare in quello del cinema. Sono gli anni infelici della dichiarazioneSiamo più popolari di Gesù Cristo adesso. Non so chi morirà per primo. Il Rock and Roll o il Cristianesimo.”, che fu un passo verso la morte. Nonostante l’evidente crisi, è proprio durante le riprese del film Come ho vinto la guerra (di Richard Lester) che scrive il brano Strawberry Fields Forever. Il titolo del film, infatti, è uno dei versi (tradotto) della canzone.

Juan, con un pretesto piuttosto banale, desidera a tutti i costi incontrare il suo idolo. Vuole proporre, o forse imporre, di allegare ai dischi i testi completi dei brani, che lui stesso trascriveva per i suoi alunni. E da lì, per 4 anni (fino a quando i Beatles si sciolsero), ad ogni disco vennero associati tutti i testi dei brani. In una roulotte nel mezzo delle riprese, in un pomeriggio caldo e ventoso, il professore riesce ad incontrare John. Descriverà l’incontro, a base di marijuana, come superlativo, amichevole ed illuminante.

Ecco il motivo per cui Juan Carriòn Cañàn arriva fino ad Almerìa, nella Spagna andalusa, perché è lì che Richard Lester ha deciso di girare il terzo film con la partecipazione di John Lennon. In quegli anni, in una Spagna schiava del franchismo, Almerìa era la location migliore in termini di riprese. È un luogo in cui gli eroi e gli antagonisti combattono ogni giorno, una spiaggia rustica dove i buoni fanno squadra e i cattivi usano le maniere pesanti.

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Juan non è solo. A fare da contorno in modo importante al suo incontro con John, ci sono due ragazzi, giovani, in fuga dalle loro famiglie. C’è una ragazza di 21 anni che fugge da un istituto per ragazze incinta, una gran bella ragazza interpretata da Natalia de Molina, premiata per la sua eccellente interpretazione. Il duo improbabile diventa un trio indivisibile con l’arrivo di un sedicenne che fugge da un padre poliziotto violento (il giovane è interpretato da Francesc Colomer). Ognuno dei due rappresenta una di quelle categorie indifese degli anni 60 andalusi, minati dalla dittatura di Francisco Franco. In modo chiaro il regista intende denunciare quegli anni attraverso l’utilizzo di personaggi che, da docili e sottomessi, diventeranno i futuri condottieri. Lo stesso John Lennon, il predicatore per eccellenza della pace, anticristiano, è la figura più incoerente a toccare il suolo di Almerìa. Si rivela così, anch’esso, un tentativo di reazione.

Un film giustamente pretenzioso ed amato dal pubblico e dalla critica, pluripremiato al festival del 2014 del Premio Goya. Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera per la proiezione di quest’ultimo film.